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[10/04/2008] - Villa San Michele (I parte)

Parlando del giardino di Villa San Michele non si può non parlare di tutto ciò che ne è parte rilevante e, sotto certi aspetti, predominante. Mi riferisco non solo al giardino in sé, ma anche alla casa e al luogo dove è stata costruita.
Quando non lo si è ancora visitato, si pensa, anche essendosi documentati, ad un bel giardino posto in un angolo di mondo meraviglioso come Anacapri.
In realtà nulla di quello che ci si immagina, poi è corrispondente a ciò che è, invece, Villa San Michele col suo giardino.
La casa è una strana mescolanza di stili, dalle linee morbide e pulite, ricca di sensazioni e di atmosfere che, poi, come un fluido sottile, dilagano nel giardino, negli scorci, nelle soluzioni architettoniche, nei particolari che sapientemente questo grande personaggio ha voluto fortemente.
Tutto ciò che si scorge con lo sguardo dentro e fuori la casa –che infine sono un tutt’uno- colpisce non solo il senso estetico che ogni visitatore possa avere bensì l’intimo di ogni persona.
E’ un luogo magico, fortemente pregno di sensazioni e spiritualità, intesa come totale adesione ai valori etici e spirituali dell’essere umano, capace di donare quiete e straordinari momenti di profonda riflessione.
Per capire meglio voglio parlarvi sia di tutto il contesto (quindi non solo di ciò che circonda la casa) sia di ciò che era come uomo colui che riuscì ad erigere questo capolavoro di bellezza, cioè Axel Munthe, con la speranza di potervi condurre per mano in un’emozione profonda come quella che ho vissuto io visitando questo straordinario luogo.


CHI ERA AXEL MUNTHE

Come dicevo, la villa fu costruita da Axel Munthe, un medico di origine svedese che in gioventù aveva lavorato anche a Parigi e, nella maturità, alla corte svedese, e che, una volta arrivato sull'isola di Capri, sempre giovanissimo, se ne innamorò al punto di ripromettersi di costruire casa sua, in un punto dell'isola meravigliosamente esposto, proprio in modo di poter godere di un paesaggio bellissimo e di poter abbracciare il sole, il vento, il mare e la luce come un tempio greco, come lui stesso amava dire. Da buon svedese che si rispetti, cercava uno stretto rapporto con la luce e il sole, provenendo da un paese che è fortemente avaro di questi due elementi per la sua collocazione geografica.

La casa sorge sulle rovine di un'antica villa romana che sono ancora visibili nel giardino. Vi erano anche i resti di una piccolissima chiesa medievale dedicata a San Michele -da cui prende il nome la villa. che è stata riportata alla vita dallo stesso Munthe e che tutt'oggi mantiene la stessa struttura di quando fu restaurata.

Per erigere questa straordinaria dimora, lui stesso scavò e lavorò duramente senza un vero progetto ma soltanto utilizzando degli schizzi fatti da lui stesso su un muro, avvalendosi unicamente della collaborazione di un muratore del luogo. Insieme, dettero vita all'incanto che vi mostrerò...

Axel Munthe ebbe grande fama più come filantropo e scrittore che come medico, benchè lui stesso, più volte, si stupì di come le persone, nella sua vera professione, gli dessero così tanta fiducia.

Veniva dalla scuola di Charcot, dall'Ospedale della Salpetriere di Parigi. Charcot fu uno dei nomi di spicco della Neurologia e, a lui, si devono molti e innovativi studi sull'ipnosi medica.
E' probabile che i pazienti dello stesso Munthe si trovassero tanto a proprio agio con lui, grazie al fatto che li considerava come esseri viventi pieni di sensazioni, stati d'animo, sentimenti, ansie e angoscie e non solo come macchine a cui ogni tanto, va corretto un guasto.

Quest'uomo amò moltissimo questi luoghi e a Capri visse diversi anni, anche se questa casa e questo giardino non riuscì a goderseli lungamente veramente a causa di seri problemi agli occhi che gradualmente lo portarono alla cecità.
Questo grave problema di salute lo costrinse ad abbandonare Villa San Michele con suo grande, grandissimo dolore e che lo condusse ad andare a morire proprio nel suo paese d'origine, la Svezia e a corte, dove fu lo stesso Re Gustavo, ad essergli vicino nel momento della morte.

Era, Munthe, un uomo semplice e molto diretto. Amava moltissimo il genere umano, vi si compenetrava e partecipava sentitamente al dolore degli umili fornai del bassifondi di Parigi, così come ai malanni di tipo psicosomatico dei suoi pazienti più ricchi e blasonati.
Nel suo libro, "Storia di San Michele" edito da Garzanti e tradotto in 48 lingue, racconta di un'epidemia di vaiolo in cui lui e un italiano di umili origini e dall'umile lavoro, si adoperano per giorni e notti per aiutare intere famiglie decimate dalla malattia.
Parla anche con molta sofferenza, grande solidarietà e profonda partecipazione alle tragedie che colpivano queste genti. Soffre il loro dolore e piange le loro lacrime.
Stessa cosa avverrà con l'epidemia di colera che colpì Napoli e con le vicende della I guerra mondiale che vedranno Villa San Michele diventare ospedale e convalescenziario per i soldati inglesi.

Oggi la casa, il giardino e tutti i suoi possedimenti sono patrimonio della Svezia che li cura e li gestisce mediante una fondazione che si occupa anche della tutela degli uccelli migratori (Munthe amava moltissimo gli animali ed in particolare si adoperò affinchè i migratori che passavano sopra a Capri, non venissero più indiscriminatamente uccisi), oltre che di rapporti culturali fra il nostro paese e la Svezia e ospita studiosi a livello internazionale oltre che essere sede del consolato svedese.


LA CASA


Si entra da una piccola porta che conduce immediatamente nel cuore della casa e della cucina.
Gli arredi sono semplici malgrado fosse un personaggio molto in vista e molto noto anche a livello internazionale e malgrado casa sua, fosse spesso visitata dai reali svedesi.

Lo stile richiama moltissimo la cultura classica. Ovunque ci sono statue e pezzi che in parte furono ritrovati durante gli scavi per erigere la villa e in parte fu lui stesso a scovarli presso rigattieri e antiquari in giro per l'Italia.

Curioso il particolare dello scoprire che il suo uomo di fatica e di fiducia, Vincenzo, scavando i solchi del suo stesso vigneto, aveva trovato tantissimi reperti archeologici che, sistematicamente, venivano lanciati in mare da un dirupo nei pressi del suo campicello per l'esuberante quantità che rinveniva.

La sobrietà delle architetture e la semplicità degli arredi, confermano le sensazioni percepite leggendo pochi suoi cenni biografici nella guida che ho tra le mani.

Uscendo dalla cucina, una cucina piuttosto semplice, dove sono ben conservati gli utensili tipici di quel periodo, senza sfarzo o sfoggio, i cui rivestimenti sono nella tipica maiolica del luogo, si attraversa un piccolo cortile, che conduce alle stanze del piano superiore e al giardino stesso.

In questo passaggio, le atmosfere si palesano e comincio a percepire l’emozione.
C'è un che di intimo in questo luogo, che è impossibile non cogliere.

La bellezza di queste architetture, così perfettamente inserite nel paesaggio, il nitore dei muri, dei colonnati e delle pavimentazioni, danno luce e respiro ad angoli quasi inerti.

Le bifore delle stanze e le arcate dei porticati, mi portano ad immaginare quest’uomo passeggiare su quel selciato, immerso nel silenzio dei suoi pensieri o in una lettura.

Entriamo nelle stanze padronali.
La sua camera da letto è ancora perfettamente conservata. Lo stile è abbastanza contenuto e succinto. In quelle stanze, un po' ovunque, libri e segni della sua vita.

Qui, invece, un angolo del soggiorno e un'altra parte della stessa stanza che ha visto passare personaggi importanti, intellettuali di spicco e teste coronate...un cenacolo di pensieri e di musica, di canto e di riflessioni.

I punti focali in questi porticati sono molti e uno è più bello dell'altro, ognuno ha un suo diverso significato, ognuno offre allo sguardo intimità, ricercatezza, sobrietà e anche solennità.

Da un corridoio, si passa ad un altro, ma lo sguardo è spesso colpito, quasi rapito e subissato di sensazioni che scorrono sulla pelle.
L'intimità di questo uomo, la sua sensibilità, si percepiscono ovunque.

Scorci che si parano davanti agli occhi all'improvviso, che colpiscono e mi colpiscono, che mi fanno percepire il suo passaggio, la sua determinazione nel voler richiamare l'attenzione a tutti i costi sulla bellezza, immergendo la mente in un turbinio di sensazioni.
Poggioli che d'improvviso si affacciano a strapiombo sul mare...



Piccoli e intimi cavedi da costeggiare passeggiando, sommersi di una vegetazione rigogliosa e palpitante, ornata solo da piccole statue che quasi si intuiscono tra le foglie e circondata da acqua che scorre lieve.

In certi passaggi la mente è persino stordita. Non riesco ancora oggi ad ubicare certi angoli, certi percorsi per quanto sia stata coinvolta dalle atmosfere di questi ampi porticati e dai bianchi corridoi che d'improvviso mi portavano faccia a faccia con scorci da togliere il respiro.

Poi, d’improvviso, questa sala: aperta al vento, aperta allo sguardo verso il mare, ricca di statue raccolte dallo stesso Munthe, chiamata il Loggiato delle Statue, ornata da un meraviglioso tavolo realizzato con la tecnica a mosaico tipica del luogo. Un percorso che conduce al giardino, che introduce al giardino perchè dopo questa stanza, si para davanti agli occhi uno spettacolo che lascia senza fiato, ma di questo vi parlerò nel prossimo articolo...

Autore: Anna Damiani

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