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Camelie ed acidofile

Questa discussione si intitola Camelie ed acidofile nella sezione Acidofile: Coltivazione, appartenente alla categoria Acidofile; Ho notato che spesso il letame è trascurato come componente del substrato per le camelie ed altre acidofile in vaso. ...

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  #1  
Vecchio 25-09-14, 10:31
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Ho notato che spesso il letame è trascurato come componente del substrato per le camelie ed altre acidofile in vaso. Vero che è sempre più difficile reperirlo in loco, almeno per la maggior parte di noi, e quello che troviamo “confezionato”, è spesso “addizionato” con torba o di dubbia “maturazione”, ma se andiamo a vedere le note di coltivazione che inseriscono nel loro catalogo alcuni grandi vivaisti e riproduttori (Hillebrand ad es.) menzionano il letame, maturato almeno due anni, come importante componente del substrato.

Sono interessanti anche le prove di coltivazione delle camelie in contenitore, prove durate nove anni, eseguite dal Prof. Bruno Caraffini utilizzando due tipologie di contenitori, plastica e cotto, per un raffronto di comportamento delle piante. Dalla prova si rileva nessuna sostanziale differenza comportamentale delle piante. Nel corso della prova è stata rilevata la temperatura del substrato alla profondità di 5, 10 e 15 cm. (nei periodi di temperature esterne estreme, anche tre volte il giorno) non rilevando differenze.
L’unica differenza sostanziale emersa è nella durata dell’umidità del terriccio, che nella plastica, mantenendosi più a lungo, conduce a una differenza nella frequenza delle annaffiature. Sono emerse differenze anche nel comportamento e la disposizione delle radici, ma non trae conclusioni oltre la menzione.
A mio avviso, secondo la mia modesta esperienza, il cotto, traspirando dalle pareti, comporta “un richiamo” delle stesse radici verso le pareti del vaso, mentre la plastica consente un comportamento più simile all’essere interrate.

Interessante è anche la prova, sempre da lui effettuata, utilizzando i sottovasi di diametro uguale o maggiore del diametro massimo del vaso, annaffiando le piante non come consueto dalla parte superiore del terriccio/vaso, ma riempiendo i sottovasi. L’acqua, risalendo per capillarità, si rende disponibile alla pianta. Con questo metodo, che le piante hanno apprezzato e che ha utilizzato anche per fertilizzarle, ha potuto accertare, a parità di condizioni, le effettive differenze di necessità idrica fra le varietà e fra pianta e pianta, consentendogli di dare la giusta quantità di acqua secondo le loro esigenze.
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Andrea De Ponti (25-09-14), Baciccia (25-09-14), calabresella (28-09-14), loli63cam (25-09-14)

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  #2  
Vecchio 25-09-14, 12:00
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Leggere i tuoi interventi caro Giuliano è sempre un vero piacere

tornando al tuo intervento,mi viene da sorridere,pensando come siamo andati tanto avanti in uttti i campi,ma sopratutto in quello giardinicolo e alla fine,ci accorgiamo che il metodo migliore o uno dei metodi buoni è quello che usavano i nostri nonni il letame,anche perchè per loro,unico metodo,a basso costo e unico modo di smaltire le "zozzerie" (oro nel nostro caso) delle stalle e degli scarti di casa,

io non sono nè vecchio e nè giovanissimo,ma mi ricordo ancora bene le "concimaie" venivano chiamate dalle nostre parti,non so se è in dialetto forse si,in Italiano dovrebbe esser letamaia (scusate ma ho solo la licenza media )

ogni due anni circa,quando erano belle altine,composte da: scarti di casa,animali che morivano in modo naturale o malattie,(polli,conigli ect) e puliture di stalle varie (maiali,piccioni,galline ect)
si facevano dei solchi intorno alle piante o orto o giardini e si ricopriva,bè per un paio di anni non si usava null'altro,
poi è arrivato il chimico ed è cambiato tutto
ora per fortuna si torna indietro,però si chiama "bio" perchè se si chiamasse concime di stabbaia o gia letame,qualc'uno sotrce il naso
che strano mondo agli occhi di chi l'ha vissuto come me e cioè da prima che era normale ad usare quelle cose,
ed ora che c'è gente che va alla ricerca di letame pensando di usare "oro" una cosa nuova, chissà da che scoperta venga fuori
__________________
Quando non sono a lavorare in giardino,passo il tempo a fare qualcos'altro

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  #3  
Vecchio 25-09-14, 18:14
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Il problema col letame è che degradandosi finisce col favorire il compattamento del mix, cosa molto più lenta con le fibre della torba ed, ovviamente, con i pezzetti di bark ed altro. Lo stesso discorso è stato fatto per il Cymbidium descrivendo mirabilia con l'aggiunta di letame rigorosamente di cavallo al bark; però anche qui la degradazione del letame finiva col modificare la permeabilità del substrato.... Quanto alle prove-vaso, proprio ieri m'è capitato di rinvasare una pianta estratta dal vaso di platica (nera) stazionante al sole: ti assicuro che il pane radicale era palesemente caldo, cosa che non capita con il coccio. Verissimo che le radici tendono ad aderire al coccio ma non alla plastica; quanto all'acqua via sottovaso, d'estate credo non ci sia problema a patto di non lasciare stabilmente il sottovaso stesso con acqua presente.
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Andrea De Ponti (25-09-14)
  #4  
Vecchio 25-09-14, 19:51
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Condivido la tua esperienza, Kiwo, per i vasi di plastica neri lasciati in pieno sole, cosa un poco improbabile per delle camelie. Differente discorso per i vasi di "plastica"(resina, ecc.) similcotto: io li uso abitualmente anche per piante di agrumi e non mi hanno mai dato gli stessi problemi giustamente descritti per i neri.
Hillebrand ed altri consigliano il letame molto stagionato proprio e/o anche per evitare le giuste obbiezioni da te sollevate: io uso abitualmente un letame pellettato addizionato di ferro, normalmente utilizzato per la concimazione degli ulivi, con ottimi risultati.
Per quanto riguarda le prove effettuate dal Prof. Bruno Caraffini, non ho testato personalmente i suoi metodi di annaffiatura, ho solo estrapolato quanto da lui relazionato durante la Giornata di studio sulla Camelia organizzata dalla Società Italiana della Camelia, tenutasi, anni or sono, a Pallanza.
Il letame, Fabrizio, arricchisce di Humus il terreno, dobbiamo solo riimparare ad utilizzarlo con la giusta metodologia.

Confermo, come sempre, che se uno è soddisfatto del proprio metodo di coltivazione, perché cambiarlo? Ma ritengo personalmente importante anche testare le esperienze altrui: ho provato ad annaffiare dal sottovaso delle talee radicate di gardenia (foto su "Le mie gardenie") e ne sono rimasto soddisfatto, almeno nella situazione descritta in quella discussione.
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  #5  
Vecchio 25-09-14, 19:53
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Ciao a tutti, per quello che riguarda il sottovaso io sono costretto ad utilizzarlo sotto i vasi che contengono un mix particolarmente leggero tipo la terra di faggio perchè senò perderei immediatamente tutta l'acqua. Ovviamente l'acqua che passa nel piatto viene riassorbita nel giro di poche ore.
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  #6  
Vecchio 25-09-14, 21:36
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Buonasera Giulio

Anche a me piacerebbe usare il letame ma sono stato sempre sconsigliato per motivi di dosaggio per vaso, ma vorrei provare con qualche camelia. Posso reperire senza difficoltà quello di cavallo, ho letto che lo dovrei stagionare per un periodo di 2 anni, ma se nel frattempo mi dai il nome commerciale del tuo pellettato potrei provare a cercarlo in qualche consorzio agrario ben fornito.
Tieni presente che le misure dei miei vasi variano da un minimo di 6 cm fino ad un massimo di 95 cm, quindi mi cambia notevolmente la quantità.
Un saluto a tutti
Stefano

Ultima modifica di BelladiPisa; 25-09-14 alle 22:14
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  #7  
Vecchio 26-09-14, 08:03
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Ben inteso, sono un fan del letame, quello di una volta ben ricco di paglia residua, ben trasformato alla base del mucchio: col letame polverizzato commerciale insaccato non si sa bene di che si tratti e quanto applicarne....
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  #8  
Vecchio 26-09-14, 08:42
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Verissimo Kiwo, le dosi consigliate da Hillebrand sarebbero notevoli..., io mi tengo a percentuali più limitate.
Il prodotto che utilizzo io è Nutrifert ZF della Agrisan, che contiene Azoto organico 5%, Zolfo 10%, Ferro 3%. Presumo che non sia reperibile presso qualsiasi agraria, ma comunque puoi utilizzare qualsiasi letame pellettato, BelladiPisa.
L'utilizzo dei sottovasi, Andrea, va saputo gestire: annaffiare da sopra e lasciar ristagnare l'acqua nel sottovaso è, come giustamente ribadisce Kiwo, estremamente deletereo, perché può provocare marcescenze radicali. In casi particolari (rinvaso non effettuato nei tempi giusti con terriccio saturo di radici, annaffiature diradate per vari motivi che può comportare la completa asciugatura = idrorepellenza del terriccio a base di torba, ecc.) può essere gestito con oculatezza.
Mi ricordo quando Loli mi ha detto che suo padre annaffiava i ciclamini tenendo costantemente i sottovasi pieni, o quasi, di acqua, evitando ogni aspersione da sopra ed ha sempre avuto ciclamini, piante notoriamente soggette a marcescenze, splendidi. Lo scorso anno ho provato anch'io e devo ringraziarlo per l'ottimo suggerimento che vi giro.
E' la conferma che nel giardinaggio c'è sempre da imparare qualcosa di nuovo e che, a volte, è il contrario dei nostri presupposti...

Ultima modifica di giulio51; 26-09-14 alle 09:37
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Andrea De Ponti (27-09-14), BelladiPisa (28-09-14), Kiwoncello (26-09-14)
  #9  
Vecchio 26-09-14, 09:44
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Ho più volte letto su articoli scritti da diversi esperti del settore e tutti consigliano il vaso in coccio in quanto, essendo poroso, permette il passaggio dell'aria a beneficio delle radici.
Per quanto riguarda il letame, considerato da molti il "re dei concimi", avrei i miei dubbi....nel senso che lo vedrei come una "bomba" di nutrienti per la pianta!
Con le camelie bisogna davvero andarci piano con le concimazioni...il rischio di distruggere tutto o comunque di compromettere la salute della pianta è davvero alto.

Comunque nei mesi passati ho portato avanti un esperimento di semina di camelia in substrato avente ph 7 (ripeto ph7), un terriccio universale di marca a cui era stato addizionato del letame (in fabbrica). Adesso non so dirvi le percentuali nello specifico ma ho notato che, a parità di semina (stesso periodo), le camelie nate in questo substrato avevano un tronco con sezione maggiore (pertanto più forte) rispetto alle piantine nate in substrato con ph acido. Il letame, pertanto, potrebbe andare bene ma secondo me dato con molta moderazione....
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  #10  
Vecchio 26-09-14, 10:35
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Ritengo il coccio il materiale più adatto per il benessere della pianta, ma bisogna pur tener conto anche di costo, peso, fragilità, tutte cose che spostano la bilancia verso la plastica, io utilizzo vasi color coccio e non neri per ragioni estetiche, ma sempre e solo plastica.
Uno dei maggiori difetti imputati al vaso in plastica è lo scaldarsi al sole, ma nel caso delle camelie giustamente come è già stato scritto, non è un problema.

Non ho mai utilizzato il letame per le camelie, ma si può sempre provare, quello "vero" lo eviterei, anche se stagionato due anni è comunque pieno di semi e animaletti vari utili e non, mentre il pellettato che normalmente utilizzo nel frutteto è stato trattato termicamente.

Non sò Kiwo se l'effetto del letame sia quello di compattare il terreno, normalmente in agricoltura si utilizza al contrario per migliorare la tessitura dei terreni pesanti argillosi, ma per questo utilizzo è indicato quello con all'interno la paglia quindi di cavallo o bovino.
Sul forum c'era chi aveva sperimentato anche il guano per le camelie, a suo dire con buoni risultati.......

Come dice giustamente Giulio, c'è sempre da imparare e a volte essere disposti a stravolgere completamente le nostre convinzioni.
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