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Vecchio 27-04-2008, 09.17.43
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Predefinito Strage di api: un rischio per tutta l'umanità

Ho letto questo articolo e ne sono rimasta scioccata, anche qui in Toscana ci sono dei grossi problemi con le api, molti amici apicultori sostengono di non saper più come fare e come porre rimedio, ma ogni anno hanno sempre men o api e sempre meno miele


le api si ammalano e muoiono e sembra non ci sia nulla da fare




L'inarrestabile moria delle api segna un'emergenza planetaria. La profezia di Einstein rischia di avverarsi: no api, no vita

Pubblicato in Cronaca|TAG: api, moria api, profezia einstein, spopolamento alveari
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«Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra – diceva Albert Einstein - all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita».
L'inquietante profezia del grande fisico è in realtà il frutto di un lucido ragionamento: niente api, niente impollinazione; quindi niente piante; né animali erbivori. E quindi, niente più uomini.

Al di là del paradosso, la presenza degli industriosi insetti sul pianeta è fondamentale e il fatto che oggi la popolazione totale delle api risulti dimezzata, sta diventando un'emergenza planetaria.

Il misterioso fenomeno della moria della api imperversa su scala mondiale, basti pensare che in Italia - fa luce la Coldiretti - solo nel 2007 si è registrata la perdita di 200mila alveari, mentre negli Stati Uniti la situazione è ancora più drammatica: in alcuni territori gli alveari sono stati devastati, con mortalità del 60-70%, tanto che è stata coniata la sindrome del Colony Collapse Disorder, Sindrome dello spopolamento degli alveari.

"Se avremo meno miele, utilizzeremo più zucchero", potrebbero pensare alcuni (con la stessa lungimiranza di Maria Antonietta che avrebbe detto, alla vigilia della rivoluzione: "Se popolo non ha pane, mangi brioches").
Non è così. La strage di api non mette a rischio il solo futuro dell’apicoltura, ma ha ripercussioni su tutto il nostro comparto agricolo, dal momento che oltre un terzo delle coltivazioni sono impollinate grazie al loro lavoro.

Mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza - spiega la Coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti, come pure la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere, come l’erba medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento.
In Italia, la perdita degli alveari, lo scorso anno, ha provocato un danno economico per la mancata impollinazione pari a 250 milioni di Euro.

L'amarezza dei conti lascia il posto a un interrogativo inquietante: che cosa sta uccidendo le api?
Un apicoltore spiega «Non troviamo api morte negli alveari. Le nostre api scompaiono senza lasciar traccia. Sicché è difficile capire la causa della catastrofe».
Tra le ipotesi fatte, oltre a virus e a parassiti, spesso frutto di introduzioni di specie da altri paesi, vi è chi attribuisce la responsabilità della strage ai troppi
pesticidi sparsi sulle coltivazioni; altri puntano il dito sulle sementi geneticamente modificate (Ogm); per altri ancora sarebbero le onde elettromagnetiche attivate dalla telefonia cellulare, responsabili delle difficoltà che le api incontrano nel ritornare al proprio alveare.
Ma l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) lancia l’allarme sulla presenza di un nuovo nemico delle api da non sottovalutare: «il ruolo del clima, perché un suo andamento irregolare può interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell’alveare».

(L.F.)
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Vecchio 27-04-2008, 20.30.03
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Pollice Verde I DAN
 
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sì Manu, avevo sentito un servizio in qualche Tg mi sembra, ed anche io ero rimasta allibita in effetti non penseremmo mai che le conseguenze potrebbero essere così devastanti

Purtroppo, non credo ci sia nulla che ognuno di noi potrebbe fare per dare il suo piccolo contributo

o qualcosa c'è???
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Piera
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Vecchio 27-04-2008, 20.49.10
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Pollice Giallo
 
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Anch'io ho trovato la notizia sconvolgente. Qui in Piemonte si parla del 70% di api in meno rispetto allo scorso anno!! Non saprei proprio cosa si potrebbe fare, anche perchè non è ben chiara l'origine di questa morìa... Che tristezza!
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Vecchio 28-04-2008, 04.53.29
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Qui da noi, molti imputano questa moria ai troppi concimi chimici, ai trattamenti chimici che vengono spruzzati sulle piante ed al diserbo di cui si abusa, io non so quale sia la ragione, so solo che a me fa male vedere l'erba diventata gialla per i trattamenti subiti
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Vecchio 29-04-2008, 12.37.13
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Pollice Giallo
 
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io ho visto un servizio proprio sulla moria di api, mi è rimasto molto impresso.
le cause, dicevano, sono dovute ai vari tipi di veleno che usano nelle coltivazioni. ad esempio il "veleno" che mettono sopra i chicchi di mais (quello che li colora in superficie di verde o viola, affinchè non vengano mangiati), fa si che molte api della zona in cui c'è quel campo di mais muoiono e tutte le altre sono costrette ad allontanarsi. infatti per molti chilomentri poi non ci sono più api. anche dovuto ai veleni nei frutteti
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Vecchio 29-04-2008, 14.27.21
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Pollice Bianco
 
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Due sono le cause principali della moria e della fuga dagli alveari delle api: l'uso indiscriminato e impropio di insetticidi e, l'acaro varroa. Micidiali sono gli insetticidi sistemici usati prima della fioritura, in francia e in germania e ora anche in italia l'uso di questi ha decimato intere famiglie. Ugualmente micidiali sono gli insetticidi di contatto , questi rimanendo sulle piante , e cadendo sull'erba circostante , sono ingeriti dalle api quando al mattino vanno a rifornirsi d'qcqua dopo una rugiada notturna. L' acaro varroa: questo è capillarmente inserito nel nostro territorio; se in primavera inizio estate , disopercolando una decina di celle da fuco(maschio d'ape) se ne trovano più di tre infestate da varroa , il livello di infestazione inizia a diventare preoccupante e il futuro della famiglia può essere compromesso. Inoltre la pericolosità di questo acaro deriva dalla quantità di virus trasmessi, queste infezioni virali mettono in pericolo la sopravivenza della famiglia, per questo vengono fatti trattamenti vari, perchè le api che dovranno affrontare lìinverno devono essere sane; in caso contrario sarà consistente il rischio di crolli di popolazione nei mesi freddi, con possibilità di estinzione della famiglia che non riuscirà più a riscaldarsi per mancanza di api. Un ottimo effetto varroicida lo produce l'acido ossalico , si tratta di una sostanza presente in natura , contenuta in molti vegetali, tra qui diversi commestibili (spinacio e altri) . In molti hanno cercato di aumentare l'efficacia di questo trattamento per eliminare completamente l'acaro, data la facilità di somministrazione, e il costo irrisorio del prodotto, si è assistito all'applicazione del principio"che se uno fa bene due fanno meglio" A dosaggi elevati di acido ossalico la tossicità nell'ape è notevole , anche se non si tratta di nocività acuta, l'ape non muore immediatamente al contatto della sostanza, ma subisce una riduzione dell'aspettativa di vita tanto maggiore quanto è maggiore è la quantità di acido ossalico con qui viene a contatto. La mancanza di tossicità acuta à indotto molti apicoltori in errore e a fatto sì che imboccasserola via degli alti dosaggi , causa di morie invernali delle famiglie , o di spopolamenti che le fanno arrivare alla primavera in condizioni precarie, e aggiungo anche che probabilmente stufe di bonbardamenti continui buona parte lascia l'alveare cescando una dimora più tranquilla. Marcello
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