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Vecchio 05-03-10, 13:27
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Bellissimo thread Quentin.
Un appuntamento quotidiano impegnativo per te, ma per noi ricchissimo di spunti.

Grazie!
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Vecchio 05-03-10, 13:42
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Grazie :cuore:

sono veneziana, ma Vivaldi lo conosco non solo perchè veneziano, ma per le emozioni che mi suscita

Vivaldi lo ascolto in vinile, so che per i puristi del suono sarà una notizia incredibile, ma io quel vinile l'ho quasi consumato, ce l'ho da quando avevo 14 anni, 2 anni prima di conoscere Roberto .... da una vita

quando ho letto .... domani una fiaba musicale, ho subito pensato a Pierino e il lupo, mi piace tantissimo l'hai mai sentita raccontata da Paolo Poli ????
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Vecchio 05-03-10, 14:09
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Originariamente scritto da Emanuela Vedi messaggio
Grazie :cuore:

sono veneziana, ma Vivaldi lo conosco non solo perchè veneziano, ma per le emozioni che mi suscita

Vivaldi lo ascolto in vinile, so che per i puristi del suono sarà una notizia incredibile, ma io quel vinile l'ho quasi consumato, ce l'ho da quando avevo 14 anni, 2 anni prima di conoscere Roberto .... da una vita

quando ho letto .... domani una fiaba musicale, ho subito pensato a Pierino e il lupo, mi piace tantissimo l'hai mai sentita raccontata da Paolo Poli ????

Paolo Poli... no! Ma ho potuto apprezzare la versione con Benigni come narratore!!!
Anche quella non è cattiva!!!!

Di Pierino e il Lupo, adoro moltissimo la musica, più che la storia in se....
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Vecchio 05-03-10, 15:02
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Ecco Pierino e il lupo con Paolo Poli
YouTube - paolo poli 1

e qui con Benigni
YouTube - BENIGNI - ABBADO - PIERINO E IL LUPO 1/4
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Vecchio 05-03-10, 15:10
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Certo, la musica è sempre la musica

a volte anche gli interpreti che raccontano possono dare e danno qualcosa
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Vecchio 06-03-10, 09:18
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Buongiorno!!
Oggi sono abbastanza impegnato, quindi scrivo di buona ora!

6 Marzo. Esattamente siamo nel 1853, a Venezia. Teatro la Fenice, c’è la prima della Traviata di G. Verdi.

Giuseppe Verdi nasce a Roncole di Busseto, piccolo borgo della pianura Padana. Siamo in Emilia, esattamente in provincia di Parma. Qui, dove lo sguardo si perde fino a quando non trova un piccolo bozzo nel terreno degno di essere chiamato collina, si è consumata l’infanzia del cigno di Busseto. Tutti i comuni della zona, ancora oggi vivono con le musiche del Maestro nel cuore. E’ tipico perdendosi tra i vicoli di Roncole, Roccabianca (paese natale di G. Guareschi), e di Zibello, e mentre si cerca di ritrovare la strada che ci riporti a posti più consoni per un turista, sentire il fischiettare dei nonni. E cosa fischiettano??? Ovviamente Verdi!!

Non avevo voglia di annoiarvi con storie da sussidiario, quindi ho preferito raccontarvi in due parole, quello che si prova, andando nei luoghi Verdiani.

Veniamo alla Traviata.

Terza e ultima opera di quella che viene definita la "trilogia popolare" e come succede nel Rigoletto e ne Il Trovatore la figura del protagonista domina su tutte le altre.
Già all’inizio degli anni Cinquanta Verdi stava cercando una cantante adatta ad un ruolo difficile, e comunica al direttore della Fenice di Venezia Carlo Marzari, di aver bisogno di una "donna di prima forza". Il soggetto che esigeva una cantante così speciale era stato tratto da Verdi da un dramma molto discusso di Alexandre Dumas figlio. La dame aux camélias è la storia di un personaggio realmente esistito, Alphonsine Duplessis giovane cortigiana che si era data al vizio nella Parigi degli anni Quaranta e che era entrata anche nella vita di Dumas da lui trasformata nel dramma in Marguerite Gautier. Verdi assiste a una rappresentazione teatrale del dramma a Parigi nel 1851.
Nel 1852 il libretto di Francesco Maria Piave è pronto col titolo di La Traviata, ma la censura ne impone un il cambiamento Amore e morte e un’ambientazione non contemporanea ma spostata indietro tempo di almeno un secolo. Il 6 marzo del 1853 sul palcoscenico del Teatro la Fenice di Venezia l’opera riscuote un clamoroso insuccesso da attribuire a numerosi fattori: i cantanti sono inadatti alle parti, compresa la protagonista che non era certo una "donna di prima forza", l’ambientazione contemporanea voluta da Verdi a tutti i costi, ma non apprezzata dal pubblico; l’audacia del soggetto e la novità della partitura.
Solo un anno dopo però, presentata al Teatro San Benedetto, sempre a Venezia, l’opera riscuote successo, grazie al cast di cantanti e all’ambientazione settecentesca che assecondava i gusti del pubblico del tempo.

Dell’opera, vi propongo questo brano, cantato dalla divina divina divina…. Maria Callas. La ascolto e piango.

Maria Callas - La Traviata
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Vecchio 06-03-10, 09:23
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Vecchio 06-03-10, 17:56
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Vecchio 08-03-10, 13:16
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Buondì!!!
Oggi non ricordiamo nulla, ma vorrei trattare un argomento alquanto delicato.
La donna e la musica.
Oggi è la Giornata Mondiale della Donna, quindi questo post mi sembra doveroso.

Fino a qualche decennio fa, diciamo per comodità fino al 1968 anno di nascita del movimento femminista, molte attività erano escluse al mondo femminile.
Fino al ’68 la donna, purtroppo, era costretta a vivere molto al di sotto delle proprie capacità.
Un aquila con la voglia di volare, ma costretta a fare la vita della gallina.

In musica, il caso più drammatico di esclusione ha riguardato la composizione, che per tradizione era unicamente destinata alla mente creativa dell'uomo. Le compositrici che hanno intrapreso la carriera prima degli anni Settanta hanno incontrato molte difficoltà soprattutto perché la musica richiede anche uno studio di tipo scientifico e per loro la donna era considerata inadeguata

Nelle varie epoche della storia, pochissime donne si avvicinarono all’uso di uno strumento. Per esempio si narra che la sorella di Mozart, fosse molto più brava del fratello! Oppure che uno dei capolavori di Bach, fu composto dalla moglie. Tutte però, furono costrette ad abbandonare questa “malsana idea” di comporre, per dedicarsi all’arte…. familiare!
A questo sopruso, facevano eccezione le nobildonne fra cui ricordiamo Maria Stuarda.
Tutto restò molto difficile, per non dire impossibile, fino all’800

Sarà proprio col pianoforte ottocentesco che entrarono in scena illustri interpreti che composero brani pianistici o da camera. Fra tutte Clara Schumann (moglie di Robert, una delle prime pianiste ad ottenere un successo internazionale), e poi Fanny Mendelsshon (sorella di Felix – quello della marcia Nuziale, per intenderci), Maria Szymanowska (ammirata da Goethe e da Pushkin) e molte altre che non sto ad elencarvi.

La bravura femminile, però, era ed è indiscussa. Pur non volendolo ammettere, gli uomini del tempo ricorrevano a forzature alle volte crudeli e disumane, pur di avere un che di femminile in musica. Quindi si ricorre, ai pueri (i cori di bambini), i falsetti (uomini capaci di cantare imitando le acute note delle donne) ed infine, i castrati (e qui…. Come non ricordare il grandissimo Farinelli).

Nell’ultimo secolo, le composizioni femminili, aumentano di numero.
Purtroppo la qualità è ancora scadente. Infatti, non perché mancassero di genio artistico, ma peccavano di tecnica. Tecnica che, fino ad allora, non avrebbero potuto affinare a causa dell’ottusitò del tempo.

Oggi…. Abbiamo delle bravissime compositrici, musiciste, direttrici d’orchestra (queste ultime un po’ troppo spacca….).
In molte di loro si nota l’intelligenza artistica, il piacere di essere finalmente considerate degne, la gioia di avercela fatta. Hanno un senso della musica, mooooooolto diverso da quello maschile. Si notano differenze di stile, di espressione artistica, di tecnica, ma assolutamente ed inequivocabilmente da considerarsi pari a quello dei compositori e musicisti dell’altro sesso.
Purtroppo, e non me ne vogliate mie care amiche, come ho detto prima, tutto questo si nota in molte. Ma non in tutte.
Tante portano dentro il rancore di anni di donna in secondo piano. Hanno lo sguardo di chi “te la vuole far pagare”…..
Le capisco, le stimo, le rispetto. Ma in musica non c’è posto per questo. Uomo o donna che sia.
Non siamo noi a far musica…. Ma è lei che ci usa.

Vi lascio questo brano.
Un abbraccio a tutte voi del forum.

http://www.youtube.com/watch?v=d8pNYKLd5Do
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  #20 (permalink)  
Vecchio 09-03-10, 12:21
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Sono ancora qui.

9 Marzo 1842. Teatro alla Scala di Milano, c’è il debutto del Nabucco.

Già Nabucodonosor, poi Nabucco in occasione di una rappresentazione a Corfù, è forse una delle opere più conosciute al mondo.

La fortuna di questa opera è strettamente legata al successo di una delle pagine più celebri della musica: il coro “Va Pensiero”

Il “Va Pensiero” lo potrei definire il centro gravitazionale dell’opera. Infatti anche se l’opera narra le vicissitudini dei singoli personaggi (l’amore tra Fenena e Ismaele, il conflitto tra Abigaille e Nabucco, l’amore paterno di Nabucco per Fenena), è fortemente condizionata da questo dramma corale e pertanto caratterizzata come tale.
Infatti già dalle prime note d’orchestra, si capisce l’atmosfera drammatica dell’opera.
Un dramma, appunto corale, che contrappone la fermezza degli Ebrei prigionieri in Babilonia, alla persecuzione degli Assiri.

Quindi oggi propongo questo inno. Un inno che racchiude l’essenza verdiana: il dramma, la nostalgia, il ricordo.

Un inno che, a parte per qualche verde figuro, è simbolo della nostra italianità nel mondo


Va Pensiero

Brivido e commozione.
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