Leggendo le risposte date a Ort nella sua discussione sull'agatea, sento la necessità di approfondire il tema della concimazione. Io ho molti dubbi su questo argomento.
E' ovvio che il terreno su cui viene piantata una pianta deve essere il più adatto e ricco possibile, relativamente alle esigenze della pianta stessa. Ma poi non basta dare l'acqua, non è da qui che deve prendere tutti i sali che le occorrono per vivere e fiorire nel periodo di vegetazione?
Continuare a concimare non indebolisce alla lunga la pianta costringendola ad un super sforzo.
Inoltre, per la mia esperienza di balconauta, maggior concime non significa automaticamente pianta più sana e quindi più resistente alle malattie. Le piante da me seminate o taleizzate sono le più resistenti, forse perché pochissimo concimate. Non sono drogate come quelle comprate che, per quanto ci si sforzi, non possono ricevere a casa nostra gli stessi concimi dei vivai e quindi spesso vanno incontro ad un periodo di disintossicazione.
Per le piante messe in terra il discorso penso sia ben diverso. Gli eccessi di concimazione non finiscono sulle pareti dei vasi (come dice Roberto) ma vanno nel terreno e quindi causano meno danni.
Voi che ne pensate? Debbo vincere la pigrizia e riempirmi di concimi. Io per ora ne ho uno chimico a lenta cessione e del letame pellettato che metto nella terra all'impianto e un po' a primavera, poi anche del sangue di bue ma forse non è un concime.

