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[29/04/2008] - Una Rosa è una Rosa: la sua Storia, anticamente...

"La rosa è l'immagine stessa
della vita, dove la dolcezza
che si può provare è sempre
minacciata dagli affanni"

Sant'Ambrogio
"Acta Sanctorum"

Le Rose compaiono sulla terra nell’era terziaria, quindi parliamo di un periodo che va dai 65 a 1,8 milioni di anni fa. Lo confermano dei ritrovamenti fossili in diversi luoghi del mondo: nel bacino del Baltico, in India, in Colorado e in Oregon.
Le Rose spontanee sono circa 150 specie, di cui 95 originarie del continente Asia e la concentrazione di più alta (circa l’85%) proviene soprattutto dalle zone della Cina occidentale e delle aree montuose dell’Himalaya, 18 della parte nord dell’America, una ventina in Europa e qualche altra dell’Africa settentrionale. Da queste 150 specie derivano praticamente tutte le Rose che coltiviamo ai nostri giorni, frutto di innumerevoli ibridazioni e tutte per mano dell’uomo.

La sua storia è complessa è affascinante e, qualche volta, permeata dalla leggenda. In Cina le conoscevano già 5000 anni fa, in Egitto, invece, una regina egiziana addirittura le faceva andare a cercare nei giardini persiani.
E’ una storia ricca di vicende, di viaggi, di ricerca, di studio e di lavoro che ci serve soprattutto a capire quanto sia complesso questo fiore e quanto semplice sia appassionarsi ad esso.

Nel 2000 circa a.C. si comincia anche a scrivere la sua storia e, grazie a questo, oggi abbiamo molteplici fonti di informazione sulle sue vicende e sui popoli che l’hanno maggiormente amata e diffusa.Tutti raccontano di lei, tutti si appassionano a questo fiore che diventa nel corso dei secoli, simbolo, musa ispiratrice di poeti, scrittori e di pittori.
Ognuno parla di qualcosa che di lei colpisce, che ammalia. Qualcuno dice che sono bianche come la spuma del mare o rosse come il sangue.
Profeti, deità, re e regine univoci nel tesserne le lodi, cantarne la bellezza e diffonderne il piacere che deriva dalla sua conoscenza.
E la Rosa è già simbolo.

Visnù crea la sua sposa con 108 grandi petali di Rosa e 1008 petali piccoli. Rose decorano i bacili degli Ittiti, Rose si offrono allo sguardo da un affresco del palazzo di Cnosso. Omero descrive Afrodite che asperge il corpo di Ettore con olio di Rose ed anche lo scudo di Achille è contornato da esse.
Rodi, con il suo nome evocativo, è l’isola delle Rose.
Saffo intreccia ghirlande di Rose e Viole ed è la prima ad eleggerla Regina di tutti i fiori.

I giardini Imperiali della dinastia Chou, in Cina intorno al 500 a.C., ne vedono la sua coltivazione, ma anche i Greci e, più ancora i Romani, le amano e coltivano.
A Roma le adorano, tanto che si ricoprono i pavimenti delle sale dei banchetti o si fanno piovere dai soffitti petali di rose a migliaia.
Vi si tappezzano le strade affinché il nobile piede dell’Imperatore non tocchi l’umile terra e sempre dei loro petali si riempiono le vasche per potersi immergere in un bagno deliziosamente profumato. Le case sono adornate dai loro cespugli che vengono anche utilizzati per formare siepi.
Tanta è la richiesta che devono importarle dall’Egitto.

Molti botanici, storici e studiosi ci hanno raccontato delle Rose sin dalla notte dei tempi.
E’ di una Rosa damascena che si presume ci parli Erodoto quando narra di una Rosa “dai 60 petali” che sembra crescesse nel giardino di Re Mida.
Virgilio racconta, invece, di una Rosa capace di fiorire due volte: la Rosa x bifera ovvero la Damascena d’autunno.
Plinio ne descrive diverse: la Rosa di Praeneste e la Rosa di Mileto che Linneo ridefinì poi, Rosa gallica. La Rosa di Campania dalle foglie di color verde glauco e fiori bianchi, una Rosa alba, fino alla rosa dai cento petali, probabilmente un’altra damascena.
Le testimonianze più scientifiche si devono a Teofrasto nei cui scritti si cominciano ad incontrare anche suggerimenti e consigli per la coltivazione.

La fama e l’ascesa della Rosa ai tempi di Roma Imperiale, è enorme ma si permea anche della reputazione di appartenere ai fasti dissoluti dell’Impero e, quindi, alla sua lussuria.
E’ accumunata la sua fama quasi alla depravazione che regna in quella dimensione e, man mano che per l’Impero comincia la decadenza, altrettanto avviene per la Rosa.
Grazie a questo non mancano i suoi detrattori nel mondo cristiano che addirittura scrivono trattati contro questo fiore che incarna il piacere e, quindi, il male.

Con la caduta dell’Impero Romano anche per la Rosa comincia un periodo più difficile, quasi oscuro, che ritroviamo coltivata nei chiostri dei conventi insieme alle essenze officinali e alle erbe aromatiche.
Inizia così, l’auge della Rosa Gallica officinalis, alla quale si attribuiscono virtù medicamentose.

Ma questo è l’ Occidente perché ad Oriente, invece, la Rosa continua ad essere coltivata come ornamento, nei giardini di piacere, i giardini dei sensi, in cui il lieve suono dell’acqua si fonde con il canto degli uccelli e si mescola ai profumi.
Verso la fine dell’anno 1000 in Siria già viene allevata quasi estensivamente la Rosa damascena per estrarne l’essenza ma è grazie agli Arabi che, da Oriente, comincia l’avventura, il viaggio, attraverso il mondo e i secoli, di questa splendida pianta.
Grazie all’espansione del dominio arabo nel bacino del Mediterraneo, la Rosa appare anche in Spagna. E’ la Regina incontrastata dei Giardini del Generalife, all’Alhambra di Granada.
Ma la sua grande diffusione in Europa avviene per mano dei Crociati che che dal Medio Oriente la diffondono in Francia, nella regione di Provins che diventa il centro della sua coltivazione: è la Rosa gallica ad avere la scena.
Poco tempo dopo, attraversa la Manica e giunge in Inghilterra.

Considerata simbolo di piacere e lussuria, assume nuovi significati.
Rosa rossa e passione vanno di pari passo, così come la Rosa bianca diviene simbolo di purezza, soprattutto per la cristianità che se ne impossessa per rappresentare la Vergine.

In Inghilterra gli York e i Lancaster se ne appropriano per rappresentare i loro casati da cui poi prenderà il nome, appunto, La guerra delle Due Rose (bianca e rossa), che verranno, a guerra conclusa, riunite in un solo stemma, quello dei Tudor.

Il viaggio è ancora lungo per arrivare fino ai nostri giorni e ci attende un percorso altrettanto interessante ma questa è una storia che vi narrerò nella prossima parte.

Autore: Anna Damiani

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