Citazione:
Originalmente inviato da nenne46
Non sono più intervenuta perché quello che dicevate era tutto giusto ma non toccava un principio giuridico per me fondamentale e che mi aveva lasciato sconvolta.
Trattare in maniera diversa le persone NON PER QUELLO CHE AVEVANO FATTO MA PER QUELLO CHE ERANO.
Il considerare diversamente una persona per quello che è (clandestino, uomo, donna, nero, bianco, settentrionale o meridionale) e non per quello che fa (ruba, truffa, uccide, stupra) è terribile.
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Sono perfettamente d'accordo con te. I problemi dell'integrazione, della multiculturalità, della comprensione/incomprensione per il diverso, ecc. sono molto complessi e nessuno ha la ricette pronte. Possiamo - dobbiamo - metterci la nostra buona volontà, ma non è detto che basti.
Il problema che tu hai sollevato, però, è un altro e viene
prima di tutto ciò. E' un problema di diritti fondamentali e di principi giuridici che in nessun caso dovrebbero essere dimenticati. Considerare la clandestinità un'aggravante in caso di reato è un'aberrazione. Attenuanti e aggravanti possono solo essere situazioni specifiche, che il giudice valuta caso per caso, e non certo basandosi su dei
marchi d'infamia attribuiti a priori.
Pemettetimi un paradosso: se un clandestino ruba un motorino o se il motorino lo ruba un ragazzotto di buona famiglia che non sa come passare il tempo, chi si merita l'aggravante?
Citazione:
Originalmente inviato da vesna
ecco adesso ho capito perche la pensiamo diversamente.
per me una persona, bianca o nera che sia, uomo o donna che sia, musulmano o budista che sia, russo o bengalese che sia non nasce clandestino (cerchiamo di non parlare dei bambini nati da madre clandestine che in questo momento sono cmq una percentuale minore rispetto a tutti gli altri).
io sono nata extracomunitaria, chiara di carnagione ma non per questo la mia vita è stata molto piu facile di uno scuro di pelle o una signora velata. davanti ai poliziotti della questura tutti noi eravamo poco di buono anche se tutti quelli che erano in fila erano li perche avevano il diritto di richiedere per la prima volta o richiedere un rinovo di permesso di soggiorno.
clandestini non si nasce. lo si diventa facendo una scelta ben precisa.
e qui la diferenza.
non si puo scegliere con che pelle nascere, ma si puo scegliere di seguire la legalita e le regole.
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Ecco, Vesna, non sono proprio d'accordo. Certo, clandestini non si nasce, ma lo si diventa spesso (non diciamo sempre, ma nella stragrande maggioranza dei casi) per una condizione di forte disagio sociale. Spesso essere un "regolare" o un "clandestino" dipende dal caso o dalla fortuna: se sei arrivato in un momento di sanatorie o no, se hai trovato o no un datore di lavoro disposto disposto a metterti in regola, se sei o no riuscito a superare gli scogli burocratici e così via.
Non so la tua storia, ma mi sembra di capire che hai dovuto superare prove molto dure e sei giustamente orgogliosa di quello che sei riuscita ad ottenere, superando con le tue forze pregiudizi e difficoltà. Mi pare, però, scusami se te lo dico, che questo ti renda troppo dura e impietosa verso chi è stato meno capace o più sfortunato di te. Mi sembra un po' come quelli che essendo riusciti, partendo da condizioni di miseria, a farsi una posizione economica, guardano con senso di superiorità a chi è rimasto povero: se ce l'ho fatta io, ce la potevano fare anche loro. Non sempre è così, purtroppo.
Io mi considero una donna molto fortunata: sono nata e cresciuta in un bel quartiere della capitale di uno dei paesi più ricchi del mondo, in una famiglia certamente non ricca ma che non mi ha fatto mancare niente di importante, soprattutto, ma non solo, in termini di educazione e di valori. So bene che questo non è un mio merito ma - appunto - una mia fortuna. E so anche che una parte di questa mia fortuna è stata costruita mangiando letteralmente sulle spalle di un'altra parte di mondo. A tutti i miliardi di essere umani meno fortunati di me sento di dovere qualcosa, qualcosa che non sarò mai in grado di restituire. Forse è per questo che trovo difficile giudicare chi, nel tentativo spesso vano di conquistare un pezzetto di quel che io ho avuto in dono, non sempre rispetta tutte le regole. Le
nostre regole.