Mi sento di voler approfondire un pochino il mio pensiero sul "razzismo" perchè appassionato ha lanciato uno spunto condivisibile e che merita un approfondimento.
In effetti è vero io sono razzista, credo che tutti lo siamo, il punto è "solo" quello di capire "quanto" sono razzista. Se andiamo al di la delle facili esternazioni benpensanti e illuminate il razzismo è ovunque, nei bianchi, nei neri, negli ispanici, negli inglesi, nei francesi... chiunque si identifica nella propria "razza" e guarda con (più o meno) diffidenza ciò che non conosce, perchè il punto è proprio quello, abbiamo paura di ciò che non conosciamo, è umano e comprensibile.
Ecco forse io partirei da questo capo saldo per continuare l'analisi, cioè il punto che io ho paura e temo fondamentalmente chi e cosa non conosco.
Integrazione e conoscersi è buona soluzione che con gli anni, i decenni porterà dei buoni risultati. Stando nel mio piccolo, ricordo (poco) e mi raccontano (molto) di quando 30 anni fa nel nord Italia c'era la paura del meridionale... ora non c'è più ( o meglio ce n'è molta meno) semplicemente perchè ci si è integrati, conosciuti, capiti, a volte anche amati.
Arroccarsi sul disgustoso buonismo IO AMO TUTTI è forse un errore ancora più grave dell'essere dichiaratamente razzista specie quando questo amore incondizionato è frutto di un illusione che non trova poi molto riscontro nella pratica quotidiana... Quasi nessuno è dichiaratamente razzista, ma nell'atto pratico lo si è molto, ma molto più di quanto ci si possa immaginare.
Allora, forse, è meglio dire, NO io non amo tutti, anzi, ho paura di persone che non conosco e che so che possono nuocere alla mia sicurezza e a quella dei miei cari, MA HO VOGLIA DI CONOSCERLI, CONOSCERLI DAVVERO. e ovviamente questo deve accadere da entrambe le parti, perchè molto spesso si ha l'incondizionata presunzione di credere che siamo "noi" (bianchi, italiani, cristiani, ecc) ad essere i "superiori", ma ci sono tanti "loro" che sono razzisti verso di "noi"...
Bene... lascio perdere i "noi" e i "loro", lascio cadere ridicoli discorsi di "superiorità" o "inferiorità" e mi "siedo ad un tavolo" a fare 4 chiacchiere per conoscersi... domani sarà sicuramente un giorno più bello.
Venendo poi ad un discorso più pratico, anche qui secondo me bisogna fare dei distinguo, cioè l'accoglienza va bene è giusta, ma va fatta con criterio e ponderazione... prendendo esempio dall'utopico (utopico per l'italia per ragioni sociali, politiche, storiche e geografiche) modello australiano, io credo che abbiamo il dovere di accogliere ( e di essere accolti ) se e solo se c'è già un lavoro disponibile. Altrimenti ben vengano centri di accoglienza costruiti con criteri umani e a misura d'uomo, ma anche qui con dei criteri... tutto questo per non generare focolai di criminalità, perchè è ovvio che da qualche parte e in qualche modo il lunario va sbarcato, no?
Molto meglio attuare forti campagne di aiuto direttamente nelle patrie più bisognose, creando dei modelli autoctoni, ad esempio cancellare quel fottuto e ridicolo debito sarebbe cosa buona e giusta.
Per chiudere, il discorso legislativo mi pare un pò una barzalletta (purtroppo reale) secondo me se rubi sei un ladro, se uccidi sei un assassino e così via... e vai punito severamente con pene certe, poi quali siano le tue origini, che dio preghi o altro a me interessa poco, anzi per nulla.
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