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lalla 26-10-11 12:30

Sulle montagne della mia zona, ancora adesso, in autunno, viene cotto il pane con le castagne dentro. E' una vera delizia! __________________

Suppiluliumas 26-10-11 14:37

purtroppo il mio castagno oltre ad essere gravemente malato di cancro da due anni, deve pure subire le infestazioni del cinipede.

amantedeifiori 26-10-11 14:48

Uno zio di mio marito (che ha 87 ani) ha un castagneto, quindi raccoglie le castagne, però le secca anche per fare la farina.

Per seccarle fa una specie di "castello" dove appoggia le castagne e di sotto fa un "fuoco", che però non è un vero fuoco, ma dove brucia un ceppo piano, piano, senza fare fiamma. Questo fuoco va alimentato per circa 2 mesi (procedimento simile a quello descritto da Piera).
Passato tale periodo, se le castagne sono secche, si battono per levare le pellicine e poi le si porta al mulino, rigorosamente ad acqua, per fare la farina.

Ve la farei sentire e/o annusare questa farina! E' dolcissima e profumatissima!

Nenne 26-10-11 21:13

Sembra il procedimento per fare il carbone di legna.
Questo zio ha insegnato questa tecnica a tuo marito?

amantedeifiori 26-10-11 22:03

Mio marito l'ha visto fare da sempre perché è cresciuto in campagna. Purtroppo però, per fare queste cose ci vuole sapere, tempo, spazio e la materia prima, cioè castagne e quindi un castagneto.

Temo anche che questi "saperi" vadano a perdersi.

pieracd 28-10-11 14:25

che peccato però! sono ricchezze grandissime invece, che andrebbero coltivate e mantenute. Tu pensa a quest'uomo, ormai così anziano, ma ancora con la voglia di fare quello che ha fatto per una vita

Silvana 28-10-11 19:28

dalle mie parti in montagna, all'inizio della Valle d'Aosta e non solo ci sono dei posticini dove si possono ancora mangiare le castagne seccate sul fuoco di legna e poi cotte con latte e burro ed accompagnate col vino di Carema...una vera leccornia.

Gnoma 28-10-11 22:46

Ragazze che nostalgia!! Nel mio paesino natale (300 anime) c'è una bellissima selva di castani ancora ben curata, proprio a due passi da casa mia. Da piccola passavo i pomeriggi d'autunno a raccoglierle, me ne stavo delle ore, tutta sola ad ammirare queste piante meravigliose dal tronco possente, l'oro dei ricci e il marrone caldo delle foglie cadute, per me che ero piccola era il bosco delle favole.
Una decina di anni fa si sono ammalati e il comune o qualche altro ente ha mandato dei tecnici che hanno provveduto a drastiche potature per salvarli dal cancro, adesso arriva anche questa vespa cinese...speriamo che il mio bosco delle favole resista ancora una volta!!

ebb 05-11-11 18:53

ieri e oggi
 
La castagna nel passato, anche abbastanza recente prima della seconda guerra mondiale, era un cibo molto apprezzato sia per la sua facilità ad essere reperito - bastava andarla a raccogliere nei boschi, sia per la facilità di conservazione - la si seccava e si poteva conservarne quantità ingenti per sfamarsi tutto l' inverno.


http://i1205.photobucket.com/albums/...dilegnoebb.jpg

Le castagne, come i cereali, forniscono carboidrati complessi (amido), ma al contempo contengono anche fibre, potassio e vitamine in particolare B1 e B6.

Con la cottura l'amido contenuto nella castagna si trasforma in zuccheri semplici, facilmente utilizzabili dal nostro organismo, da cui deriva la dolcezza di questo frutto.

Ricordo che i frigoriferi non erano ancora per niente diffusi e la conservazione del cibo era uno dei problemi principali.
Soprattutto un tempo l'uso della carne non era così diffuso come oggi.

Una volta seccata, la castagna poteva essere consumata sia cotta nel latte - minestra di castagne e latte - che sotto forma di farina che entra in preparazioni più complesse.
Una delle più semplici, diffusa in molte altre parti d' Italia, è il castagnaccio .

La ricetta ligure del castagnaccio è questa:


foto del web:
http://i1205.photobucket.com/albums/.../varie/498.jpg

farina di castagne gr.500,
uvetta sultanina gr.100,
pinoli gr.50,
olio extra vergine d' oliva q.b.,
semi di finocchio secondo gusto,
sale q.b.

Poniamo l'uvetta in acqua tiepida per 15 minuti.

Intanto setacciamo la farina di castagne per eliminare i grumi, la mettiamo in una terrina con un pizzico di sale e mescolando con una piccola frusta aggiungiamo tanta acqua quanto basta per formare una pastella molto morbida.

Si unge con l' olio una tortiera a bordi bassi e vi si versa l'impasto morbido.

Si batte bene sul piano di lavoro in maniera da eliminare eventuali bolle d'aria.

Si spolverizza la superficie con un cucchiaio di semi di finocchio, i pinoli e l' uvetta strizzata ed asciugata.
Si aggiunge un filo d'olio.

Si inforna caldo a 190° finché non si sia formata in superficie una crosticina.

Si può servire sia caldo che freddo.

Ancora oggi nei paesi dell' entroterra ligure si trovano gli antichi essiccatoi, edifici costruiti spesso nei pressi di un mulino ed utilizzati per far essiccare le castagne al riparo dalle intemperie per poi stivarle nelle cantine o portarle al mulino per ottenerene farina utilizzabile anche per farne pane.

Ricordo che in Liguria è difficile per ovvii motivi coltivare grano.

Quindi la castagna è stato il cibo dei nostri vecchi ma anche, e soprattutto, dei pastori che si spostavano nelle transumanze per chilometri e chilometri, perché aveva il vantaggio di essere nutriente e facilmente trasportabile.

marcolindeifior 25-12-17 19:40

Ho letto con piacere l'interessante ricerca di Piera di imperia e visto per la prima volta la magnifica pianta di cui non immaginavo l'esistenza sulle pendici dell'etna...

certo se fosse davvero cosi antico , il castagno dei cento cavalli sarebbe davvero un tesoro inestimabile e da studiare a fondo.

anche io ho qualcosa da raccontar su questo albero cosi generoso ed affascinante.

fin da bambino raccoglievam castagne sulle colline , eran boschi semiselvatici e le castagne eran di scarsa qualita' si conservavano poco , eran piccine e si sbucciavan con grande difficolta' ma per noi bambini eran lucenti tesori e ne raccoglievamo a piu' non posso fino a riempir lo zaino , tra le risate le scivolate sui ripidi pendii e le immancabili spinate dei ricci... queste tradizioni le ho riprese poi coi figli, ma scoprendo nuovi siti andavam dopo la raccolta dei proprietari , e con il loro consenso a spigolar i marroni e altre castagne che essendo innestate avevan una pasta piu' saporita e colorata .

poi col cipinide ci son stati anni di carestia e solo da qualche anno qui nel bergamasco la situazione e' migliorata , nel frattempo i figli son cresciuti e non ci andiamo piu' come prima anche se almeno un revaival lo facciamo per tradizione.

anche le api son molto attratte da questa essenza. ho visto gli apiari presso i castagneti in fiore , le api sembran impazzite si gettano fuori dall'arnia e vanno a tutto gas verso l'odorosa pianta in fiore,

un paio delle mie arnie sono al limitar di piante isolate di castagno e pur non essendo abbastanza vicine per far il miele di castagno unifloreale quello scuro per intenderci e saporitissimo forse il miele piu' potente come sapore.
Bastan quelle poche piante per giunta distanti ( che ad occhio compongono una parte su cinque del flusso nettifero ) per far un miel che sa di castagno coprendo altre essenze come il tiglio e altre ancor che compongono il restante 4/5 di nettare e basta avvicinarsi anche solo due metri alle api per sentir quel magnifico aroma mentre le scorte di polline all'interno delle arnie divengono quasi esclusivamente di castagno dal colore giallo carico e l'odore inebriante che quasi ti stordisce!

mentre scrivevo mi son ricordato di una notizia che lessi qualche anno fa sull'importanza del castagno per l'uomo :

scrivevano che l'arco alpino e' stato colonizzato dall'uomo primitivo propio grazie a questa pianta che fornendo la castagna che si conservava d'inverno permetteva ai primi nuclei preistorici di homo di non morir di fame nel lungo e terribile inverno quando la caccia e la raccolta non apportava abbastanza calorie per sopravvivere.

la diffusione della pianta cosi come di tante altre piante nella storia andava di pari passo con l'espandersi dell'uomo-

ed e' anche per questo che quando leggo di quel uomo di 85 anni che ancora custodisce queste tradizioni che forse saranno perse per sempre mi chiedo come sia possibile che una societa' cosi avenzata possa in una generazione,,, aime' la nostra perdere una tradizione cosi antica e densa di significato.

a bergamo si mangiavan i biligocch... che eran marroni affumicati che rimanevan morbidi e gustosi e venivan infilzati in lunghe collane....


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