[06/03/2008] - Il Giardino Egizio
"Ti ho dato grandi giardini con alberi e vigne nel tempio di Atuma. Ti ho dato oliveti nella città di On. Ti ho fornito giardinieri e molti lavoranti per fare olio di Egitto e rifornire le lampade del tuo nobile tempio. Ti ho dato alberi e legna, palme da dattero, incenso e loto, giunchi, erbe e fiori di ogni paese da porre dinnanzi al tuo viso." …Ramsete III
Gli Egizi, come tutti sanno, furono una grande civiltà che si espresse anche nella creazione di giardini meravigliosi. Sicuramente sono i giardini più antichi e il primo di cui si ha notizia, è quello di Meten che era un alto ufficiale e gran sacerdote. Parliamo di un periodo che si aggira attorno al 2700 a.C.. 
Il giardino egizio era una realtà che si estraniava totalmente dall’ambiente circostante, il deserto, delimitando un’area mediante divisioni murarie e creando al suo interno un’oasi di frescura, colori, suoni. Questi artifici permettevano di procurarsi il piacere di vivere l’illusione di riuscire a dominare la natura così ostile dei luoghi.
Per noi europei, talvolta, è difficile immaginare di vivere costantemente sovrastati dalla sabbia, senza un minimo ristoro per gli occhi e la mente quale è la materia vegetale, con un sole abbacinante che non lascia tregua. Doveva essere difficile adattarsi e sopravvivere a delle simili condizioni e si sa che l’uomo, in tutto il corso della storia dell’evoluzione e dei popoli, ha sempre cercato non tanto di interagire con l’ambiente ma proprio di modificarlo assogettandolo alle sue necessità.
Come ovvio, uno dei bisogni che potevano avere queste popolazioni era anche quello di poter godere di spazi dove rinfrancarsi da una situazione climatica così estenuante e da un ambiente così avaro di colori che aiutino a riposare, anche se è lecito pensare che solo i ceti più abbienti (subito dopo il Faraone) e i ceti medi potessero godere di simili privilegiati microcosmi e che, ognuna di queste classi sociali avesse anche un giardino di pari grado in termini di spazio e di bellezza.
Dicevo poc’anzi, che tutto il giardino si sviluppava all’interno di una cinta muraria. Lo spazio interno del giardino era diviso in forme regolari così da dare una sensazione di ordine all’insieme, anche perché il “caos” era già tanto all’esterno delle mura di questo spazio.
Lungo le mura perimetrali, una barriera di grandi alberi per ottenere quella frescura che doveva servire a creare una sorta di artificio per trovare riposo e refrigerio ad un clima torrido in un
ambiente arido e polveroso.
L'albero che predominava, ad alto fusto e portamento imponente come appunto il Sicomoro (Ficus sycomorus) e Palme come la Phoenix dactylifera, lungo il perimetro delle mura di cinta per creare quell’ombreggiamento necessario sia alla sopravvivenza delle piante che erano coltivate al centro del giardino sia al piacere dell’uomo.
L’irrigazione avveniva attraverso una serie di canali e di bacini che andavano a formare, nella zona
centrale del giardino, una vasca di forma rettangolare o a T, in cui vivevano pesci e in cui i fiori di Loto, i Papiri ed altre piante acquatiche, galleggiavano morbidamente.
Una serie di piccoli e grandi volatili, a rendere ancor più paradisiaco l’insieme: fenicotteri e ibis passeggiavano in libertà a completamento dell’armonia di un simile luogo.
L’acqua e l’ombra permettevano a piante come il Pioppo, l’Oleandro e il Cipresso, la sopravvivenza ma anche quella di fiori o perenni che vegetavano nelle aiuole ombreggiate dagli alberi. Altre essenze utilizzate erano Punica granatum (il Melograno) e Ficus carica (il Fico).
Erano spesso presenti anche pergolati o spazi ben delimitati per la coltivazione di viti da cui si otteneva vino che serviva alla necessità del padrone di casa.
Anche per ciò che riguarda queste piccole realtà, il Nilo aveva un ruolo fondamentale. Non solo le sue inondazioni rendevano più fertili i terreni migliorandone anche la tessitura, ma proprio le sue acque venivano convogliate in una rete di canali che dalle sue rive poi giungevano a destinazione.
Solitamente i terreni erano ad un livello superiore rispetto a quello del fiume e per portarvi l’acqua, era utilizzata una struttura meccanica che altro non era che un elevatore composto di una trave che ai suoi estremi portava da un lato, un grande masso e, dall’altro, un secchio legato ad una corda. Era lo shaduf e si usa ancora oggi.
Le alte temperature erano un problema anche per quel che riguardava l’evaporazione dell’acqua dal terreno così che una delle tecniche che avevano sviluppato per rallentare questo processo, era quella di creare dei bordi elevati di terra tutt’attorno agli alberi in maniera tale da trattenere maggiormente l’umidità.
Parlando di piccoli giardini, quelli della classe media per intenderci, non avevano le caratteristiche dell’oasi lussureggiante come vi ho descritto sopra, bensì erano costituiti da un grande albero che forniva ombra, un pozzo e
piccole aiuole adornate di erbacee dai colori vivaci come i Papaveri o i Fiordalisi oltre a piante rampicanti.
I giardini più grandi e più belli come quelli di cui vi ho parlato prima, non venivano realizzati solo per le ville o le dimore più importanti a seconda del ceto di appartenenza del proprietario ma venivano anche creati per abbellire templi e onorare gli Dei. Fra il tempio di Karnak e quello di Luxor, ad esempio, lungo tutto il viale in pietra che li unisce, erano stati realizzati giardini favolosi su cui campeggiavano, sembra, 1400 sfingi disposte a 4,5 metri di distanza l'una dall'altra. Erano giardini ricchissimi, pieni di fiori e di varie essenze: Acacia, Cassia, Melograno, Sambuco e ancora Aneto, Aloe, Coriandolo, Cetriolo, Menta, Papavero, Zafferano ecc.).
Le leggende in merito sono tante, da quel che è stato tradotto dalle scritture ritrovate, ma una cosa certa è che il Sicomoro era un albero che aveva un significato particolare per gli Egizi.

Secondo un’antica credenza era proprio il Sicomoro ad elevarsi sotto la volta celeste tra il nascere e il calar del sole e non stupisce che questa pianta fosse molto utilizzata nei giardini e fosse considerata una Dea benefica, tanto che i contadini le rivolgevano un culto particolare
offrendole sacrifici e adorandola.
Venivano largamente utilizzati il suo legno e i suoi frutti e gli Egizi pensavano anche che la sua ombra, così cara e preziosa ai vivi, altrettanto fosse una gioia per i morti.
A quest’albero si attribuiva anche la virtù di proteggere gli amanti.
In un papiro si legge di un Sicomoro che il giorno della “Festa dei Giardini” inviava così, il suo messaggio ad una fanciulla:
"Il piccolo sicomoro - che essa ha piantato con le sue mani - muove le labbra per parlare. -
Come sono belli i suoi rami! - Esso è carico di frutti - che sono più rossi del diaspro. - La sua ombra è fresca. - Esso pone una letterina nelle mani della fanciulla, - la figlia del capo giardiniere, - e le chiede di affrettarsi dal suo amato: - "Vieni e stai tra le tue ancelle. - Saremo ebbri quando ti raggiungeremo, - si, prima ancora di aver bevuto niente. - I servi che ti obbediscono - stanno venendo con i loro recipienti; - portano birra di ogni tipo - ed ogni tipo di pane - molti fiori di oggi e di ieri - e tutti i frutti dissetanti. - Vieni e rendi felice questo giorno, - domani e ancora il giorno dopo, per tre giorni… - siedi nella mia ombra" - Il suo innamorato siede alla sua destra. - Essa lo inebria - e cede alle sue richieste… - Ma io sono muto - e non dirò quello che ho visto. - Non dirò una parola…"
Autore: Anna Damiani

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