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Esperta paesaggista
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Data registrazione: 21-06-2007
Residenza: Nord Italia
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Diario di un Giardiniere: La pazienza, virtù del Giardiniere
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"I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai."
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14-02-2008, 18.51.15
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Amministratrice Sito Giardinaggio eFiori.com 
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Data registrazione: 02-10-2007
Residenza: Agrigento.....ovvero nord Africa ^^
Messaggi: 6,570
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Anna io credo che questo sia uno degli articoli più belli, perchè ti fa riflettere......hai perfettamente ragione quando parli di acquisti dettati dall'impulso del momento.
Io ho imparato in fretta a scegliere le piante in base alle esigenze, soprattutto climatiche, qui è uno dei fattori più importanti!
La differenza la sto vedendo perchè adesso, la scelta razionale che viene fatta.......mi porta a non vedere più piante morte!
L'azalea in Sicilia non supera l'estate? va benissimo vuol dire che comprerò un'altra pianta!
Anna, un bell'articolo davvero!
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Per problematiche tecniche apri un topic in questa sezione
"Ci sono delle farfalle che vivono un solo giorno e se sono fortunate
nascono in una giornata di sole...."
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14-02-2008, 20.11.52
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Pollice Verde
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Data registrazione: 01-10-2007
Residenza: roma
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Ho imparato ad avere pazienza piantando i bulbi degli agapanthus. Li comprai entusiasta a Madeira in tre colori bianco celeste e blu. Dopo quattro anni sono fioriti ma solo il bianco e un colore che non mi sembra fosse quello delle foto. Aspetto ancora il terzo. A Madeira comprai anche l'edychium, piantai il tubero e solo l'anno dopo venne fuori una piccola canna e dopo altri tre fiorì con una spiga meravigliosa.
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17-02-2008, 13.23.58
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Pollice Giallo
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Data registrazione: 27-09-2007
Residenza: (ForlìCesena)
Messaggi: 563
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Anna è un articolo bellissimo, dalla forma al contenuto

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17-02-2008, 13.35.36
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Esperta Giardiniera
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Data registrazione: 27-09-2007
Residenza: valsesia
Messaggi: 4,181
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Informazione non è conoscenza, conoscenza non è saggezza, saggezza non è verità, verità non è bellezza, bellezza non è amore, amore non è musica.
La musica è il meglio
"Frank Zappa"
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17-02-2008, 13.46.53
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Pollice Giallo
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Data registrazione: 24-01-2008
Residenza: cosenza
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Citazione:
Originalmente inviato da Anna Damiani
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L'essere umano, se non ci sbatte la testa uno, due, tre volte continua sbagliare. Legge, s'informa, ma è convinto che le sue scelte siano le migliori, che a lui non succederannno le cose che ha letto e che in ogni caso risolverà. Il tuo articolo, mette in evidenza e sottolinea la realtà odiena. Io per prima ho sbagliato e tanto, non una volta ma più volte. Ora e solo ora non solo capisco, ma condivido appieno quello che hai scritto. Intanto, gli errori li ho commessi e laddove le piante non siano già morte mi si creerà il problema che non potrò risolvere se non capitozzando. Ho sbagliato e l'ammetto, ma indietro non posso tornare.
Bisognerebbe ci fosse una maggiore cultura e informazione del verde.
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17-02-2008, 13.50.47
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Pollice Giallo
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Data registrazione: 27-09-2007
Residenza: (ForlìCesena)
Messaggi: 563
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Ciaooo!!   ma su messenger non ci sei! Ora vado al cinema comunque sto leggendo un sacco in questi ultimissimi giorni ehehehe :2899232: Poi ho una settimana a casa da scuola: credo che qualcosa ne verrà fuori :288::288:
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17-02-2008, 15.35.58
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Esperta Giardiniera
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Data registrazione: 27-09-2007
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Messaggi: 4,181
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Elena credo che tutti abbiamo fatto e facciamo giardinisticamente parlando un sacco di errori, io sono però giunta alla conclusione che piuttosto di tenere una pianta che per inesperienza o sconsideratezza, sarei costretta a potare malamente, preferisco eliminarla.
Lo so che è un discorso che molti non accettano ma alla fine mi sembra la soluzione migliore per l'equilibrio di tutto il giardino, e anche perchè vedere una pianta capitozzata malamente è una cosa che mi fa soffrire troppo.
Nell'articolo di Anna si vede l'orrore a cui è ridotto un cedro del libano per potature sconsiderate, allora ti domando: ha senso tenere un mostro così nel proprio giardino? che piacere può dare all'occhio e all'anima?
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17-02-2008, 16.38.50
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Pollice Giallo
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Data registrazione: 24-01-2008
Residenza: cosenza
Messaggi: 550
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Giustissimo quello che affermi, Cerchina. Ed anche se un po' tardi, sto cercando di rimediare agli errori precedenti. A dire il vero, il problema grosso che mi si presenta è un cedro deodara. Enorme, bellissimo. Si trova a 6 m. da casa. I rami bassi li avevamo eliminati per creare una zona di fresca ombra dove stare e dove piantare cultivar da sottobosco. Il problema, quindi, non dovrebbe porsi se non per una mia paura dovuta alla sua stabilità ed ai guai che potrebbero fare le radici.
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17-02-2008, 18.13.03
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Esperta paesaggista
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Data registrazione: 21-06-2007
Residenza: Nord Italia
Messaggi: 2,632
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Vorrei fare una precisazione doverosa: un albero che NON viene capitozzato, se in buona salute NON avrà mai problemi di stabilità.
Un albero che viene barbaramente potato e capitozzato, inesorabilmente diventa un albero a rischio.
Le motivazioni sono le seguenti:
- quando si amputa la freccia (la cima) anche la radice fittonante, quella che dà stabilità all'albero, si amputa. E' lo stesso processo che avviene quando l'albero arriva a maturità: una volta raggiunta l'altezza programmata nel DNA dell'albero, la radice fittonante non ha più motivo di continuare a crescere e il processo di crescita della stessa, atto a mantenere ben stabile un albero, termina. Stessa cosa, come ho appena detto, avviene con la capitozzatura;
- un albero di una certa dimensione, potato selvaggiamente e impoverito dell'apparato fogliare che è quello che gli serve a procurarsi "il cibo" non riesce più a produrre sufficiente linfa elaborata che rispetti il rapporto massa/energia. In pratica quando un albero cresce, man mano emette foglie per far sì che la massa che ha raggiunto, possa essere sufficientemente alimentata. Qualora buona parte del fogliame (e anche gli aghi delle conifere sono foglie) viene asportato, per mesi e mesi l'albero non si nutre a sufficienza;
- a fronte della "fame" l'albero dà fondo alle riserve che ha immagazzinato. Inutile dire che a forza di attingere, tutto l'albero si debilita;
- poi c'è il discorso che spogliandolo così tanto, l'albero deve anche fare un ulteriore sforzo per attivare gemme dormienti che vadano a costruire ciò che è stato tolto. Anche questo è uno sforzo in più che stressa ulteriormente l'albero;
- a fronte della capitozzatura e della potatura così massiva, l'albero emette tantissimi rami e chi ha avuto l'esperienza di farlo potare selvaggiamente, ben sa che l'emissione di rami nuovi è impressionante, tanto da essere costretto, nell'arco di poco tempo, a far rifare lo stesso intervento con tutto quello che ne deriva. Tutti questi rami, inoltre, hanno poco tempo a disposizione per lignificare e la parte aerea che va a formarsi, è sempre molto più debole rispetto a quella di un albero che non ha subito lo stesso trattamento;
- non entro nel merito poi, degli squilibri chimici e ormonali che l'albero subisce a fronte di un simile intervento. Il discorso è molto tecnico, magari lo riprendo con un po' più di calma, ma posso dirvi che dopo un evento come quello di cui parliamo, l'albero, laboratorio perfetto di tanti processi che nemmeno si immaginano comunemente, vive in uno stato di totale disorientamento, di gravissimo stress;
- arriviamo poi, al problema fitopatologie a attacchi parassitari. Dopo che si è intervenuti in questa maniera, a parte il fatto che i ferri che vengono usati per effettuare i tagli, MAI vengono disinfettati e quindi diventano veicolo di patologie anche gravi a carico dell'albero, c'è da dire che:
a) un albero che deve sopravvivere ad una simile condizione, essendo fortemente deprivato delle sostanze che gli servono per vivere, è un albero profondamente a rischio malattie. Un po' come per gli esseri umani che vivono la fame. Sappiamo tutti benissimo che quando si è in quello stato, si è più facilmente preda delle malattie;
b) i rami emessi (gli scopazzi o rami epicormici) sono deboli soprattutto perchè vengono emessi rapidamente e in gran numero rispetto a quella che sarebbe la normale evoluzione della crescita naturale e, come tali, sono più facilmente attaccabili da parassiti, malattie o fratture a cui, ovviamente, fanno seguito gli schianti;
c) le ferite che vengono inferte a grosse branche dell'albero, non sempre rimarginano e nella parte più viva del legno, si possono molto più facilmente inoculare patologie fungine. Un po' come per un essere umano avere un'ampia ferita magari smarginata a cui non vengono messi i punti di sutura: una ferita "a cielo aperto" sistematicamente si infetta e se nell'umano il rischio di setticemie locali gravi è altissimo, anche se nell'albero non è esattamente così perchè le difese che mette in campo sono diverse e diversa è la fisiologia, indubbiamente si ha una ferita aperta in cui qualunque agente esterno può entrare;
Inutile anche aggiungere, dopo tutto questo, che qualunque albero abbia subito un simile trattamento e magari (anzi no, sicuramente) ripetuto ha ben poca vita. Se dovesse superare le possibili malattie, ogni volta che verrà trattato a questo modo dovrà spendere energie a profusione per rimanere al mondo e questo gli farà bruciare anni di vita in pochissimo tempo ogni volta che la motosega si abbatterà su di lui.
Aggiungo che c'è anche un altro problema e per me è importantissimo, e cioè che per l'eleganza e la grazia naturale che ha un albero, è orrendo vedere su grandi esemplari gli effetti della capitozzatura. Un albero su cui l'uomo non è mai intervenuto, ha un portamento, una silhouette perfetti e, anche a rami nudi, è bello, aggraziato, elegante, possente e reca in sè la dignità. Guardare un albero capitozzato o che ha subito nel tempo varie capitozzature, è come trovarsi di fronte improvvisamente ad un viso orrendamente sfigurato e, al di là dell'umana compassione è innegabile che se ne resti impressionati, oltre al fatto che è qualcosa che è stato deturpato ed umiliato nella sua immensa grazia SENZA RAGIONE.
Detto questo, quando si è piantumata la pianta sbagliata nel posto sbagliato c'è UNA sola cosa da fare anche se fa un immenso dispiacere e cioè ABBATTERE.
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