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[18/05/2009] - Coltivazione cactacee: Acqua e Temperatura
L'acqua:
Le piante grasse hanno la capacità di immagazzinare e conservare l’acqua, ma bisogna pur sempre fare in modo che l’acqua arrivi loro. Va sfatato il detto che le piante grasse non vogliono essere bagnate mai e che bisogna totalmente dimenticare le annaffiature; non è assolutamente vero.
Ancora una volta il principio è tenere in considerazione l’ambiente in cui la specie è spontanea in natura e nel quale si è evoluta.
Probabilmente in quei luoghi piove molto di rado, ma quando piove si aprono le cateratte del cielo e tutto si allaga. Quei rari e brevi momenti servono alle succulente per assorbire tutta l’acqua che possono immagazzinare, centellinandone poi il consumo fino al successivo acquazzone.
Così bisogna comportarsi anche in coltivazione, le piante vanno bagnate abbondantemente in modo che possano suggere e riempire le riserve e successivamente aspettare fino a quando l’abbiano pressoché esaurita.
Potremo capire il momento giusto guardando il pane di terra che le contiene. Quando sarà totalmente asciutto il momento è arrivato. Nel dubbio meglio aspettare qualche giorno per poi bagnare di nuovo la pianta abbondantemente, simulando l’effetto di un nuovo acquazzone.
Le grasse in natura vivono in maniera ciclica un periodo di stasi vegetativa del quale hanno bisogno per riposarsi. Nella coltivazione domestica lo faremo coincidere con la stagione fredda.
A fine settembre andranno quindi effettuate le ultime annaffiature. Da ottobre a fine marzo non dovranno essere più bagnate. Questo è il periodo in cui le piante succulente vanno pressoché dimenticate, anche se si disidratano leggermente non dobbiamo farci impietosire: un’annaffiatura in pieno inverno sarebbe deleteria o addirittura fatale.
Un’altra domanda ricorrente del coltivatore non esperto riguarda il “tipo” di acqua con cui bisogna bagnare. Su questo tema i pareri sono discordanti. Alcuni dicono che l’acqua dell’acquedotto danneggia la pianta a causa del suo contenuto di cloro; altri sostengono che l’acqua molto calcarea è dannosa; altri ancora annaffiano esclusivamente con acqua piovana, che però non contiene sali minerali disciolti.
Chi possiede un pozzo, in Romagna, sa che l’acqua è molto calcarea (ricca di calcio), se la si lascia decantare in contenitori di plastica tra una annaffiatura e l’altra in modo che parte del calcio si depositi sulle pareti e sul fondo dei contenitori, è ottima per l’annaffiatura ed offre il vantaggio di essere a temperatura ambiente, il che è estremamente importante perché non crea scompensi termici nelle piante.
Questo metodo non presenta generalmente problemi, a parte naturalmente il fatto che non tutti possiedono un pozzo. Costoro però, possono applicare gli stessi accorgimenti all’acqua dell’acquedotto, lasciandola prima decantare all’aria aperta così che il cloro sfumi e il calcio in eccesso si depositi e così da utilizzarla alla temperatura ottimale.
Qualcuno potrà obiettare che le vasche di acqua possono trasformarsi in vivai di zanzare tigre, così diffuse in Romagna, ma per ovviare a questo problema, è sufficiente depositare spezzoni di filo di rame nudo sul fondo dei contenitori; combinandosi con l’acqua produrrà cloruro di rame, elemento tossico per le larve delle zanzare ma utile alle piante come anticrittogamico.
Nemmeno l’acqua piovana è sempre disponibile; l’ideale sarebbe una capiente cisterna per convogliare gli scarichi delle grondaie, ma non sempre questa è una soluzione adottabile.
Se si dispone quindi di poca acqua piovana, la si può imbottigliare e destinarla alla annaffiatura delle semine. Non contenendo calcio, non crea quella crosta superficiale tanto dannosa alle plantule appena nate.
La temperatura:
La maggior parte delle succulente in coltivazione, sono sensibili agli sbalzi di temperatura. Generalmente l’inverno è il periodo di riposo e l’estate quello di crescita, ma il caldo o il freddo eccessivi possono indurre alla stasi vegetativa durante qualsiasi periodo dell’anno. In questo caso le piante rimangono a riposo finché la temperatura non rientra nei valori favorevoli alla crescita.
Nei loro habitat naturali, le succulente sopravvivono invece senza troppi traumi a notevoli variazioni di temperatura.
I Sempervivum possono resistere per mesi ricoperti di neve e piante originarie delle Ande come gli Oreocereus tollerano tanto il sole cocente del giorno quanto il gelo notturno. Altri generi, come l’Epiphyllum abitano invece giungle costantemente calde e sature di vapore.
E’ molto difficile parlare di temperatura di coltivazione, considerando che i collezionisti possiedono piante provenienti da latitudini molto diverse, che vanno dal 30° parallelo nord al 30° parallelo sud, e che contemplano altipiani posti a 4-5 mila metri di altitudine, deserti come quello del Cile, della Namibia e dell’Arabia Saudita, dove i raggi del sole sono implacabili e l’escursione termica tra il giorno e la notte può superare addirittura i 30° C., zone tropicali costantemente calde e umide o catene montuose, dove le temperature rimangono prossime allo 0° per diversi mesi all’anno.
Possiamo però fare delle ipotesi e alcune considerazioni basandoci esclusivamente sulla nostra esperienza.
Il caldo o il freddo eccessivi inducono dunque alla stasi vegetativa, ma non è possibile prevedere i valori di questi eccessi. Ipoteticamente va detto che, sopra i 35° C. e sotto i 10° C. di temperatura media (per temperatura media si intende, un’oscillazione tra i 30 e i 50° C. per le massime e tra i 5° e i 15° C. per le minime), le piante entrano in stasi vegetativa.
Le piante pertanto vegetano normalmente quando la temperatura oscilla tra i 15 e i 30° C.
Oltre questi valori, per prima cosa vanno sospese le annaffiature, poi bisognerà adoperarsi per ripararle se il clima è troppo freddo o per ombreggiarle se è troppo caldo e sono esposte in pieno sole.
Le annaffiature vanno sospese non solo quando la temperatura si abbassa, ma anche quando raggiunge livelli troppo alti. Se infatti si annaffia una pianta posta in un vaso in pieno sole quando la temperatura è molto alta, si rischia che il pane di terra vada in ebollizione con l’effetto di “lessare” la pianta e trovandosi la pianta in stasi vegetativa, l’umidità trattenuta dal pane di terra per alcuni giorni creerà le condizioni favorevoli allo sviluppo di funghi e batteri.
Per quanto riguarda le temperature minime invernali e i ricoveri predisposti per mantenerle, occorre tener presente che le esigenze delle piante non sono tutte uguali.
Piante tropicali come Melocactus, Discocactus, Adenium, Kalanchoe, Pachipodium e molte caudiciformi, necessitano di temperature minime non inferiori ai 15-16° C., mentre Echinocereus, Echinopsis, Sempervivum, Opunzie, Lithops e molti altri, sopportano temperature anche al di sotto dello 0° C.
La stragrande maggioranza delle piante succulente comunque può affrontare l’inverno ad una temperatura che oscilla tra i 4 e gli 8° C. purché sia mantenuta completamenta asciutta.
È dunque importante conoscere molto bene le piante della propria collezione, da dove provengono e a quali climi si sono adattate.
Come si è già fatto notare è anche molto importante il rapporto tra temperatura e umidità, quest’ultima non deve mai essere eccessiva, tanto in inverno quanto in estate; le piante quindi vanno collocate in ambiente asciutto e ventilato, perché i ristagni di umidità sono l’ambiente ideale per lo sviluppo e la propagazione di malattie crittogamiche, quali marciumi, muffe, virosi e batteriosi.
Autore: Emilio Capacci

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