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Crescita e Forma degli Alberi: Modelli architettonici (II parte)

Questa discussione si intitola Crescita e Forma degli Alberi: Modelli architettonici (II parte) nella sezione Alberi e arbusti: Approfondimenti, appartenente alla categoria Alberi e Arbusti; Modello Massart (Abete, Larice, Cedro) Descrizione generale : Tronco ortotropo monopodiale a crescita ritmica. Branche plagiotrope indeterminate a crescita ritmica. ...

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Predefinito Crescita e Forma degli Alberi: Modelli architettonici (II parte)

Modello Massart
(Abete, Larice, Cedro)




Descrizione generale:
Tronco ortotropo monopodiale a crescita ritmica. Branche plagiotrope indeterminate a crescita ritmica. Fioritura laterale.

A causa della dominanza apicale persistente, queste piante mantengono un tronco unico con un apice ben definito per gran parte del loro sviluppo.
Le branche principali hanno una inclinazione orizzontale e ramificano con simmetria laterale (anfitonia), formando così palchi piani. Le branche più vecchie tendono ad assumere un’inclinazione verso il basso per effetto del peso.

Esempi:
Abete: Branche disposte in verticilli. Le branche principali hanno un’inclinazione tendenzialmente orizzontale o verso il basso con apici orizzontali o che tendono a raddrizzarsi. Le branche secondarie e terziarie sono orizzontali o a volte pendule.

Negli alberi vecchi o in quelli che crescono in boschi, il tronco tende a spogliarsi dei rami più bassi, che perdono sempre più vigore man mano che l’apice prosegue la sua crescita in altezza.

La dominanza apicale è molto persistente, la reiterazione delle branche avviene molto tardi e si manifesta con l’innalzamento verso l’alto degli apici, tuttavia raramente queste branche arrivano a diventare del tutto indipendenti, se non in età molto avanzata o a causa di particolari situazioni di sofferenza dell’asse principale.

Cedro: Branche alterne spiralate. Le branche principali e secondarie hanno un’inclinazione orizzontale con apici penduli (Cedro del Libano e Deodara) oppure leggermente verso l’alto con apici più eretti (Cedro atlantico).

In età avanzata il tronco stesso e tutte le branche tendono a inarcarsi verso il basso, le branche più vecchie vengono abbandonate anche se alcune più basse sopravvivono e possono sfuggire alla dominanza apicale diventando tronchi secondari.



Figura 1 – Abies, un albero conforme al modello Massart.




Modello Troll
(Olmo, Carpino, Faggio, Tiglio)




Descrizione generale:
Tutti gli assi sono inizialmente plagiotropi, ma la sezione basale diventa secondariamente eretta raddrizzando il ramo. Lo sviluppo degli assi è simpodiale e nuovi rami si formano nella parte alta delle curve degli assi progenitori. La parte apicale degli assi diventa una branca, che può essere o no determinata. La fioritura è laterale.

I rami, pur essendo di fatto sempre plagiotropi, più sono vigorosi e più si raddrizzano fino a diventare quasi verticali.
In questi alberi quindi il tronco, spesso unico, si costruisce per sovrapposizione di tratti verticali dell’asse più dominante di ogni anno.

Le branche ramificano sia lateralmente (anfitonia) sia superiormente (epitonia) e quelle più vecchie sono spesso composte dalla sovrapposizione di rami epitonici in successione.



Figura 2 – Albero conforme al modello Troll: Ulmus minor. A sinistra, esemplare giovane con rami plagiotropi che diventano secondariamente eretti. A destra, vecchio esemplare con ramificazioni epitoniche in successione.



Modello Mangenot
(Gleditsia, Acacia, Robinia)




Descrizione generale:
Tronco e branche orto-plagiotrope. Gli assi inizialmente ortotropi diventano plagiotropi e nuovi assi laterali dominanti si creano nella parte superiore delle curve, mentre la parte apicale dell’asse precedente diventa una branca.
Il tronco è quindi pseudo-monopodiale, formato per sovrapposizioni successive di rami epitonici. La fioritura è laterale.

Esempi:
Gleditsia: La tendenza dei rami a diventare plagiotropi fa sì che in questi alberi scompaia ben presto l’unicità del tronco. Solo gli assi molto vigorosi esprimono un certo grado di ortotropia, ma ben presto la chioma si espande orizzontalmente ed è formata quasi interamente da assi plagiotropi.
Tuttavia, la dominanza apicale a livello globale è forte e provoca la scomparsa dei rami bassi sul tronco.



Figura 3 – Alberi conformi al modello Mangenot. A sinistra Robinia, a destra Gleditsia.




Limiti dei Modelli

Occorre far notare che i modelli architettonici non hanno un valore assoluto: molti alberi possono mostrare un comportamento intermedio tra un modello e un altro a seconda delle condizioni ambientali e del loro stadio di sviluppo.

Ad esempio il corbezzolo cresce secondo il modello Leuwenberg quando si trova esposto al sole, ma in posizione ombreggiata tende a sviluppare un asse verticale monopodiale, più tipico del modello Scarrone.

Alcune betulle crescono secondo un modello di tipo Rahu, nonostante il tronco e i rami siano simpodiali, in questo caso infatti la crescita pseudo-monopodiale porta ad una forma del tutto simile a un albero che è realmente monopodiale;
molti alberi simpodiali a fioritura terminale, come nel modello Scarrone, prima di raggiungere la maturità e quindi la capacità di fiorire mantengono tutti gi assi monopodiali.

Viceversa, alcuni alberi a fioritra laterale (come gli aceri) possono con la maturità estendere la capacità di fiorire anche alle gemme apicali, cambiando di fatto il modello architettonico.

Si potrebbero fare tantissimi altri esempi, tuttavia risulta chiaro che il concetto di «modello architettonico» preso da solo non può descrivere in modo esauriente la crescita e la forma di una determinata specie arborea, ma occorrerebbe uno studio approfondito dell’unità architettonica, della strategia di reiterazione e di come queste si manifestino nel corso dello sviluppo.


Autore: Andrea Borghi (Boba74)
__________________________________________________ ________________________________________________
Fonti:
• Barthélémy D., Caraglio Y., Plant Architecture: A Dynamic, Multilevel and Comprehensive Approach to Plant Form, Structure and Ontogeny. Annals of Botany 99: 375–407, 2007.
• Hallé F., Oldeman RAA, Tomlinson PB., 1978, Tropical trees and forests. An architectural analysis, New York, Springer-Verlag.
• Sabatier S., Variabilité morphologique et architecturale de deux especes de noyers : Juglans regia L., Juglans nigra L. et de deux noyers hybrides interspecifiques. Thèse présentée à l’Université de Montpellier II pour obtenir le diplôme de Doctorat.
• Robinson D.F., A symoblic framework for the description of tree architecture models. Botan. J. Linn. Soc. 121 (1996) 243-261.
• Robinson D.F., Three gradients in the architecture of trees. Annals of Forest Science 57 (2000) 439–444.
• Prusinkiewicz P., Remphrey W.R., Characterization of architectural tree models using L−systems and Petri nets. M. Labrecque (Ed.), L'arbre − The Tree, 2000, Papers presented at the 4th International Symposium on the Tree, pp. 177−186.
• Raimbault P., Mathias F., Applicazione di concetti scientifici nella gestione degli alberi: Successi e difficoltà. International Society of Arboriculture - Sezione Italiana, Giornate tecniche 1999.

Ultima modifica di Ortensia Mancini; 29-10-10 alle 18:36
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alberi, architettonici, crescita, forma, modelli, parte

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