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Il Castagno (Castanea sativa)

Questa discussione si intitola Il Castagno (Castanea sativa) nella sezione Alberi e arbusti: Approfondimenti, appartenente alla categoria Alberi e Arbusti; nella foto il "castagno dei cento cavalli" Appartenente alla famiglia delle Fagaceae, il castagno è un albero antichissimo, coltivato da ...

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Vecchio 24-10-11, 23:29
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Predefinito Il Castagno (Castanea sativa)



nella foto il "castagno dei cento cavalli"




Appartenente alla famiglia delle Fagaceae, il castagno è un albero antichissimo, coltivato da oltre tre millenni che trova il suo habitat nell’Europa meridionale, nell’Africa settentrionale e nell’Asia Minore, in boschi di pianura e collina sino a 1300 metri di altitudine.

Il suo nome deriva dal greco “kastanon” cioè originario di Kastania, un villaggio in cui pare che fosse particolarmente abbondante.

E' un albero d’alto fusto che può raggiungere un’altezza di 30/35 m. ed il suo tronco può misurare 9-12 m di circonferenza.
Il suo massimo splendore lo raggiunge intorno ai 50 anni di età, è molto longevo infatti può vivere per oltre 1000 anni.

Predilige terreni acidi, profondi e fertili.

E’ un albero deciduo, le cui foglie sono alterne, oblungo-lanceolate, verde scuro opaco sopra più chiare sotto, con margine seghettato e nervature molto prominenti e misurano dai 10 ai 20 cm.



Il castagno è una pianta monoica, cioè sulla stessa pianta esistono fiori maschili e fiori femminili ben distinti tra loro.

I fiori maschili sono riuniti in amenti che nascono dall’ascella delle foglie




Mentre quelli femminili sono riuniti in infiorescenze formate da due o tre fiori avvolti da una cupola rivestita di aculei, che si trasformeranno in un riccio spinoso che si apre in quattro valve e che contiene i frutti (gli acheni), ovvero le castagne



I fiori del castagno sono molto graditi alle api che nutrendosene forniscono poi un ottimo miele.
La fioritura avviene in giugno-luglio, prima per i fiori maschili e poi per quelli femminili
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Piera

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Vecchio 25-10-11, 08:02
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In settembre-novembre si avrà la maturazione dei frutti : le castagne. Il riccio che le contiene si aprirà per liberarle.
Un albero di castagno inizierà a fruttificare intorno ai 15 anni di età.






La corteccia ricca di tannino del castagno giovane è liscia e grigiastra, mentre invecchiando diventa sempre più bruna e screpolata, sino ad arrivare ad avere anche molte cavità in cui trovano rifugio piccoli animali






Come tutti sappiamo, le parti più utilizzate del castagno sono il legno e il frutto.

Il legno viene utilizzato per fare mobili, ceste, imballaggi, travi, botti….

Io amo il legno del castagno e ricordo che, tanti anni fa avevo deciso che volevo un tavolo fratino in castagno.
Nella mia città non ci sono molti mobilifici che trattano mobili rustici, e un giorno, recandomi presso un negozio in città, chiesi se avessero un tavolo in castagno.

La signora mi guardò con aria perplessa, ma anche un po’ schifata, e mi disse “un tavolo in castagno? Ma signora! Non esistono più il castagno è il legno dei poveri!”

Rimasi malissimo e andai in Piemonte a fare un giro tra i mobilifici dove trovai tantissimi tavoli fratini in castagno, naturalmente me ne feci fabbricare uno che tutt’ora regna sovrano nella mia cucina.

Per quanto riguarda le castagne il loro uso è davvero molto antico.
Esse sono state per lungo tempo un’essenziale fonte di cibo e la loro farina un’importantissima merce di scambio.
Oggi vengono per lo più consumate fresche o anche essicate e ridotte in farina, ottima per fare alcuni tipi di dolci.

Credo che i boschi di castagni siano una delle cose più belle da vedere, i loro colori ed il loro profumo sono impagabili









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Piera

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Vecchio 25-10-11, 08:41
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Purtroppo il castagno non è immune da malattie, anzi!
Sin dal secolo scorso si è diffuso in tutte le zone castanicole d’Italia il Mal dell’inchiostro : la pianta viene attaccata da un agente patogeno, Il Phytophthora cambivora (Petri) Buism che penetra nella pianta dalle ferite e invade tutti i tessuti sino all’apparato radicale.

La pianta comincia a perdere vigore e rallenta la crescita, sino ad arrivare alla morte.
Purtroppo contro questa malattia non esiste ancora rimedio, se non energiche potature delle parti malate.




Un’altra malattia importante del castagno è Il Cancro della corteccia provocato dal fungo Ascomicete Cryphonectria (Endothia) parasitica (Murr.) Barr.

In Italia la prima segnalazione si è avuta nel 1938 proprio nella mia regione, la Liguria, ma oggi purtroppo è presente in tutte le zone castanicole d’Italia.
Questo fungo penetra nella pianta anche dalle più piccole ferite dei rami e del tronco provocando dapprima delle piccole aree depresse rossastre che successivamente evolvono in cancro, sino alla morte della pianta.




Ma non è finita purtroppo!

In questi ultimi anni, ed esattamente dal 2002, è stata segnalata anche in Italia la presenza di un parassita, la vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus Yasamatsu), che è uno degli insetti più dannosi per il castagno.
Originario del nord della Cina è simile ad una piccola vespa lunga circa 2,5 mm.

Vi allego un articolo che ho trovato in rete e che ritengo sia semplice, essenziale ed esauriente

La presenza del parassita si manifesta con le caratteristiche galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 5 a 20 mm di diametro, di colore verde o rossastro) che, in caso di forti attacchi, rallentano lo sviluppo vegetativo delle piante e riducono drasticamente la fruttificazione, pur senza portare le piante alla morte.

All'interno delle galle ci sono le larve dell'insetto, che in estate danno origine alle piccole vespe adulte, le quali depongono subito le uova nelle gemme presenti in quel momento sulla pianta.

Le larve trascorrono autunno e inverno all'interno delle gemme senza che esternamente vi siano sintomi particolari; in primavera, alla ripresa vegetativa, la presenza delle larve determina una forte reazione nelle gemme, con la formazione delle galle su foglie e germogli.

La vespa cinese si diffonde mediante il materiale di propagazione infetto e grazie al vento, che può trasportare le femmine adulte fino a 10-15 km dalla pianta in cui sono sfarfallate. Va considerato che la popolazione di vespa cinese è composta da sole femmine, per cui è sufficiente l'arrivo di un solo insetto in un castagneto per propagare l'infestazione.

Gli insetticidi non sono efficaci per il controllo della vespa cinese, perciò il Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con l'Università di Torino, sta sperimentando la lotta biologica mediante l'impiego di un nemico naturale, un piccolo imenottero - Torymus sinensis - in grado di parassitizzare le larve di vespa cinese (di seguito, nella sezione Documenti, la nota dal titolo "Programma per il controllo della vespa cinese in Emilia-Romagna" riporta una sintesi del progetto).

Purtroppo il parassita non può essere allevato in grandi quantità in laboratorio, perciò è necessario favorirne l'adattamento e la proliferazione nei nostri ambienti montani. Per questo in varie zone dell'Appennino (tra cui aree del comune di Sasso Marconi) sono stati liberati adulti dell'imenottero parassitoide nei pressi di giovani castagni con presenza di galle, segno inconfondibile della presenza della vespa.


Per cercare di contrastare la diffusione dell'insetto deve essere utilizzato soltanto materiale vivaistico munito di passaporto delle piante e proveniente da zone esenti, sulla base di quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 30 ottobre 2007 (disponibile di seguito nella sezione Documenti).

Il materiale destinato alla propagazione (gemme e marze) proveniente dalle aree con presenza dell'insetto non può essere portato al di fuori della zona di insediamento, e lo spostamento all'interno della zona infestata deve essere richiesto al Servizio Fitosanitario Regionale.

Il taglio delle galle può essere utile solo precocemente (maggio-giugno) e nei casi di scarsa infestazione. In tutte le altre situazioni, specialmente nelle località in cui sono in atto iniziative di lotta biologica, il taglio delle galle è controproducente perché potrebbe ostacolare la diffusione di T. sinensis.

Inoltre il taglio è sempre da evitare in autunno, quando le galle sono state abbandonate dalla vespa cinese ma potrebbero contenere dei parassitoidi indigeni
.”

Per rendere l’idea, quelle in rosso sono le zone interessate dal parassita




Questa è la vespa cinese


le larve





le pupe



pianta contagiata










ed il particolare delle galle contenenti le larve





La pianta non muore, ma la produzione dei frutti diminuisce drasticamente.

Come riportato nell'articolo qua sopra, per combattere questo imenottero si sta applicando una lotta biologica, impiegando l'imenottero calcidoideo Torymus sinensis Kamijo, che da molti anni viene impiegato con successo in Giappone. Le prime esperienze intraprese con questo limitatore naturale in alcune aree infestate della provincia di Cuneo si sono dimostrate incoraggianti.


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Per fortuna credo che sull'Etna non abbiamo la terza patologia che descrivi, non ho mai visto né quelle vespe né, sopratutto, quelle galle.
Invece le piante malate di cancro sono un'infinità ma posso dire che qui generalmente non muoiono, ne ho più di una che è ripartita dal basso quando secca il tronco malato o quando si taglia.
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Vecchio 25-10-11, 10:27
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Predefinito leggenda

Il castagno dei cento cavalli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Coordinate: 37°45′00.7″N 15°7′49.4″E





Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero di castagno plurimillenario, ubicato nel Parco dell'Etna in territorio del comune di Sant'Alfio (CT) nel cui stemma civico è raffigurato.

Il castagno, considerato come il più famoso e grande d'Italia e oggetto di uno dei più antichi atti di tutela naturalistica - se non il primo del genere - in Sicilia, è stato studiato da diversi botanici e visitato da molti personaggi illustri in epoche passate. La sua storia si fonde con la leggenda di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, vi trovarono riparo da un temporale.


Notizie storiche

L'albero si trova nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna.

Diversi autori di botanica concordano sulla sua età: avrebbe dai due ai quattro mila anni e, stando alla tesi del botanico torinese Bruno Peyronel, potrebbe essere l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia (1982).

Le prime notizie storiche sul Castagno dei Cento Cavalli sono documentate già nel XVI secolo. Nel 1611 ne parlò Antonio Filoteo, mentre nel 1636, ne «Il Mongibello», Pietro Carrera descrisse maestoso il tronco e l'albero «...capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli».

Il 21 agosto 1745 venne emanato un primo atto dal «Tribunale dell'Ordine del Real Patrimonio di Sicilia», con il quale si tutelava istituzionalmente il Castagno dei Cento Cavalli ed il vicino Castagno Nave. Questo documento si configura, in virtù del periodo storico (fine del XVIII secolo), tra i primi atti - se non il primo in assoluto - di tutela ambientale prodotti in Sicilia.


Castagno dei Cento Cavalli, Jean-Pierre Houël ca. 1777.

« ... Or volendo noi che a somiglianti alberi non s'irrogasse il minor danno, o nocumento sia con tagli, sia con fuoco, sia con altra incisione, o sfrondamento che ridondar potesse in lor pregiudizio, ma che soltanto si conservassero illesi, et intatti da chiunque dannifera invasione, per scorgersi in ogni tempo con pari piacere, e maraviglia la smisurata, straordinaria loro mole; fidati sul vostro zelo, et accortezza specialmente sulla cura indossata di detto Bosco, abbiamo stimato far a voi le presenti con le quali ordiniamo di dover con tutta diligenza, et ugual premura invigilare a che non fosse apportato ai cennati alberi di Castagno, o di altra sorte che siino, danno, o pregiudizio alcuno, o con tagli, o con fuoco, o con altra forma, e maniera che potesse andar da inferirgli il loro decadimento; ma che venissero custoditi, e curati con tutt'attenzione, conforme ce lo persuadiamo dalla vostra buona condotta; imponendo delle pene pecuniarie, personali, carcerazioni, o altro a' Campieri, Guardiani; e Gabelloti, di esso Bosco, affin di accertarsi l'intento della conservazione di detti alberi, e mantenersi con ciò sempre più viva e recente la memoria di una tale naturale maraviglia, che è di stupore ad ognuno, e di decoro a questo Regno: mercè noi in vigor delle presenti vi concediamo tutta la facoltà e potestà necessaria e le nostre veci ancora in disponere ciò che voi giudicherete proprio, e corrispondente alla conservazione di detti alberi, a non altrimenti. »
(Dat. Pan. Die 21 (rectius 12) (9)Augusti 1745. II principe Corsini De Spucches P. - Filangeri M. R. Laredo Cons. Asmundo Paternò F. P. D. Blasius Miano Mag. Not: All'Ill. Duca di Tremistieri Rettore del Bosco del Carpinetto sopra Mascali delle pertinenze della Mensa di Catania)

L'insigne naturalista catanese Giuseppe Recupero in «Storia naturale e generale dell'Etna» descrisse accuratamente l'albero, fornendo anche diverse dimostrazioni sulla unicità dalla pianta (allora era in discussione se fossero più piante) e narrò che nell'anno 1766 trovò la casa molto deteriorata (esisteva una casa sotto le fronde del castagno, si può notare nel quadro di Jean-Pierre Houël).

È stato ritratto da molti viaggiatori del Grand Tour, fra i quali Patrick Brydone e Jean Houel. Quest'ultimo, nel 1787, lo descrisse e ritrasse nel Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari, utilizzando, tra l'altro, le seguenti parole:

..."La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo. Mi feci inoltre, dai dotti del villaggio raccontare la storia di questo albero (che) si chiama dei cento cavalli in causa della vasta estensione della sua ombra. Mi dissero come la regina Giovanna recandosi dalla Spagna a Napoli, si fermasse in Sicilia e andasse a visitare l'Etna, accompagnata da tutta la nobiltà di Catania stando a cavallo con essa, come tutto il suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale, essa si rifugiò sotto quest'albero, il cui vasto fogliame bastò per riparare dalla pioggia questa regina e tutti i suoi cavalieri"...

A seguito del dipinto e delle belle parole che Houel dedicò all'artista, in tempi recenti l'amministrazione comunale ha deciso di dedicargli una via, proprio nei pressi dell'albero.

Inoltre, è stato oggetto di studio da Alberto Fortis in Della coltura del castagno (1780), che lo trovò degradato.
Una leggenda narra che ivi trovò rifugio, durante una tempesta, l'imperatrice Isabella d'Inghilterra, terza moglie di Federico II e i suoi cento cavalieri.

Nel 1923 il tronco principale dell'albero fu intaccato da un incendio, che, secondo una non comprovata tradizione orale, sarebbe stato appiccato per ritorsione da alcuni abitanti di Giarre, cui era invisa l'autonomia amministrativa ottenuta dal paese di Sant'Alfio (proprio dal comune giarrese).

Il fondo dove sorge il castagno era di proprietà di alcune famiglie del notabilato locale e venne usato come luogo di conviviali e banchetti per ospiti illustri.

Nel 1965 l'albero fu espropriato e dichiarato monumento nazionale. Solo alla fine del XX secolo alcuni enti locali hanno avviato una serie di studi per tutelare e conservare il castagno.

Il programma televisivo scientifico Super Quark, trasmesso sul canale Rai Uno, studiò il DNA, prelevato dal castagno. In base ai risultati ottenuti, si poté affermare che il castagno potrebbe avere la più grande circonferenza del mondo, prima di un grande cipresso presente in Messico e largo 38 mt.
Tale tesi, tuttavia, è ancora al vaglio della comunità scientifica, che si sta nuovamente occupando delle peculiarità dell'albero.

Ultima modifica di Cerchina; 28-10-11 alle 18:58
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Vecchio 25-10-11, 11:20
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Il castagno oggi

Il castagno, (Castanea sativa), misura circa 22 m di circonferenza del tronco, per 22 m d'altezza.
In realtà, oggi si presenta costituito da tre polle (fusti), rispettivamente di 13, 20 e 21 m; su queste polle è vivo il dibattito sulla unicità della pianta. Negli ultimi anni il libro dei Guinness dei primati ha registrato il Castagno come l'albero più grande del mondo, per la rilevazione del 1780, quando furono misurati ben 57,9 m di circonferenza con tutti i rami.

Altri alberi plurisecolari etnei

Nelle vicinanze dell'albero, a circa quattrocento metri, si trova un altro castagno con almeno mille anni di vita, il Castagno Nave (chiamato anche Castagno S.Agata o Arrusbigghiasonnu - risveglia sonno - forse per il cinguettio degli uccelli o forse per le fronde basse che destavano improvvisamente dal sonno qualche carrettiere passante). Questo castagno sarebbe, secondo alcuni studi, il secondo per antichità e grandezza in Italia. La circonferenza misura 20 m ed è alto 19 m.
Sempre nel versante orientale dell'Etna, ma in territorio di Zafferana Etnea, si trova un leccio (specie di quercia) quasi millenario: l'Ilice di Carrinu. La circonferenza è 4 m ed è alto 19 m.


La leggenda

Si narra che una Regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale, durante una battuta di caccia, nelle vicinanze dell'albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito.

Non si sa bene quale possa essere la regina, secondo alcuni si tratterebbe di Giovanna d'Aragona oppure secondo altri l'imperatrice Isabella d'Inghilterra, terza moglie di Federico II, secondo altri ancora si tratterebbe di Giovanna I d'Angiò la cui storia verrà collegata all'insurrezione del Vespro (XIV-XV secolo).

Tutte queste leggende, molto probabilmente, sono frutto di fantasia popolare; infatti, la regina Giovanna d'Angiò, pur essendo nota per una certa dissolutezza nelle relazioni amorose, è quasi certo che non fu mai in Sicilia.

Traendo spunto dalla leggenda, alcuni poeti cantarono la storia del castagno e della regina, fra questi vanno citati Giuseppe Borrello e Giuseppe Villaroel che furono fra i maggiori poeti dialettali catanesi del XIX secolo, e Carlo Parini.


Posto il link di Wikipedia dove si possono leggere le note e la bibliografia
http://it.wikipedia.org/wiki/Castagno_dei_Cento_Cavalli.

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Vecchio 25-10-11, 11:44
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Il castagno per me è il patriarca degli alberi: è bellissimo, maestoso, con i suoi frutti ha sfamato i nostri nonni degli Appennini!

I Monti Cimini che mi separano da Isa, si stanno coprendo d'oro, sono i castagni che si spogliano per andare a riposo. Ho potuto purtroppo fare poche passeggiate lungo questi sentieri



A proposito di sfamare ci sono moltissime ricette con i frutti.

Questa è una tradizionalissima e semplice:
http://www.donnamoderna.com/var/ezfl...er_grande3.jpg



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  #8  
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Vista l’importanza che la castagna ha avuto ed ha tutt’ora, direi che vale la pena spendere qualche parola in più.

Certamente è il frutto più conosciuto del bosco ed ha rappresentato la principale ricchezza e il maggior sostegno sul quale potevano confidare contadini, pastori e quanti altri abitavano nelle zone di montagna.
Per questa gente la polenta di castagne e acqua naturale era l'alimento di tutti i giorni, della sera come della mattina, sia per i piccoli che per i grandi.

Le famiglie sopravvivevano grazie alla castagna, che, divenuta vero e proprio culto, rappresentava il pane assicurato e quindi la sicurezza per le famiglie.
E’ uno dei pochi frutti completamente naturali perché, protetta dal suo guscio, il riccio, praticamente non viene a contatto con alcun trattamento chimico.

Nulla della castagna va sprecato, anche gli scarti diventano cibo per i maiali, ed essendo un frutto con valori nutritivi molto elevati, lo si adopera in moltissimi modi.
Infatti, oltre che nei modi più tradizionali, ovvero arrostita o bollita, la castagna si presta a molti altri utilizzi.

Ad esempio, la sua farina è stata un cibo basilare per le popolazioni montane, pensate che gli abitanti del Monte Amiata in Toscana, consumano la polenta di castagne che hanno chiamato “Pan di legno”, perché “pane” è sinonimo di cibo, che non deve mai mancare e “legno” in quanto deriva dal frutto di un albero, quindi si differenzia dal pane tradizionale.

La lavorazione della castagna nel passato

Sino alla prima metà del XX secolo la raccolta delle castagne e la loro lavorazione erano operazioni importantissime.

La raccolta iniziava ammucchiando i ricci e formando una ricciaia. Questi ricci venivano poi aperti con uno strumento detto "magliozzo"


Si sceglievano così le castagne migliori e si vendevano, mentre le altre venivano essicate nel “seccatoio”, una capanna costruita con calce e pietre dei campi.
In questo essiccatoio, costruito su due piani, le castagne venivano sistemate al piano superiore sopra a delle ginestre selvatiche, mentre al piano inferiore veniva acceso un fuoco che ardeva ininterrottamente per 40 giorni circa, mantenendo all’interno del seccatoio una temperatura costante intorno ai 30 gradi.

Quando le castagne erano essiccate, bisognava togliere la buccia e la pellicina interna. Questa operazione veniva effettuata con uno strumento chiamato “mazzanghéra”.



una sorta di bastone con la parte utensile rinforzata da punte di metallo, che serviva a battere le castagne collocate in una bigoncia.




Terminata questa operazione, bisognava ancora separare le castagne dai residui della buccia.
Questo veniva normalmente fatto dalle donne che facendo roteare uno strumento chiamato “vassoia”, riucivano a pulire definitivamente le castagne.

A questo punto, le castagne potevano essere trasformate in farina.

Ricordiamoci che la castagna non contiene glutine, può quindi essere consumata anche dai celiaci, inoltre pare sia consigliata ai diabetici e a chi ha problemi di fegato.
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Oltre all’utilizzo alimentare, la castagna si può utilizzare anche nel campo della cosmetica, ad esempio per la cura dei capelli. Con le castagne fatte bollire sino a creare un impasto, si può fare una maschera emolliente per i capelli, mentre l’acqua di bollitura si può utilizzare per esaltare il biondo dei capelli.

Inoltre il decotto di castagna è indicato per lenire affezioni bronchiali e diarrea, mentre l’infuso delle foglie si rivela ottimale per curare, attraverso graduali gargarismi, infiammazioni della bocca e della gola.

E qual è la differenza tra castagne e marroni?

Le castagne sono i frutti del castagno selvatico, mentre i marroni di alberi coltivati e migliorati da continui innesti.

Le differenze si vedono a occhio nudo e si sentono col palato, i marroni sono più grandi e più tondi delle castagne, infatti ogni riccio normalmente contiene uno o due marroni, mentre le castagne di solito sono tre o quattro.

castagna



marrone


inoltre la pellicina che sta sotto la buccia si toglie con più facilità di quella delle castagne.
Per quanto riguarda il sapore, il marrone è più dolce e più profumato.

Credo che ognuno di noi abbia almeno una volta assaggiato i golosissimi marron glacè

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E' anche molto interessante confrontare le tradizioni tra differenti regioni, italiane e non, che vivevano principalmente della castagna.
Per motivi di famiglia ho soggiornato spesso nelle Cévennes (sud della Francia), una regione ballissima, arida e selvatica, dove le famiglie sopravvivevano grazie alle castagne nelle zone più alte.

Si ritrovano delle ricette molto simili tra Francia, Ticino, Toscana..ecc. anche se in certe zone si usava prevalentemente la farina e in altre le castagne secche.
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