Premetto che la violenza non è mai giustificata né giustificabile per cui ritengo assolutamente censurabile il comportamento del cantante come, peraltro, di cattivo gusto quello dell'intervistatrice.
Si può poi analizare l'accaduto e chiedersi cosa significhi essere un "personaggio pubblico", quale scotto questo debba pagare in corrispettivo del successo, della notorietà e dei guadagni indiscutibilmente elevati. Ha o non ha diritto alla sua privacy ((posto sempre che non parta da lui l'iniziativa di rinunciarci per rinverdire la notorietà e tornare in primo piano)? Deve accettare tutto ciò che i mass media dicono, sottintendono o fraintendono su loro personalmente o sui componenti della sua famiglia? E, poi, la loro condizione di "persona di successo" consente loro più di quanto sia consentito ai comuni mortali? E, ancora, i giornalisti ed i fotografi possono incalzarli oltre il consentito (qualche servizio di Striscia la notizia docet), inseguirli, pedinarli, appostarsi per ore sotto le loro abitazioni?
Rispondere non è facile. Basterebbe forse, però, rispolverare un po' di quel buon senso che da tempo è stato estirpato come una mala erba ma che invece tracciava il limite da non superare nei rapporti interpersonali meglio di qualsiasi Galateo o regola comportamentale.
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