Prendo spunto da una riflessione di
Adm (Sottili geometrie in un mattino d'autunno) per aprire questa discussione.
Nell'osservare il paesaggio che si apre al mio sguardo, capisco quanto la natura che ci abbraccia, quanto la paziente sapienza contadina, abbiano tracciato le linee dei nostri giardini.
La boscaglia ci insegna come piantumare una bella macchia di arbusti sul cui sfondo si stagliano insiemi di alberi, talvolta alti e svettanti, talvolta più pacati, quasi a non voler disturbare quella magia di equilibri.
Segue una serie di immagini che vorrei commentare con voi.
Gennaio, caldo anomalo, tramanto brumoso su di un "mare di colline" che come onde si perdono all'orizonte.
Fattoria di Lamole, siamo nel cuore del Chianti, il castello fattoria domina su tutti i poderi, niente è per caso, confini poderali, oliveti e vigne si susseguano a boschi cedui. Tutta la campagna è un brulicare di vita e di attività.
Tutto quello che vedete non è naturale ma frutto di secoli di cultura contadina e di un lavoro continuo quasi permanente... sempre pero guidato da regole culturali ferree.