Io ho conosciuto un po' di persone che sono venute qui con tutta la buona volontà di lavorare e si sono dovuti scontrare con il balletto "per metterti in regola devi fare il viaggetto di ritorno al tuo paese e farti chiamare in Italia dal datore con una promessa di lavoro". Domandina, di questi casi ce ne sono una quantità enorme. Tutte persone che sono già qui, sono entrate "in qualche modo", è vero, infrangere la legge sugli ingressi è sbagliato, è vero, ma ormai sono qui e magari non si possono permettere di tornare al loro paese, quindi ? Atra domandina chi affiderebbe i propri genitori o i propri bambini o anche solo la propria casa a un badante / baby sitter / colf che non ha mai avuto l'occasione di incontrare, facendolo venire da chissà dove? E poi anche io scapperei in qualunque modo se avessi la morte alle spalle, e non potessi dare da mangiare ai miei figli.
Io credo che il modello australiano finirebbe per favorire solamente chi può permettersi di avere un diploma/laurea qualificante, o almeno una professione specializzata. Il timore è che resterebbero esclusi gli "ultimi" del mondo ... quelli spinti dal bisogno, che si accontentano di fare qualunque cosa pur di vivere ... o no?
E' vero che temiamo gli estranei, indipendentemente dalla loro razza, mai io ho molta fiducia, che la voglia di sederci ad un tavolo e fare quattro chiacchiere, ci aiuti a scoprire il bello della differenza!
Dove vivo io, negli anni '60 '70 c'erano cartelli con scritto "non si affitta ai Calabresi", i Calabresi sono venuti a vivere qui lo stesso, lavorano e vivono benissimo qui, ma ora anche loro fanno la guerra allo "straniero" insieme a tutti gli altri.

La storia non ci insegna proprio niente! Il mondo è un pezzo di terra, che è di chi la cura, ci lavora, ci vive. Il mio pezzo di terra sarà mio finchè ci sarò e poi?
