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Le Orchidee: nozioni di base

Questa discussione si intitola Le Orchidee: nozioni di base nella sezione Orchidee: Approfondimenti, appartenente alla categoria Orchidee; Le orchidee sono state la mia prima passione, le coltivo da circa quattro anni. Sono membro ALAO (associazione lombarda amatori ...

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Vecchio 17-12-12, 19:31
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Predefinito Le Orchidee: nozioni di base

Le orchidee sono state la mia prima passione, le coltivo da circa quattro anni. Sono membro ALAO (associazione lombarda amatori orchidee), ho partecipato a dei corsi annuali e mensili, a delle conferenze tematiche e anche a moltissime mostre.
Tutto ciò (oltre alla coltivazione diretta) mi ha permesso di costruirmi una modesta esperienza in questo campo.
Questa semplice scheda non vuole essere esaustiva del grande e variegato mondo delle orchidee ma spero possa dare una mano a chi si è appena avvicinato a queste piante meravigliose.

Piccolo dizionario botanico

- Significato di
ramificazione monopodiale: E' quando l’asse principale continua a crescere lungo la propria linea di sviluppo, emettendo germogli laterali subordinati ad esso.

- Significato di
ramificazione simpodiale: E' quando i rami secondari di una pianta, che cresce sull’asse principale, superano il ramo principale. La gemma principale cessa di crescere per favorire quelle laterali.

- Significato di
pianta epifita: pianta che vive sospesa da terra nelle concavità che si formano tra i rami degli alberi dove vi si è decomposto materiale organico.

- Significato di
pianta litofita: pianta che vive sul suolo dove sono presenti residui organici e foglie decomposte.

-
Cos'è uno pseudobulbo: è una struttura, presente nelle orchidee, che trattiene le sostanze di riserva della pianta per affrontare la stagione fredda di riposo.
Una pianta può avere pseudobulbi (es: Cymbidium) o canne (es: Dendrobium).


Quella della
Orchidaceae è una delle più numerose famiglie botaniche, comprende infatti oltre 20.000 specie, per non parlare dei numerosissimi ibridi, ed è composta da piante che si trovano principalmente in luoghi tropicali, subtropicali ed equatoriali, ma è facile trovare orchidee in tutte le parti del mondo. Anche in Italia sono presenti alcune specie di orchidee spontanee nei boschi (come Ophris apifera o piante appartenenti al genere Orchis).

Le orchidee che si trovano più spesso in commercio appartengono al genere
Phalaenopsis o Vanda (ibridi di Vanda coerulea) e sono degli ibridi creati da piante presenti in natura per ottenere esemplari con fiori più grandi e numerosi e che si possono adattare al clima presente nelle nostre case; un altro genere di orchidee che si trova spesso in commercio è il genere Cymbidium.

Le
Phalaenopsis comprendono un genere di piante epifite che comprende circa cinquanta specie originarie dell’Asia e degli arcipelaghi dell’oceano Indiano. Il nome deriva dalle parole greche phalaen (farfalla) e opsis (simile a) e indica la somiglianza del fiore alle ali delle farfalle.



Le Vanda comprendono un genere di piante epifite che vivono sospese sugli alberi, con le radici libere nell’aria, alcune possono anche essere litofite e sono a sviluppo monopodiale.
Al Genere appartengono circa ottanta specie originarie dell’arcipelago Malese, della Cina e dell’India e alcune specie orginarie dall’arcipelago Himalayano. Il loro nome deriva dalla lingua indiana e significa ‘’gradita alle persone per la loro fragranza, forma e colore’’.



I Cymbidium sono orchidee litofite a sviluppo monopodiale con presenza di pseudobulbi e quindi per fiorire in casa necessitano di un periodo di riposo a temperature inferiori. Sono orginarie degli altopiani himalayani.




.....continua

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Vecchio 13-01-13, 16:42
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Cenni di coltivazione delle orchidee
Per una crescita ottimale delle piante sarebbe opportuno mantenere l’ambiente sempre molto umido in serrette o locali appositi.

Irrigazione:

Le orchidee andrebbero irrigate immergendo metà vaso in acqua tiepida per circa 20 minuti per poi lasciare il vaso sgocciolare evitando i ristagni d'acqua.
In inverno le bagnature saranno molto diradate nel tempo (circa 1 volta a settimana per immersione) mentre d’estate è molto importante vaporizzare spesso la pianta.

Concimazione:

In natura le orchidee crescono e fioriscono grazie alle sostanze nutritive apportate dalla pioggia, alle foglie delle piante decomposte e alle deiezioni degli animali.

Nella coltivazione casalinga (o in vivaio) le orchidee, per effettuare una buona fotosintesi clorofilliana, hanno bisogno di assorbire dalle radici tre elementi principali cioè: azoto, fosforo e potassio (NPK).

L’azoto (N) serve per la crescita della pianta in generale, il fosforo (P) per rinforzare l’apparato radicale e il potassio (K) è necessario per la fioritura.

I concimi da utilizzare per le orchidee devono essere idrosolubili, vanno somministrati per via radicale e vanno diluiti in percentuale molto bassa: massimo 1 grammo per litro.
Una corretta tecnica prevede una buona annaffiatura prima della concimazione per preparare le radici all'assobimento dei nutrienti, poi la somministrazione dell’acqua concimata e, infine, una nuova annaffiatura con acqua normale per eliminare eventuali eccessi.

La concimazione andrebbe eseguita ogni 20-30 giorni.

Le principali percentuali utilizzate (espresse in NPK) sono: 30:10:10 in cui l'alta presenza di azoto favorisce una maggiore vegetazione, è quindi utile durante la ripresa vegetativa dopo il periodo di riposo della pianta e 10:30:20 in cui l'alta precentuale di fosforo favorisce la fioritura.
Nei periodi intermedi si usa un concime bilanciato (il più famoso è il 20:20:20).

Rinvaso delle orchidee:

Le orchidee si rinvasano, principalmente, per tre motivi:
1) la pianta è cresciuta molto e le radici sono strette nel vaso.
2) Il substrato si sta decomponendo
3) Nel substrato sono presenti parassiti, come la Cocciniglia cotonosa, o muffe.

Il rinvaso ordinario andrebbe effettuato dopo la fioritura, possibilmente in primavera (stagione vegetativa).
Se la pianta, però, è affetta da muffe o parassiti il rinvaso si può eseguire in qualsiasi periodo dell’anno, evitando di esporre le radici al freddo e facendo attenzione a non danneggiarle eccessivamente.

Durante il rinvaso le radici secche, gialle e/o marce vanno eliminate con un coltello sterilizzato sulla fiamma.
I materiali da utilizzare per il rinvaso possono essere diversi a seconda della specie e della tecnica di coltivazione.
I materiali principali per il rinvaso delle orchidee sono:

Argilla espansa: deriva dall’argilla roccia e viene prelevata dalle cave; è priva di sostanza organica. Per le orchidee si usa nel fondo dei vasi come materiale drenante o per la sfagnoterapia (cura per le orchidee che hanno problemi radicali.

Bark: è il principale componente del substrato per le orchidee. È costituito dalla corteccia di abete rosso (Picea abies). Il bark esiste di tre pezzature: dieci, venti e trenta, quello più piccolo viene usato per le piantine giovani e per le piante con radici fini come Oncidium e Dendrobium, quello di ‘’taglia’’ media viene usato per piante con radici normali come Cymbidium e Phalaeonopsis e quello di misura grande viene usato per piante vecchie e che raggiungono dimensioni importanti: Epidendrum e Cattleya.

Corteccia di sughero: viene frantumata e ad essa si aggiungono pezzi di spugna per trattenere l’umidità, si usa molto per i Paphiopedilum.

Foglie di faggio: alle foglie di faggio dopo la fermentazione si aggiunge del nitrato di ammonio e, una volta pronte, vengono macinate. Si usa perché è un composto che cede una modesta quantità di azoto.

Lana di roccia: deriva da un miscuglio di rocce trattate ad alte temperature. Nelle orchidee viene aggiunto per formare delle lastre o cubi di diversa grandezza circondati da fogli di polietilene ed è un materiale molto leggero.

Osmunda: è una fibra formata dalle radici di una felce di grandi dimensioni (1-2m.) originaria dell’Italia. È usata come substrato per il rinvaso anche se può essere vettore di malattie.

Perlite: deriva da una roccia vulcanica silicea ed è sterile. Nelle orchidee serve per migliorare il drenaggio.

Polistirolo espanso: Si ottiene sottoponendo ad alte temperature il petrolio, nelle orchidee viene usato per migliorare l’areazione di un terriccio.

Pomice: è una roccia vulcanica formata da silicato di alluminio. Si usa per migliorare il drenaggio.

Sfagno
: è un tipo di muschio (quindi non presenta radici) con struttura filamentosa, di colore verde acido che ha la caratteristica di trattenere molta umidità.

Torba di sfagno
: Si tratta di un composto organico formato da muschi decomposti che si depositano sul fondo delle paludi e degli acquitrini. Ha molta capacità di trattere l’acqua. Si usa in quantità ridotta per le orchidee litofite (Cymbidium).

Vermiculite: è un silicato idrato di alluminio, viene usato perché trattiene l’acqua fino a 5 volte il suo peso e ha un’elevata capacità di scambio.


Per il rinvaso delle orchidee è, inoltre, importante la scelta del vaso.

Le orchidee epifite vanno rinvasate in vasi trasparenti (meglio quelli di plastica) in quanto le radici sono un organo verde della pianta e compiono la fotosintesi clorofilliana.
Il vaso prima di essere utilizzato (anche se nuovo) va lavato bene con acqua e sapone e poi disinfettato con alcool.
Il vaso deve avere una corretta foratura perché le orchidee sono piante che non amano il ristagno idrico.

Per il corretto rinvaso è necessario:

1) sistemare sul fondo del vaso (trasparente) uno strato di circa 2-3 cm di argilla espansa
2) inserire un leggero strato (2cm) di bark misto ad agriperlite.
3) sistemare la pianta a radici nude
4) inserire altra corteccia di pezzatura più piccola in modo che penetri bene tra le radici, riempendo gli spazi vuoti.

Dopo il rinvaso la pianta non va irrigata onde evitare malattie fungine. Si irrigherà solo dopo 3 o 4 giorni.




...continua

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Vecchio 13-01-13, 17:22
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Esigenze di luce delle orchidee.

In ambiente domestico le orchidee andrebbero tenute d’inverno davanti a una finestra possibilmente esposta a sud e schermata da una tenda per evitare che i raggi solari arrivino direttamente sulle foglie; sarebbe buona norma poggiare i vasi su un sottovaso contenente argilla espansa in modo da mantenere un microclima umido intorno alla pianta.


D’inverno si può anche optare per una lampada al neon posta parallelamente rispetto al piano d’appoggio mentre in estate andrebbero ombreggiate per evitare che i raggi diretti del sole arrivino sulle foglie con conseguente bruciatura.


Durante il periodo estivo le orchidee si possono portare all'esterno in giardino o sul terrazzo all’ombra di un cespuglio o di un telo e lontane dalle lumache che vanno ghiotte delle foglie.


Esistono orchidee che vivono bene in ombra come i
Bulbophyllum, con solo qualche ora di sole come i Dendrobium oppure al sole pieno: le Cattleya.


Temperatura e ventilazione delle orchidee


La temperatura regola il ritmo di vita della pianta; una temperatura troppo bassa rallenta i ritmi vitali e per le orchidee non deve mai scendere sotto i 7°C mentre una temperatura troppo alta ne inibisce lo sviluppo.

La temperatura ottimale per le orchidee varia da specie a specie in media è comunque intorno ai 20°C.

La ventilazione è indispensabile per le orchidee per evitare la comparsa di muffe e/o di malattie fungine.






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Vecchio 13-01-13, 17:24
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Malattie delle orchidee.

La gravità delle malattie che possono colpire le orchidee è variabile in funzione dei metodi di coltivazione.


Malattie non parassitarie delle orchidee:


Non sono considerate vere e proprie malattie ma errori di coltivazione che possono favorire infestazioni parassitarie (la malattia colpisce un’orchidea solo se la pianta è debole). Temperatura, umidità, luce e concimazioni devono essere regolate in modo preciso ed in funzione delle specifiche esigenze delle singole piante.


Le principali malattie sono:

1) caduta delle foglie (eccesso idrico)
2) caduta dei fiori (scarsa irrigazione e umidità ambientale)
3) presenza di foglie poco turgide e lucide (scarsa umidità ambientale)
4) mancata fioritura (cattiva illuminazione)
5) ustioni delle foglie (eccessi di luce diretta)


Malattie parassitarie delle orchidee:


Causate da insetti o acari.


-
Cocciniglia:le più comuni sono la cocciniglia cotonosa e la cocciniglia a scudetto che si manifestano rispettivamente con dei fiocchetti bianchi cotonosi e con delle macchie brune a forma di scudetto attaccato saldamente alla foglia.
Si identificano facilmente
, basta provare a passare un’unghia sulla foglia o sulla parte colpita. Le cocciniglie sono molto temute perché sono di difficile eliminazione; per combatterle si possono usare prodotti chimici a base di olio bianco che, comunque, non sono efficaci al 100%.
Se il trattamento non riesce conviene rinvasare la pianta pulendo con un batuffolo di cotone immerso nell’alcool quanto più
è possibile.

-
Afidi: le foglie ingialliscono e si deformano; gli afidi vanno combattuti tempestivamente con insettici specifici poiché possono essere vettori di virus.

-
Ragnetto rosso: in presenza di questo acaro la pianta presenta puntini decolorati sulla foglia e ragnatele sulla parte inferiore. Per limitare l'infestazione si deve vaporizzare molto la pianta (il ragnetto rosso ama molto il secco)


Causate da funghi.


Le malattie fungine sono quasi sempre causate da cattive condizione di coltivazione.


-
Marciume nero: colpisce le foglie, gli pseudo bulbi e le radici, la malattia si manifesta con macchie di colore nerastro. I fattori che lo determinano possono essere la bassa temperatura associata ad un’elevata umidità.

-
Marciume foliare o fiorale: colpisce le foglie o i fiori, è causato da un fungo polifago che provoca gravi danni nell’orchidea. Si riconosce perché i tessuti colpiti della pianta appaiono molli e sui petali si osservano macchie rotonde. I fattori che lo determinano possono essere l’elevatà umidità con scarsa ventilazione.


Causate da batteri.


I responsabili di queste malattie sono diversi tipi di batteri. I sintomi tipici sono la comparsa di lesioni a macchia d’olio che successivamente diventano bruno o di colore scuro.


-
Marciume di pseudobulbi: la malattia si manifesta con la presenza di una piccola macchia oleosa giallastra spesso al centro della foglia. Il batterio ha già raggiunto i tessuti interni della pianta e la trasforma in una massa nerastra e marcescente.

Le malattie batteriche sono difficili da controllare; si può fare un’azione preventiva migliorando le condizioni di coltivazione soprattutto riducendo le bagnature delle foglie per evitare che l’acqua ristagni al colletto.



Causate da virus.


Le malattie virali sono molto frequenti nelle orchidee e sono di difficile eliminazione; se la pianta non è particolarmente rara conviene bruciarla, onde evitare che il virus si propaghi alle altre.


Il più famoso è il
virus del mosaico; si manifesta con diversi sintomi, ad esempio come un mosaico di macchie e striature (Cymbidium) o con punteggiature colorate (Cattleya)

Come prevenire le malattie.


- Stare attenti a non lesionare parti della pianta (se succede si può intervenire applicando della cannella in polvere sulla ferita)

- Evitare di lasciare bagnate le parti aeree della pianta durante la notte
- Controllare che vi sia una buona ventilazione.
- Sterilizzare sempre gli attrezzi che si usano con una fiamma o con l’alcool.
- Evitare di spruzzare la pianta durante le ore più calde della giornata
- Dotare i termosifoni di casa di umidificatori per evitare che l’aria si secchi (può favorire la moltiplicazione del ragnetto rosso)
- Non tenere le piante a contatto tra loro per evitare la trasmissione delle malattie tra una pianta e l’altra.





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Riproduzione delle orchidee:

Le orchidee si possono moltiplicare con la semina. In natura se il seme di un’orchidea cade su un determinato fungo
, la micorriza, può portare alla formazione di una nuova piantina.
La micorriza, nutrendosi di materiale in via di disfacimento produce delle sostanze di scarto (zuccheri ed altro) che sono proprio le sostanze di cui ha bisogno l'orchidea che sta spuntando, dando origine alla cosìddetta "generazione simbiotica".
In laboratorio è possibile sintetizzare questo fungo con un composto
di gelatina, zuccheri ed altre sostanze nutrienti.
La semina va effettuata in ambiente sterile (cappa sterile) su questo substrato e in un barattolo (flask) che va chiuso.
Dopo circa 3 mesi le piantine iniziano a sviluppar
si, dopo 4-5 mesi iniziano a formare le prime foglie e dopo un anno la pianta è pronta per essere deflaskata (cioè tolta dal barattolo) e messa in un substrato composto da sfagno misto a bark di pezzatura fine.



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Deni89 (04-02-18), Grazia (13-01-13), Rosmarie (14-01-13)
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Complimenti gran bel post...!!

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