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[09/05/2008] - Una Rosa è una Rosa: la sua Storia dal Rinascimento al '900

"...dalla sporgenza del caminetto
cadevano i petali di una rosa bianca
che si disfaceva a poco a poco,
languida, molle, con qualche cosa
di femminino, direi quasi
carnale."


Gabriele D'Annunzio, "Il Piacere"


Miei cari amici, riprendo il mio racconto dal punto in cui vi avevo lasciato e cioè con la storia della Rosa nel periodo in cui questo fiore diviene simbolo dei Tudor dopo la Guerra delle due Rose.
Da quel momento in poi, la strada della Rosa vedrà l’ascesa verso la gloria e la fama.
La sua presenza, ormai, è ovunque e non solo nella vita dei singoli giardini ma soprattutto nell’arte: nelle chiese, sui gioielli, nelle monete, nei fregi, nei dipinti -su tela e negli arazzi- nei libri, nelle poesie d’amore dove, addirittura, viene citata a simboleggiare i sentimenti e le virtù più alti.

E’ solo con il periodo rinascimentale che arrivano anche le conferme scritte di quali siano le Rose conosciute e utilizzate.
Diverse figure del tempo ce ne parlano, come ad esempio William Turner, padre della botanica inglese oppure John Parkinson erborista e botanico, anch’egli inglese, oppure John Gerard, altro botanico ed erborista, solo per citarne alcuni e le Rose, di cui soprattutto ci parla il testo scritto da Parkinson (Paradisus terrestris) che si ritiene quello maggiormente affidabile per l’epoca, sono circa 24 che, a quel tempo, avevano nomi diversi da quelli con cui le conosciamo oggi che si devono a Linneo -nel ‘700- e sono: Rosa gallica (semplice e doppia), Rosa alba, Rosa damascena e damascena versicolor, Rosa francofurtensis, Rosa moschata, Rosa lutea, Rosa cinnamonea, Rosa sempervirens. Il libro di Parkinson parla inoltre della Rosa spinosissima e di una Rosa appena giunta dall’America: la Rosa virginiana.

Ma quelli che cambieranno il corso degli eventi di questa magnifica pianta sono gli olandesi e i francesi che, nel XVI secolo, danno vita ad una serie incredibile di ibridi, tanto che pare tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘700, riescano a crearne circa 200 varietà.
Sempre nel XVI secolo compare per la prima volta una Rosa dai cento petali chiamata Rosa d’Orleans o Rosa di Provins -per noi oggi centifolia- proprio perché gli ibridatori francesi e olandesi riescono ad intuire le potenzialità di questi fiori.
Da una mutazione della centifolia, si otterrà, verso la fine del ‘700, la Rosa muscosa o centifolia muscosa che vedrà il suo massimo splendore in epoca Vittoriana.
Sono fiori, quelli della centifolia, così pieni di petali da far ripiegare sul picciolo il fiore stesso donandole una grazia quasi malinconica e struggente che rapirà il cuore ai più.

Una persona da citare fra tutti, è l’Imperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone Bonaparte, che fa della Malmaison, il castello dove risiede, un importante centro di conoscenza e diffusione della Rosa.
Nei suoi giardini se ne contano circa 167 e le gallica sono le protagoniste quasi assolute. La sua collezione, nonché la conoscenza di tanta bellezza, vede una sua larga diffusione per mezzo dei meravigliosi dipinti di Pierre-Joseph Redoutè, pittore di Giuseppina de Beauharnais nonché Imperatrice di Francia.

Ma quello che determina un cambiamento sostanziale nel mondo delle Rose che conosciamo, è l’arrivo in Europa delle Rose cinesi poiché, dall’unione di queste Rose con quelle coltivate fino a quel momento in Occidente, si origineranno tutte le varietà di Rose che saranno protagoniste dei giardini dell’800. Da queste, successivamente, nasceranno quelle che conosciamo sotto il nome di Rose moderne.

Con le Rose cinesi, i grandi cambiamenti sostanziali sono due: la rifiorenza e il color rosso e il giallo che non erano presenti nelle rose che si coltivavano nel Vecchio Mondo.
Uno dei primi risultati che hanno incrociando le cinesi con una Rosa ibridata qui, è la nascita delle Portland che prende il nome di una Duchessa che, tornando dall’Italia, si portò una Rosa rossa e che viene immediatamente chiamata ‘Duchess of Portland’. I genitori di questa Rosa, sembrano essere una Rosa cinese, una damascena e una gallica e che dà vita ad una nuova famiglia di Rose, le Portland appunto.

Mentre le cinesi sbarcano a Londra con la ‘Pink China’ un altro esemplare di queste Rose arriva in Louisiana e un altro viene portato nell’Isola di Bourbon, ma di questo vi parlerò poi.
Torniamo alla ‘Pink China’ che approda negli Stati Uniti dove un coltivatore di riso –un certo Champney- decide di incrociarla con una Rosa moschata. Le piantine nate, finiscono nelle mani di un suo vicino, tale Philippe Noisette e di suo fratello Louis che lavorava a Parigi e nasce così, la prima rosa Noiusette: ‘Blush Noisette’.
È solo una delle prime di una lunga stirpe di Rose, una famiglia straordinaria per grazia, rifiorenza, delicatezza, raffinatezza, freschezza nonchè sensuale dolcezza esaltate dal profumo delle moschata, sempre ricolme di fiori a mazzetti che allietano i lunghi tralci, essendo praticamente tutte rampicanti o semi-rampicanti.

Dicevo di quella Rosa cinese che sbarca nell’Isola di Bourbon che darà vita ad una nuova importante famiglia, le Rose Bourbon appunto.
Il direttore del Giardino Botanico dell’isola, infatti, invia a Parigi, al giardiniere del Duca d’Orléans, i semi ottenuti da una Rosa, probabile incrocio spontaneo fra una discendente della ‘Pink China’ ed una damascena d’autunno che nel Giardino Botanico erano allevate in folte siepi.
I più attenti orticultori del tempo si rendono subito conto dell’importanza dell’avvenimento e, lavorando alacremente oltre che con immane pazienza, a mezzo di moltissimi incroci riescono ad ottenere delle magnifiche Rose, profumatissime, romantiche ma al tempo stesso sensuali, con le corolle dei fiori stracariche di petali e con la garanzia della rifiorenza, Rose queste, che non scompariranno mai dai giardini fino ai nostri giorni.

Intanto in Europa avvengono nuovi esperimenti e nuovi ibridi stanno per assurgere alla fama: le Rose Tea.
Sono chiamate così perché profumano di tè e perché vengono trasportate sui vascelli che lo trasportavano.
La Rosa Tea nasce in Europa, appunto, da due ibridi cinesi importati all’inizio dell’800, la Rosa rosa di Hume e la Rosa gialla di Parks.
Ecco che, nelle zone più temperate d’Europa, nei giardini in Riviera e nelle serre delle dimore patrizie, le Rose Tea trovano la loro migliore espressione.
La bella corolla, l’intensità del profumo e la delicatezza dei colori fanno di loro un fiore di particolare pregio e, soprattutto, un fiore al cui fascino seducente e delicato è impossibile sottrarsi.
La loro diffusione prende così piede che sembra che solo in un decennio (tra il 1820 e il 1830 circa) ne creano 27 varietà e che, arrivando ai primi del 1900, diventano praticamente 1382!
Il ‘900 è anche il secolo delle discendenti delle Tea: gli Ibridi di Tea, meglio conosciute come HT (Hybrid Tea). Rose più forti e che, soprattutto, soddisfano la richiesta del mercato che, nel frattempo, si è orientato verso le rose da taglio.
Grazie al loro portamento eretto, le HT sono, a quel tempo, le Rose d’elezione per questo scopo, tanto che per molti anni –e fino ai nostri giorni- sono le Rose più vendute, diffuse e conosciute al grande pubblico, ma di questo vi parlerò più ampiamente affrontando l’argomento delle Rose moderne.

Come abbiamo visto, nel corso dei secoli le famiglie (i gruppi) delle Rose sono diventate tante e tante altre, nel corso degli ultimi anni di cui parliamo, ne arrivano, un po’ alla spicciolata, sia dall’Oriente sia dall’America: la Rosa wichuraiana, le Rose banksiae, la Rosa bracteata e la Rosa multiflora.

Davanti a tanto materiale, tra l’altro così ben gestibile e prolifico, gli ibridatori più accaniti sono gli inglesi, i francesi e i tedeschi che si ingegnano con ogni mezzo per creare nuovi esemplari.
Sono coadiuvati, ormai, in questo lavoro anche dalla tecnica. Nuove conoscenze di genetica li appoggiano e anche il loro lavoro è meno empirico e più scientifico, tanto che si pone maggior attenzione a cosa si usa per ibridare, cercando di escludere il materiale che può apportare problemi oltre al fatto che si comincia a prestare anche una maggior attenzione alla trascrizione delle discendenze.
Lo scopo è di ottenere Rose più robuste, più fiorifere, più belle, più piene di petali, più profumate.
Le sorprese a cui si son trovati di fronte non sono certo state poche e, molto spesso, con questo rimescolamento del corredo genetico, anche a risultati imprevedibili.

A questo punto, data la massiccia produzione, nasce l’esigenza di mettere un po’ d’ordine anche perché, a fronte di tanto materiale, il rischio di snaturare le caratteristiche definite di una singola classe è molto alto. Nasce così la classificazione delle Rose e, quando un discreto numero mostra caratteri molto similari, chi si occupa di questa classificazione dà origine ad un nuovo gruppo.
Un esempio di quanto sopra è la classe degli Ibridi rifiorenti. A questa famiglia appartengono Rose che non sempre hanno caratteri generali identici ma hanno come punto saliente la rifiorenza.
Le prime entrano a far parte del gruppo nel 1837 e le ultime nel 1900 e danno vita ad una sorta di linea di demarcazione fra le Rose antiche e le Rose moderne. Capostipite della famiglia è la ‘Rose de la Reine’ nata in casa Laffay nel 1842.
Saranno Rose, queste, dai grandi successi. Dai concorsi ai giardini, rubano la scena alle “colleghe” e diventano di gran moda nella seconda metà dell’800.

Si chiude qui la parte -intricata, intrigante, affascinante e ricca di scoperte, di innovazioni, esperimenti, controversa e non certo priva di dispute- della storia delle Rose, dedicato al mondo delle Rose antiche.
Ora non resta che andare a scoprire il mondo delle Rose moderne.

Autore: Anna Damiani

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