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[16/10/2007] - Sottili geometrie in un mattino d'autunno
Le mattine si fanno sempre più madide di piccole, infinitesimali goccioline d'acqua che si sospendono nell'aria.
Guido e mi guardo attorno. Scopro che la campagna si sta lentamente addormentando...o almeno vorrebbe addormentarsi ma i contadini non smettono di lavorare, rubando tempo al tempo, ru
bando istanti preziosi al freddo che incalza.
I colli sono tutti avvolti da un silenzio che tranquillizza, pacifica, quasi stordisce con la forza del non emettere nessun suono. Ci son giorni in cui anche gli uccelli tacciono.
La macchina corre, esplora insieme agli occhi e ruba istanti al passaggio fugace. Linee rette colpiscono i miei occhi che, pur non amando la geometria, sanno riconoscere lo splendido lavoro dell'uomo quando la mano è sapiente e pregna di esperienza. 
Tracce del passaggio di un trattore, curve inaspettate dettate da chissà che, chissà cosa.
Stoppie a segnare il passo dello sguardo, linee che nel mio immaginario sembrano convergere non so dove...Ma chi ha stabilito quel disegno sul terreno?
Chi ha portato fra le zolle quella magnifica cultura del graffiare la terra, dell'imprimere un passaggio che lievita da un semplicissimo seme?
Terreni incolti con un barlume di pianticelle appena spuntate che nemmeno sanno che presto di loro non rimarrà traccia.
Lo sguardo si perde ancora, corre, corre insieme all'auto che non rallenta la sua corsa. Siamo io e il mio sile
nzio all'unisono col silenzio che mi circonda.
Le luci avvolgono flebili una bruma lieve ed eterea che avvolge il piede di alberi che dritti e mesti. Quasi instupiditi se ne stanno in attesa di un evento che forse presto arriverà o che non arriverà mai.
Il sole si alza lento, l'autunno rallenta il suo risveglio e le piante, gli animali che l'aspettano, non sanno se trepidare o se scalpitare. Sono quasi attoniti di fronte alla meraviglia del nuovo giorno che comincia.
Nell'osservare il paesaggio che si apre al mio sguardo, capisco quanto la natura che ci abbraccia, quanto la paziente sapienza contadina, abbiano tracciato le linee dei nostri giardini.
La boscaglia ci insegna come piantumare una bella macchia di arbusti sul cui sfondo si stagliano insiemi di alberi, talvolta alti e svettanti, talvolta più pacati, quasi a non voler disturbare quella magia di equilibri.
Il verde intenso di una coltivazione di erba medica, è costeggiato dalla fioritura selvaggia di Graminacee di ca
mpo. Linee armoniche che esaltano l'una la bellezza della semplicità dell'altra.
Strana l'alternanza fra il seccume carico di frutti dell'autunno e il verde rigoglioso della viticoltura in estate. Contrapposizioni che sanno di buono, che solleticano il prosaico bisogno ma che, al tempo stesso, disegnano come pittori sapienti tutto ciò che ci circonda, facendone arte...
Rive intere di pennacchi fanno da punto focale di una campagna quasi monotona mentre si alternano, avvicendandosi con leggerezza, campi disegnati con maestria dalle colture che si stemperano fra gli ultimi residui della fioritura incapace di contenersi, della Clematis vitalba.
Un contadino ha indugiato a mietere il mais. Non so resistere,
voglio rubare quella ritrosia
e l'automobile sembra sentire i miei pensieri, poichè placida mi conduce su un viottolo per permettermi di tuffarmi pienamente in quelle geometrie così perfette, così regali, quasi austere.
Linee intere di gambe secche, scricchiolanti e paglierine, soldati di una missione che può portare solo pace, cibo per i viventi. Questi sono soldati di quiete, di soddisfazione e pieni di ricchezza.
Tutto è silenzio ma tutto parla, tutto comunica gesti, pensieri, riflessioni e bellezza di un ambiente che sembra muto ma che in realtà non smette di parlare agli animi più capaci di ascoltare.
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