[17/03/2008] - Magnolia, una Regina in Giardino
“La Magnolia, solitaria nel cortiletto 
inverdito di muschi, insaporava del suo
profumo, il silenzio notturno,
possente di mollezza
nella notte, contro il grande
elce austero, tutta molle
della sua cerea carne.”
Gabriele d’Annunzio
“Forse che sì forse che no”
La Magnolia grandiflora è la regina incontrastata dei giardini classici, dei grandi spazi che circondavano le ville d’epoca e
le troviamo in tutto il paesaggio italiano, da nord a sud.
Riempie di possenza e di maestosità un giardino in cui le si dia piena libertà di espressione e, col suo fogliame lucente e cuoioso presente in tutte le stagioni, diventa un elemento di ricchezza del giardino anche in inverno.
In primavera, però, non possiamo sottovalutare il pregio che le Magnolie a foglia caduca, donano ai nostri spazi verdi.
Le Magnolie a foglia caduca -che annoverano al suo interno decine di specie- sono sempre state elemento di grande valore e anche negli ultimi decenni è stata largamente diffusa il suo utilizzo, come albero ornamentale, tanto che la si vede spessissimo inserita nei giardini perché è il primo tocco pieno e suadente, di colore.
A seconda del clima e del microclima, dell’esposizione e delle condizioni pedologiche (del suolo) fiorisce copiosamente da marzo a maggio, regalandoci non solo bellezza, ma anche profumi e tutta la dolcezza di un inverno che muore lasciandoci con tutta la tenerezza di una grande stagione preparatoria di fioriture e colori che ci riportano alla vita.
Le specie a foglia caduca, comprendono alberi ma anche individui a portamento arbustivo.
Per capire la varietà di essenze comprese nel genere Magnolia è sufficiente solo pensare ai luoghi di origine: Asia, America, Filippine, Antille.
Basta guardarsi attorno in questo periodo per scoprire il tripudio delle fioriture delle specie a foglia caduca e chiunque le coltivi sa bene che non hanno nessuna richiesta particolare o intervento specifico e impegnativo.
Le Magnolie in generale (siano esse a foglia caduca o sempreverdi) non richiedono nemmeno potature se non interventi di riordino e di ripulitura dai rami secchi o danneggiati.
Nuvole vaporose di rosa, bianco e porpora, tinteggiano sapiente le luci primaverili del giardino, ripagandoci del vuoto e
freddo -talvolta incolore- inverno.
L’unico rammarico è quello di non poter usare i loro magnifici fiori come fiori recisi.
Nel linguaggio floreale, così amato e utilizzato nei secoli scorsi, il significato che le veniva attribuito variava a seconda della specie: “amore precoce” e “ho fretta d’amarti” per le specie a fioritura primaverile; “candore” o “ricordo appassionato” per le Magnolie a fogliame persistente, per le candide corolle dal profumo suadente e sensuale che si schiudono nei mesi più caldi.
Come potete notare si tratta sempre di un significato gentile, che fa pensare a qualcosa di romantico e anche nel vederla nel pieno della sua espressione, non si può non essere d’accordo sulle sensazioni che hanno dato origine al suo significato.
Parlando, invece, della sua storia remota, si deve fare un bel salto temporale per segnare le sue origini sul pianeta, dato che si parla di qualcosa come 5 milioni di anni fa, almeno così ci raccontano i reperti fossili trovati sparsi per i vari continenti e che hanno permesso di stabilire che sin dalla preistoria vivevano circa 80 specie di Magnolie.
Anche oggi è ancora così ad eccezion fatta, ovviamente, per ibridi e varietà, considerato che le specie spontanee sono distribuite all’incirca a questo modo: 50 in Asia (dall’Himalaya al Giappone e a sud dell’isola di Giava) e 25 circa nella parte orientale degli Stati Uniti, nell’Ontario occidentale, in Messico, in Venezuela e in molte isole delle Grandi Antille, tutte allo stato selvatico.
Di tutte queste solo una trentina riescono a sopportare il clima europeo.
Grazie alle specie che consentono l’allevamento arbustivo, si trovano all’interno di questo genere, esemplari che si possono coltivare anche sulle terrazze.
Qualcuno azzarda anche inserire nei grandi terrazzi le Magnolie grandiflora ma sono, appunto, azzardi considerato che queste sono alberi di tutto rispetto e che, anche se tollerano pesanti potature, è davvero un inutile sacrificio per una pianta che, non potendo esprimersi liberamente non offre mai il meglio di sé stessa in simili condizioni di coltivazione.
Il personaggio che ha il merito di aver trasmesso il suo nome al genere è Pierre Magnol, direttore del giardino botanico di Montpellier (Francia del sud) nato nel 1638 e morto nel 1715, autore di importanti opere a carattere naturalistico.
Per quanto riguarda, invece, il suo arrivo in Europa, pare che il primo esemplare ad essere inviato in Gran Bretagna da John Banister nel 1688, al Vescovo di Compton, provenisse dalla Virginia. A quel tempo era denominata Magnolia glauca,
oggi, in realtà, è stata classificata come Magnolia virginiana.
Di questa Magnolia, qualcuno scrisse che il profumo dei suoi fiori era: ”il più delizioso che si potesse concepire, di molto superiore a quello della Rosa; in intensità uguaglia il Gelsomino e la Tuberosa, ma è molto più delizioso.”
Ma fu solo un’ottantina d’anni dopo che raggiunse il nostro paese e fece il suo ingresso in qualche giardino veneto (come alberatura da inserire anche nei parchi circostanti le ville palladiane) e negli orti botanici di Pavia e di Pisa.
Nel frattempo faceva il suo ingresso ufficiale nel vecchio continente, dal Nuovo Mondo, la Magnolia grandiflora che tutti conosciamo bene e che fiorì per la prima volta in un giardino londinese nel 1737.
Questo nobile albero -che da noi raggiunge altezze modeste rispetto ai luoghi d’origine dove arriva tranquillamente ai 30m. di altezza- vanta bellissime leggende tra le quali, mi piace ricordare, quella che narra, come ci racconta Ippolito Pizzetti, che nessun indiano dorma sotto la sua chioma in fiore per quanto è forte il suo profumo e per la quale si racconta anche che basti un solo fiore tenuto in camera da letto ad uccidere una persona nel sonno. Che dire, poi, dei suoi portasemi che nel tardo autunno tanto rallegrano quando si schiudono lasciando apparire i semi rosso vermiglio?
Tutto l’albero appare decorato quasi come volesse anticipare il Natale. Sprazzi di rosso fuoco punteggiano, qui e là, il fogliame verde scuro e luminoso, come se fosse stato adornato di tante piccole luci natalizie.
Sir John Banks, però, ebbe il merito di far giungere fino a noi le specie asiatiche. Infatti, ritornando da un viaggio in Cina nel 1739, portò un cespuglio a fiori bianchi che appaiono tra marzo e aprile con foglie caduche il cui nome è Magnolia denudata e che in Italia è giunta solo un secolo dopo, cioè nel 1820 circa. In Cina era coltivata fin dal lontano VII secolo e si racconta che un esemplare di questa pianta in fiore, era così apprezzato da essere ritenuto un dono degno di un Imperatore.
Nel 1790, però, giunse dal Giappone la Magnolia liliflora (l’alberello più piccolo della specie) per mezzo di Thunberg che,
incrociata da Soulange-Bodin con una Magnolia denudata, diede vita alla meravigliosa Soulangeana, l’ibrido che ci regala una grande varietà di piante, fiori di diversi colori e sicuramente la Magnolia più coltivata e maggiormente identificabile fra quelle diffuse nei giardini e sulle terrazze di tutta Europa.
La Magnolia salicifolia fu introdotta in Inghilterra nel 1906 e nel 1862 fu trovata da Richard Oldham in Giappone, la profumata Magnolia stellata che fu introdotta in Europa da Veicht solo nel 1878.

Tornando un momento sui profumi di queste piante, si legge che della Magnolia stellata qualcuno disse che “profumava di melone e miele mescolato al Giglio pasquale”, anche se la più profumata pur essendo un po’ meno appariscente della stellata, è la Magnolia kobus il cui profumo veniva descritto come “l’aroma dell’arancio e dell’ananas addolciti da una vena di Giglio” e così, anche se in misura minore, la Magnolia denudata.
La Magnolia liliflora ha un aroma che ricorda i lamponi mentre nella virginiana il profumo varia di pianta in pianta. Alcune Magnolie non sono profumate in altre, invece, si mescolano le fragranze di Gardenia e di Giglio. La Magnolia grandiflora ha un profumo lieve ma intenso, di agrumi mischiati ad una lieve nota di vaniglia e profumatissima, invece, è la Magnolia sieboldii dalla fioritura tardiva.
Insomma, come avrete compreso, questa è una pianta dalle tante virtù che spaziano dalla bellezza alla grazia e dalla sensualità al romanticismo.
Autore: Anna Damiani

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