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[11/04/2008] - Villa San Michele (II parte)

IL GIARDINO

Riprendo ad accompagnarvi in questo stupendo percorso...Dalla stanza aperta alla luce e al vento, dove vi avevo lasciati, si apre davanti agli occhi uno scenario che per un attimo fa vacillare il senso di realtà, dove il raziocinio si annulla. Lo sguardo si perde, corre lungo quelle colonne, scappa a cercare il mare oltre il colonnato.
I pensieri si arrestano e la fissità che si assume davanti ad un simile spettacolo, è quasi surreale.
Per diversi istanti si resta paralizzati. Sono impietrita dalla bellezza e dalla magnificenza dell'essere umano, di ciò che di bello e di toccato dalla grazia, può realizzare.

Dentro è tutto un rimescolio di sensazioni e stati d'animo. Non si riesce nemmeno a proferire parola. Si resta cristallizzati nel proprio stupore, nell'emozione che prende la gola e che porta inevitabilmente la stessa commozione profonda che ci colpisce quando siamo di fronte ad una grande opera d’arte.

Tutto intorno a me è armonia, è silenzio, è poesia pura. Mi guardo attorno. Alzo la testa e mi accorgo che su quel pergolato è avvinghiata una Rosa Banksiae...Ancora di più l'emozione si fa travolgente...che sia la Banksiae lutea o che sia Purezza o la alba, immagino lo splendore della sua fioritura ad incorniciare la meraviglia del mare che alla mia sinistra si staglia maestoso e imperioso.
Poi, in un certo tratto, la Banksiae, cede il passo al Glicine...Magnifico…

Alla mia destra, una sorta di terrazzamento divide le due zone del giardino. Ogni gradone è curato e la vegetazione è opulenta e lussureggiante
Lo sguardo corre, impazza da un bordo all'altro. Qui un gruppo di Ortensie esplose a festeggiare la stagione. Là una fitta bordura di Agapanthus si erge fra il verde e la frescura della macchia di alberi che si erge più in alto...
Gruppi di piante che quasi non riesco a identificare si ergono fra altre sicuramente conosciute...Clivia miniata a gruppi foltissimi e non posso non pensare al momento in cui la loro fioritura è all'apice della bellezza...e ancora Agapanthus e Salvia splendens

Rimanere storditi, ammaliati e praticamente perduti, è inevitabile. Irrimediabilmente perduti nella bellezza di questo scenario.
Sempre alla mia destra, fra una colonna e un'altra, piccole panche di marmo. Ognuna un punto di osservazione fantastico...Davanti allo sguardo il mare si offre in tutto il suo splendore. Ognuna un punto meraviglioso dove portare la propria stanchezza a riposare, il proprio sentire a stupirsi, il proprio interiore ad acquietarsi e a pensare.
Da quelle finestre quasi naturali, uno spettacolo da togliere il fiato...

Percorro tutto il colonnato e, giunta alla fine, mi volto.
Da questa angolazione, la prospettiva è ancora più bella, più incantata e ancora più intima...

Mi accoglie all'improvviso un altro belvedere e lo spettacolo che guarda in direzione del Golfo di Napoli, è estasiante

Mio malgrado, mi decido a salire una scaletta che porta al piano superiore del giardino. Una volta saliti i gradini mi volto e mi si para davanti uno scorcio che mi toglie ogni volontà...

Non c'è angolo di questo giardino che non sia in comunicazione col mare. Non c'è scorcio possibile che non sia stato valorizzato. Tutto quello che mi circonda è la consacrazione della bellezza, dell'intimo portato alla luce, della ricerca del piacere senza tracotanza, lascivia o leziosità.
L'emozione è sempre più profonda, sempre più coinvolgente, sempre più travolgente...

Dalla scaletta si arriva in una sorta di piccola radura.
Tutto è ben curato, ordinato e una fresca brezza accarezza aggiungendo un'ulteriore sensazione di benessere.

L'ombra è pacificante malgrado il caldo e mi ritrovo a pensare all’ubicazione geografica di quel luogo e a come sia stato possibile far diventare un posto così caldo -e in una località non proprio felice per il bisogno di refrigerio di un uomo nordico- una simile oasi. E’ subitaneo, a quel punto, riuscire anche a visualizzare l’enorme dispendio di forze e di mezzi per realizzare tutto questo per mano di due soli uomini.
Mi soffermo un momento per guardare bene tutto il verde attorno e per cercare di far entrare negli occhi, il massimo di cui sono capace. Un altro grande senso di pace e di riposo, per la mente e per tutti i sensi, si aggiunge là dove già si andava costituendo.

Si scorge un pergolato e l'occhio lo segue per arrivare ad altri punti focali ed ecco che girovagando con lo sguardo, scopro alle mie spalle, un bel tavolo di pietra e il desiderio di lasciarsi andare, di sedersi per assaporare il momento, è forte, ma più forte è la voglia di scoprire ancora e ancora.

Percorro quel sentiero di frescura, guardando il mare in lontananza ma ancora ben visibile, godendo di ogni frammento e ogni silenzio così pieno di significati di ciò che vedo.
Gli spazi non sono immensi ma tutto sembra dilatarsi e amplificarsi...potenza dell'emozione!

Un grande e maestoso Pino d'Aleppo sovrasta la mia testa. Lo guardo e non riesco ad intuire dove finisca la sua meravigliosa chioma

Alcune porzioni di aiuole sono in via di rifacimento, ma tutto è così bello, pulito, ordinato e così semplice, immediato e così "normale"...Ma certo, ma perchè poi non dovrebbe essere così? Mi stupisco di questa riflessione, alzo lo sguardo e lo allargo. Mi rendo conto in quel preciso istante che, in fondo, le essenze contenute in questo giardino non sono particolari, non c'è un'esasperata ricerca di esotismi o di collezionismo, anzi, c'è una semplicità quasi austera, ma così commovente da travolgere...

Comincia in quel momento la riflessione più vera e profonda che mi lascerà un segno indelebile: non servono piante di chissà quale pregio estetico o di chissà quale provenienza per rendere vivo un giardino, semmai servono sensibilità e profondità d’animo da comunicare a chi lo percorre, passo dopo passo. Serve mettere le proprie sensazioni, il proprio modo di essere dentro al giardino perché gli altri possano coglierlo ed ecco come una mera esercitazione di stile si trasforma in un’emozione profonda.

Le visuali e le prospettive dello stesso pergolato mi colpiscono. Tutto sembra essere lì perchè c'è sempre stato ma, in realtà, tutto è profondamente voluto, pensato e ragionato come un balcone immaginario...Una finestra su un panorama verde e, più lontano, sul mare. Un bellissimo gioco che porta ad affacciarsi sul giardino, quasi come ad una terrazza panoramica.

Vecchi e grandi alberi e reperti archeologici, ma forse, anche gli alberi presenti ormai lo sono, testimoni di un'esistenza, di una profonda riflessione, di un passaggio...

Tutt'attorno è silenzio. Straordinario, pacificante, intenso silenzio. L'orda dei pensieri fluttua e si astrae. La mia commozione è a livelli molto forti ormai.
L'acqua, in quella parte del giardino, scorre un po' ovunque a sottolineare le radure e buona parte delle aiuole. In quel silenzio, la magia di un rigagnolo d'acqua che scorre e rompe il silenzio solo per donargli un valore in più: un suono magico che culla ancor di più la mente.

Un viale di Cipressi colpisce la mia attenzione. Eh sì, devono essere quelli che Munthe sosteneva fossero nati da semi raccolti da lui a a Villa d'Este a Tivoli e sempre da lui seminati in una notte di luna piena...



Un viale lungo, che da un lato conduce alla casa e dall'altro direttamente alla chiesetta.
Eccola lì. Piccola, intima, riservatissima e con un'atmosfera pregna di spiritualità. E’ lì che immagino Munthe raccolto in preghiera. Lo penso a meditare e cerco di percepirne ancora la presenza...

Esco dalla chiesetta e girovago un po'. Sono sempre più stordita e piacevolmente provata.
Mi imbatto nel loggiato della chiesa. Lo percorro tutto e sento dentro di me sorgere quel senso di infantile attesa che precede la sorpresa: so che sta per sorprendermi la Sfinge...
Tutta protesa verso il mare, affascinante, anche se non è possibile vederla in volto. Mi ammalia l'idea di questa statua che, giorno e notte, stagione per stagione, se ne sta accovacciata ad osservare il mare, a guardare in direzione del Golfo di Napoli, a scrutare l'orizzonte, quasi in attesa degli eventi e dei mutamenti, occhio attento su un’umanità sempre più distratta...

Munthe l'aveva fortemente voluta. Vuole la leggenda che l’avvolge di mistero che sembra che lui stesso l'abbia trovata in un bosco calabrese, dopo averla sognata.

Il loggiato della Sfinge termina in una nicchia dolcissima, a strapiombo sul mare.
Da qui la sensazione è davvero forte e suadente al tempo stesso.

Mi siedo e penso...Mi guardo attorno. I miei occhi fuggono sulle bifore che incorniciano angoli di terra, cielo e mare. I miei occhi spaziano e la fantasia si rivela...

Prima il mare...poi il cielo...meravigliose cornici come naturali quadri d'autore



Si ridiscende verso il grande pergolato di legno eretto sulle colonne marmoree che ricordano quelle delle grandi ville romane e mi accorgo di un altro momento d'intensità...

Rifaccio il percorso a ritroso. Posso godere ancora un po' di quegli angoli, scoprire ancora qualcosa.

Scale, scalette, percorsi che ormai non so più dove conducano. Posso solo percepire il tumulto che ho nella mente, un affastellarsi di sensazioni che si accavallano, domande che non trovano risposte e la commozione che non mi abbandona e non mi abbandonerà per tutto l'arco della giornata.
Con lo sguardo mi imbatto ancora nel colonnato. Sempre lì, eterno e possente, silenzioso e così ciarliero della persona che l'aveva fortemente voluto.

Incontro nuovamente il mio amico Pinus halepensis...chissà quanti pensieri avrà ascoltato, chissà quanti suoni e quante parole avrà udito, chissà quante volte avrà visto la luna tuffarsi nel mare e il sole apparire a squarciare le tenebre...Delle volte invidio a questi grandi alberi, la possibilità di assistere a tutto, di essere presenti, sempre.

Un'altra scalinata...Chissà dove porta, chissà quanto altro ci sarebbe da vedere al di là di quel cancelletto, chissà quante altre sensazioni sono celate dietro a quella piccola e dolce barriera...

Il vialetto in cui mi ero avventurata all'inizio della salita al giardino superiore...Ormai ci siamo, sta finendo il viaggio...

Il cortiletto...si percepisce, sottile. il rumore dell'acqua che sgorga dall'anfora del puttino...La malinconia adesso si palesa quasi assalendomi...Devo lasciare quell'angolo incantato di sogni e pensieri.

Mi volto e continuo a voltarmi. Cerco di imprimere nella mia mente quegli ultimi istanti e quelle ultime immagini...cerco di rubare e imprimere indelebilmente quelle sensazioni...

Le prospettive mi riempiono gli occhi. Rubo quanto più possibile e scavo con gli occhi in ognidove per cercare anche il più minimo particolare da portarmi via...

Mi guardo attorno e l'occhio continua a spaziare. Lo sento costantemente vorace, affamato di sensazioni, di colori e di immagini. Temo quasi che, uscendo da lì, tutto possa svanire nel nulla.

L'ultimo scatto. L’ultima immagine. Con la macchina fotografica e con la mente.

La visita termina e, uscendo, si ripercorre il vialetto che, costeggiandola quasi sommessamente, conduce alla casa.

Sopra la mia testa campeggia ancora il pergolato di colonne marmoree.
Lo guardo e penso ancora a come sarà magico con la Rosa Banksiae tutta fiorita. Lo guardo e penso che lui rimarrà ancora lì, imponente e forte come l'unghiata di un gigante nella roccia.

Proseguo e sono trepidante perchè ormai so che dal basso si vedrà il volto della Sfinge.
Eccola. Adesso riesco a vederla di fronte anche se non è possibile distinguerne i lineamenti.
Chissà se anche questo è stato voluto e chissà perchè. Chissà quali pensieri hanno portato Munthe a porla in quella posizione e chissà se davvero non voleva che la si vedesse distintamente in volto o se sia casuale.
I pensieri mi assalgono e non riesco a smettere di pensare.
Ma la Sfinge se ne sta lì e non sa quali emozioni e quali riflessioni è riuscita a scatenare nella mia mente.

Lo spettacolo alla mia sinistra toglie il fiato. Non c'è più nemmeno un lembo del mio essere che sappia di esistere. Non sento più nulla, nemmeno il caldo e nemmeno il sole cocente del primo pomeriggio di una torrida giornata di luglio.

Davanti a me, il Monte Barbarossa. Oggi è sede di ricerche ornitologiche sui migratori, proprietà di Munthe che l'aveva acquistato perchè stanco di sapere che questi poveri animali venivano catturati e in buona parte uccisi o accecati affinchè non potessero volare e quindi utili per essere venduti.

Anch'esso è un lascito di Munthe al governo svedese e, anche a questo livello, c'è una grande collaborazione fra i nostri enti preposti e la Svezia.

Si ritorna...adesso è proprio il momento di salutare e di pensare. E' il momento di cogliere tutta la dolcezza di questo meraviglioso Mirto in piena fioritura e di cullare le sensazioni provate, del sentire che con me, porto via un pezzetto di una grande ricchezza. È il momento della consapevolezza di sapere che ho potuto conoscere qualcosa di vero e di profondo e che, quindi, un po’ più di ricchezza è anche dentro me. Lascio questo luogo magico, amando la bellezza un po' di più, grazie a Munthe per l'uomo generoso che era, anche nella condivisione di questo immenso bene.

Autore: Anna Damiani

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