[20/06/2008] - Le Preoccupazioni del Giardiniere: il Meteo
Sembra che finalmente la bella stagione abbia deciso di venire a trovarci per trascorrere qualche tempo con noi.
Finora è stato un giugno difficile: pioggia per giorni e giorni soprattutto al nord, i cui giardini sonostati letteralmente allagati.
Dura la vita del giardiniere…Aspetta per mesi e mesi la bella stagione per godersi il frutto del suo lavoro e quando è il momento si ritrova deluso, amareggiato e anche un po’ arrabbiato.
Negli ultimi anni, sappiamo tutti, l’andamento stagionale non è più affidabile e le promesse della stagione con le relative aspettative, vengono disattese sempre più frequentemente.
Ovviamente questo è sempre motivo di grande frustrazione per chi coltiva, in giardino o in terrazzo, piante da cui si aspetta fioriture a profusione, bellezza e soddisfazione e che invece…
Primavere che non si rivelano come dovrebbero, temperature fredde inaspettate, inverni caldi da far fiorire le piante che
solitamente cominciano il loro “lavoro” solo verso marzo oppure nevicate e gelate così tardive da far cadere le braccia a chi stava già osservando compiaciuto l’annunciarsi delle gemme. Siccità prolungate che mettono a dura prova le piante nel momento più importante della fioritura e quasi col solleone dell’estate, per non parlare di quello che accade in questi casi, quando i fenomeni meteorologici impazziscono facendo proliferare in maniera spropositata alcuni parassiti piuttosto che altri, insomma, il meteo è diventato l’incubo di tutti quelli che con passione sperano nella promessa di una bella stagione per coltivare le proprie piante.
Sento amici che si lamentano, leggo qui e là lo sconforto e, certe volte, una quasi disperata ricerca della soluzione miracolosa ma sappiamo tutti che è impossibile.
Davanti a queste situazioni, non riesco a non fare alcune considerazioni.
So bene cosa significhi sentirsi delusi dalla mancata promessa, dopo aver atteso magari per mesi e per una nuova pianta
che abbiamo acquistato, lo so bene e conosco tutti i sentimenti che attraversano la mente in quei momenti ma nel tempo ho capito che alla fine questa è la dura legge a cui dobbiamo piegarci.
Non ci sono mai soluzioni in queste cose se non accettare di buon grado e pensare che anche in questo senso non possiamo piegare gli eventi al nostro volere, che non possiamo modificare la realtà a nostro piacimento e che, soprattutto, non ha senso caricare il significato del giardinaggio di ansie inutili.
Il giardinaggio dovrebbe rappresentare un momento di contatto profondo e intimo con la natura e, ovviamente, con tutti i suoi elementi. Il clima non fa parte forse di tutto questo? Spesso mi domando che senso possa avere guardare al giardino e al giardinaggio come ad un qualcosa che preoccupa e che porta ansia.
Leggo e sento i pareri più disparati anche in merito a qualcosa che diventa iperprotezione delle piante quindi ancora ansia: paura del freddo, paura dei parassiti, paura delle piogge eccessive, paura del troppo caldo, paura, paura, paura.
Ed ecco disatteso il senso più alto del giardinaggio, la distensione, il piacere, il tranquillo rapporto con le piante e col mondo che le accoglie. Ecco che il meteo diventa un nemico, qualcosa che va temuto e qualche volta detestato.
Ma il senso della vita, il senso delle cose è, a mio avviso, o quantomeno dovrebbe essere, un altro.
Parto sempre dall’assunto che, salvo casi eccezionali, le piante sappiano sempre cosa fare e come regolarsi.
Mi conforta quello che so e mi fido sia della mia esperienza sia di quella che hanno i più esperti di me. Mi fido anche della memoria genetica di intere generazioni, millenni di generazioni di agricoltori, di cui qualcosa è rimasto nel nostro corredo
genetico e, molto spesso, mi lascio guidare dall’istinto (ecco quel frammento di memoria genetica) e dall’osservazione che negli anni mi ha insegnato cosa siano le piante, me le ha “spiegate” e mostrate nella loro grandezza, portandomi a provare un rispetto ancor più profondo a fronte di tanta perfezione.
Le piante hanno difese di cui nemmeno immaginiamo. Al cospetto del grande freddo imminente perdono le foglie oppure hanno strutture cellulari tali da non subirne un danno come succede nelle Camelie o nelle Magnolie grandiflora. La vita rallenta quasi fino a fermarsi, una sorta di sonno in cui le piante non svolgono grandi attività vegetative ma si preparano anche alla nuova stagione, immagazzinano e riposano.
Le erbacee perenni praticamente scompaiono (gettando molti giardinieri neofiti nella disperazione) per proteggersi sotto terra e riapparire tranquille e festose a primavera.
Con le grandi piogge certo i fiori vengono deturpati dallo schiaffo continuo dell’acqua ma le piante sanno che possono tranquillamente sacrificare la fioritura e stare comunque bene.
Qualcuna ne risente un po’ di più, magari la perdiamo, ma si sa che tutte le battaglie lasciano qualche morto sul campo.
Certo, dispiace, ma le piante si possono sostituire, rimpiazzare e chissà, magari quella che appare come una sventura in realtà ci obbliga ad attuare un cambiamento che poi nel tempo si rivela la scelta più giusta che potessimo fare.
Anche un periodo siccitoso non è un dramma e, anche in quel caso, l’attività vegetativa rallenta, le Rose smettono di fiorire è vero, ma anche le infestanti si stufano (nel senso più alto del termine) del tanto sole e questo è sicuramente un beneficio. Gli arbusti che compongono le nostre siepi danno uno stop a quella crescita quasi incontrollabile di rami e rametti che ci fa impugnare di continuo le cesoie per mantenere un po’ d’ordine. Tutto ha un suo ritmo, tutto ha un suo perché, ha un suo modo di gestire le difficoltà, tutto ha un equilibrio.
Sembra strano a dirsi ma anche nell’emergenza le piante hanno un loro equilibrio.
Di fronte a situazioni particolari, sanno come gestirsi o, quantomeno, ci provano e molto spesso superano senza gravi danni.
Quelli che in realtà non sanno come fronteggiare un’emergenza in questo senso, siamo molto spesso noi umani che investiamo di significati umanizzati la vita che ci circonda.
Una pianta aggredita dal freddo perde i boccioli? Si grida alla sventura, quando per la pianta sventure non ce ne sono affatto.
Un’altra smette di fiorire e di vegetare perché fa molto caldo? Non sia mai! Deve continuare per farci contenti.
Sono le nostre aspettative esagerate e il nostro modo di pensare a fare la differenza quando in realtà dovremmo solo
cercare di capire come e cosa “pensino” loro e accettare di buon grado il gioco delle parti: gli esseri umani fanno e pensano da esseri umani e le piante da piante. Perché dovrebbe essere diverso da così?
Ma poi proviamo a pensare al mondo contadino, specialmente nei tempi passati, e potremo renderci conto di quanto dura fosse il rapporto con le piante e l’ambiente, anche perché le condizioni meteorologiche non influenzavano o danneggiavano il mero bisogno estetico o il piacere, il gusto e la propria soddisfazione personale, ma qualcosa che incideva profondamente su quella che era la qualità della vita!
Per noi che coltiviamo le piante soprattutto per il nostro compiacimento e per una ricerca della bellezza, perché angustiarci tanto? Perché togliere tutti i significati positivi a questa meravigliosa passione che è il giardinaggio e caricarla dei sentimenti più negativi e destruenti?
Indiscutibilmente a fronte di una stagione capricciosa o particolarmente difficile, un po’ di delusione e di frustrazione sono fisiologiche, ma arrivare ad angustiarsi o a passare le giornate che precedono l’arrivo del freddo a impacchettare anche ciò che non necessita di particolari protezioni piuttosto che trascorrere l’inverno con il terrore quotidiano che “là fuori”
qualcuno stia soffrendo terribilmente, non ha senso.
Come dico spesso, sono gli eccessi di cure a far danni.
Una pianta con un buon grado di rusticità, quando viene allevata con una sorta di smisurata protezione, non saprà mai più difendersi adeguatamente da certi fenomeni naturali ed ecco che abbiamo modificato il corso delle cose, abbiamo “manipolato” quella parte che aveva nel suo DNA le risposte.
È un po’ quello che succede con i bambini: quelli iperprotetti, ipercoperti, ipernutriti, iper insomma, alla fine sviluppano meno difese di quelli cresciuti un po’ più “spartanamente” ed ecco che abbiamo disatteso il nostro compito e negato la nostra condizione esistenziale.
Le piante non sono un prolungamento della nostra paternità o maternità che sia, sono solo piante, organismi autonomi, perfettamente progettati e realizzati, evoluti quanto se non più di noi.
Le piante sanno fare cose che noi ancora non abbiamo imparato a fare e che non faremo mai.
Teniamo sempre ben presente che loro non hanno bisogno di noi ma che è esattamente vero il contrario: noi senza di loro non saremmo più nulla e non certo il contrario.
Ritroviamo il rispetto per tutto questo e impariamo a non acquistare piante che non si adatterebbero mai bene al nostro microclima o alle condizioni del nostro terreno o che sappiamo già in partenza che non accetteranno di buon grado l’esposizione che offriremo loro piuttosto che la nostra realtà per quel che riguarda la somministrazione di acqua e avremo meno ansie e più soddisfazioni anche a fronte di un meteo un po’ nevrotico.
Quando acquistiamo una pianta, cerchiamo di capire da dove origini in natura: se compriamo un’Ortensia teniamo sempre a mente che sono piante che nascono molto spesso sulle montagne e che derivano dal sottobosco o dai margini del bosco, quindi terreni leggeri, con un substrato acido e in posizioni molto spesso ombrose, riparate dai raggi cocenti del sole. Poi certo alcune specie si adattano anche al sole o a terreni pesanti, ma alcune non tutte e non sempre.
Non lamentiamoci se le Rose hanno l’oidio per 300 giorni su 365 in un anno se le coltiviamo in ombra e con scarsa ventilazione, perché sono piante che han bisogno di sole e solo alcune accettano la mezzombra. La loro storia nasce dalle calde esposizioni asiatiche, calde ma non tropicali, quindi sole ma climi abbastanza freddi e non certo carichi di umidità. Insomma un motivo c’è sempre per cui si danno come indicazioni di coltivazione alcuni consigli ma noi preferiamo sempre l’impresa impossibile salvo poi proclamare il nostro smisurato amore per le piante.
Ma l’amore vero è rispetto, essenzialmente rispetto quindi accettazione di quel che è l’altro a cui ci riferiamo, sia esso una persona piuttosto che un animale piuttosto che un vegetale.
Allo stesso modo impariamo a comprendere la meraviglia dell’evoluzione soprattutto in quelle piante che, essendosi sviluppate in climi torridi, ventosi e siccitosi, hanno modificato le proprie foglie, rendendole strette e coriacee, con una scarsa quantità d’acqua circolante così da potersi proteggere dai raggi del sole senza scottarsi oppure dalla siccità esasperata di certi areali. Penso alle erbacee perenni a foglia grigia, per esempio, o alle essenze mediterranee, insomma
a tutte quelle piante che troviamo nel sud del nostro Paese. Piante pregevolissime e di grande valore estetico molto spesso ma sempre poco considerate.
Quelle stesse piante non potremo coltivarle in zone dove piove molto o fa freddo o in mezzombra perché, anche avendone un’estrema cura, saranno sempre fragili e a rischio.
Ma cosa c’è di più bello e grandioso di una natura che ha saputo difendersi dalle condizioni ambientali sviluppando comportamenti e atteggiamenti idonei alla sopravvivenza? Io credo nulla.
Ci siamo noi, invece, che vorremmo poterci concedere sempre e solo quel che ci piace per poi piangere su qualcosa che non aveva senso di essere lì dove avremmo voluto.
In ogni caso torno su un principio a me molto caro: piante coltivate nelle migliori condizioni, ricordiamolo SEMPRE, sviluppano maggiori capacità di difesa anche a fronte di situazioni quasi estreme e questo consente a noi di vivere con maggior serenità la nostra passione, senza contare che per una persona che ama l’ambiente questo dovrebbe essere il punto cardine, fare sempre, cioè, cose che siano in armonia e in sintonia con l’essenza del giardinare, amando ciò che facciamo e dove lo facciamo.
Ricordiamoci sempre che il giardinaggio dovrebbe anche essere un punto di contatto, un trovare il nostro ruolo in questo immenso laboratorio che è la natura che ci circonda e di cui facciamo parte. E' un’interazione e non una violazione del mondo con cui ci rapportiamo. Cerchiamo di fare in modo che lavorare in giardino sia anche un momento catartico in cui ritrovare noi stessi attraverso le piante, un momento gioioso e sereno e non certo un’altra spina nel fianco o un’altra fonte di preoccupazioni.
Insomma se piove lasciamo che piova, se c’è il sole accogliamolo e se cade la neve viviamola come una coltre che ripara e protegge.
Lasciamo che tutto accada, cercando di limitare i danni in maniera sana e con un po’ più di razionalità che non guasta mai.
La sola passione se non confortata dalla ragione, può diventare un’arma a doppio taglio e le piante, ormai, lo sanno bene.
Autore: Anna Damiani

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