Discussione: Paesaggi toscani
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Vecchio 22-10-2007, 22.05.23
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Ogni paesaggio è strettamente corelato, alla storia del luogo.
Questo è molto evidente in Toscana e in modo particolare nelle province di Firenze, Siena ed Arezzo.
Tale relazione si perde nella storia greca, etrusca e romana. Anche se può sembrarvi incredibile le linee fondamentali dei nostri paesaggi hanno origine comune, specialmente nel centro-sud, sud e Sicilia dove la cultura greca sta alla base di tutta "l'estetica e funzione dei luoghi".
Ma torniamo alla Toscana, la prima domanda che mi pongo e cerco di rispondere sta in uno dei nostri alberi simbolo, il Cipresso, essenza importata dai greci dalla Siria e Cipro, già dal VI-V sec a.c., quando numerose nel sud dell'Italia sorgevano le Nuove Polis.
Mai importazione di essenze alloctone riscosse tanto successo, tanto da diventare l'albero "paesaggio per antonomasia", filari di cipressi dividevano proprietà, segnavano strade e cammini, o semplicemente erano ad ornamento a castelli rocche e torri, o corevano lungo i crinali dei colli solo per il gusto di vederli svettare negli orizonti.
Penso che l'innamoramento per tale albero fu tanta e tale da perccorrere tutta la storia per tanti secoli sino a noi. Solo nell'ottocento in periodo "romantico" si comincia ad associare i cipressi con i cimiteri munumentali e parchi di rimembranza, e nasce in molti l'associazione cipresso-cimitero-morti
Niente di più sbagliato, ad essere funebre era solo il contesto storico ed le architetture pensate dai costruttori del tempo.
Niente a che vedere con la solarità di una pieve romanica, con il suo chiostro e cimitero ornato da fiammanti cipressi.
Come per gli antichi greci il cipresso che si alza schietto al cielo è universalmente un simbolo spirituale di unione tra terra e cielo.
Non può sfuggire ad un attento osservatore come i cipressi siano quasi tutti piantati volantariamente e sempre con logica geometrica, sia nei parchi delle grandi Ville, sia nei giardini formali rinascimentali, sia nelle campagne come già descritto.
Pochi sono invece i boshi di cipressi le cosiddette "cipressaie", spesso associte a pineta con pino domestico, leccio e roverella, tutte nate per lo sfruttamento del cipresso come pianta da legno, poi abbandonate e destinate a sparire con il cancro del cipresso importato, durante l'ultimo conflitto, dalle truppe americane che usavano casse per le munizioni di cipresso dell'Arizona, contaminate con l'agente patogeno incriminato.

Come tale albero così ricco di storia e tradizione paesaggistica non può essere che uno dei princìpi basali progettuali, fulcro di prospettive o come semplice elemento assimmetrico, asociato all'immancabile olivo.

Ma questa è un'altra storia che nasce nel Rinascimento e che vi racconterò la prossima volta


Olivi e cipressi in un parco storico cittadino.







In veste formale nel parterre di origine rinascimentale, Villa Gamberaia a Settignano.


L'ingredibile lavoro di potatura e legatura dei cipressi per ottenere una quinta formale, qui siamo nel bel mezzo.

Alla prossima storia........
__________________
Lord Roberto

Ultima modifica di Roberto Rossi : 26-10-2007 alle ore 10.44.02.
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