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Orchidea- informazioni cure e malattie

Questa discussione si intitola Orchidea- informazioni cure e malattie nella sezione Orchidee, appartenente alla categoria Le Speciali; Cercando in qua ed in la avevo trovato questa risposta su answer.. mi sembra molto completa e molto utile a ...

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Vecchio 08-10-09, 01:13
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Cercando in qua ed in la avevo trovato questa risposta su answer..
mi sembra molto completa e molto utile a chi deve valutare alcuni sintomi della propria orchidea..
Dalla mia orchidea sono caduti improvvisamente i fiori. MI serve una mano!? - Yahoo! Answers
edit: ho appena visto che questo è l'articolo di http://www.elicriso.it/it/orchidee/malattie/
Citazione:
Le concimazioni, vale a dire l'apporto di elementi nutrivi, è fondamentale per le Orchidee in quanto i supporti nei quali vengono collocate sono per lo più inerti e pertanto privi di elementi nutritivi.
In natura le Orchidee, non hanno una grande quantità di elementi nutritivi e sopravvivono con i pochi elementi che riescono a trovare nell'acqua piovana e di ciò che trovano tra le cortecce degli alberi come materiale organico in decomposizione.
Ma quali sono gli elementi chimici importanti? Carbonio, Ossigeno, Idrogeno, sono prelevati dall'aria e dall'acqua e sono utilizzati per la fotosintesi clorofilliano. Sono invece prelevati dai substrati e sono tutti elementi principali che costituiscono i tessuti vegetali. l' Azoto, il Fosforo ed il Potassio, che sono utilizzati per creare altri zuccheri, amminoacidi, proteine, grassi, vitamine, ecc; il Calcio (per costruire le pareti cellulari); il Magnesio per la creazione della clorofilla.
Oltre a questi, ci sono una serie di microelementi, quali Rame, Zinco, Boro e Manganese anch'essi prelevati dal substrato e importanti, anche se in minima quantità per i processi biologici e biochimici della pianta.
La quantità di questi elementi chimici necessari alle piante non è costante durante il loro periodo di vita ma varia in funzione non solo della luce, della temperatura e dell'umidità ma anche a seconda della fase del ciclo di sviluppo della pianta.
Teniamo inoltre presente che l'acqua è il veicolo attraverso il quale le piante assorbono i vari elementi pertanto se la pianta per una qualunque ragione non è in grado di assorbire l'acqua, non assorbirà neanche gli elementi nutritivi che si accumuleranno nel substrato, diventando molto nocivi.
Ora, tutte le piante assorbono l'acqua per due ragioni fondamentali: la prima è perchè respirano (traspirazione) pertanto più c'è caldo, più l'umidità dell'aria è bassa più traspirano e più hanno bisogno d'acqua. In secondo luogo le piante utilizzano l'acqua nei processi della fotosintesi clorofilliana dove sei molecole di acqua si uniscono a sei molecole di anidride carbonica e tramite l'energia fornita dalla luce del sole formano sei molecole di Ossigeno e ed una molecola di glucosio che sarà trasformato dalla pianta per creare gli elementi necessari al suo sviluppo (altri zuccheri, amminoacidi, proteine, grassi, vitamine, ecc.). In pratica le piante in questo modo creano nuove cellule e quindi crescono.
Che conclusioni si traggono da queste considerazioni: se la pianta non ha luce sufficiente non compie la fotosintesi e quindi non cresce e quindi non assorbe l'acqua e gli elementi nutrivi in essa contenuti Appare pertanto evidente che durante l'estate (periodi più lunghi di luce) la pianta lavora di più e pertanto ha bisogno di una maggiore quantità di elementi nutritivi mentre in autunno (minore quantità di luce) la pianta lavora a ritmo rallentato e pertanto le concimazioni dovranno diminuire fino a rallentare del tutto durante l'inverno. Tutto questo ovviamente riferendoci a condizioni di vita naturale, vale a dire non controllati come possono essere le serre.
Teniamo presente una cosa. Quando la pianta si sta risvegliano dal riposo vegetativo, inizia a creare nuovi germogli; i vecchi peseudobulbi avvizziscono perchè le loro riserve nutritive sono utilizzate per la sopravvivenza dei nuovi germogli fino a quando non saranno cresciuti abbastanza da essere autonomi. Durante questo periodo la pianta va mantenuta sia abbastanza asciutta per evitare la marcescenza dei giovani germogli sia senza concimazione. Quando si saranno sviluppate le radici dei nuovi germogli e avranno aderito al substrato, bisogna riprendere sia le irrigazioni che le concimazioni avendo cura di apportare discreti quantitativi di Azoto che favoriscono la crescita. e questo fino a quando il nuovo pseudobulbo non si sarà formato e sarà bello turgido.
Ora, quali, quanto e quando somministrare i concimi alle nostre Orchidee.
Per favorire la ripresa vegetativa della pianta, si somministra all'Orchidea una maggiore quantità di Azoto (N) e cioè si usa la formula 30:10:10 (N:P:K) che vuol dire: 30 parti di Azoto, 10 parti di Fosforo (P) e 10 parti di Potassio (K).
Per favorire una maggiore fioritura si diminuisce l'Azoto e si aumenta il Fosforo ed il Potassio e si usa pertanto la formula 10:30:20 .
Durante gli altri periodi si usa la formula bilanciata 20:20:20.
I concimi vanno sciolti nell'acqua di irrigazione in percentuale molto bassa, 0,5% se usati frequentemente (due volte alla settimana) o dell'1% se usati una volta alla settimana. In ogni caso non superare mai 1 gr per litro d'acqua.
E' raccomandabile che le concimazioni per l'Orchidea siano effettuate quando il substrato è umido e per i primi giorni, non lasciare mai asciugare completamente il substrato in quanto si avrebbe una eccessiva concentrazione dei sali minerali. Sarebbe opportuno che dopo un certo numero di concimazioni (4 o 5) si proceda ad una annaffiatura senza concime in modo da risciacquare il substrato ed abbassare la concentrazione salina.
Ovviamente queste indicazioni sono pertinenti a substrati inerti, vale a dire che non apportano alcun elemento nutritivo alla pianta (a tal proposito vedi la voce tipo di substrato e rinvaso). Le dosi andranno diminuite qualora si utilizzi un substrato non inerte.
Normalmente si pensa che appena si acquista una pianta, ed in particolare un'Orchidea vada subito rinvasata perchè vediamo tante "cose strane" nel vaso, pezzi di corteccia, di gommapiuma, di polistirolo, ecc. e si pensa che il fioraio abbia voluto risparmiare sul terriccio. Niente di più sbagliato. Solo in tre casi l'Orchidea va rinvasata:
1) quando la pianta è cresciuta troppo;
2) quando il substrato sta marcendo o comunque deteriorato e rimane sempre troppo umido o tutto appiccicato;
3) quando è infestato da parassiti o da muffe.
Quando si verificano uno di questi casi allora si deve procedere al rinvaso.
Se si procede al rinvaso a causa di un vaso troppo piccolo, si consiglia di procedere al rinvaso dopo la fioritura, all'inizio della nuova stagione vegetativa, quando iniziano a comparire le prime radici.
Per prima cosa, l'Orchidea va bagnata per bene per rendere le radici più elastiche ed evitare quindi le rotture. Le radici vanno ripulite di tutto il materiale che le rimane attaccato e quelle morte vanno asportate con delle cesoie che avremo prima disinfettato per bene con alcool o varechina.
L'Orchidea va quindi messa a dimora in un contenitore adatto (ce ne sono dei più svariati e qua la vostra fantasia fa da padrona) e se pensate ad una determinata dimensione, bene, prendetelo più piccolo. E' importante che sia stato preventivamente disinfettato o con alcool o con varechina. Sarebbe inoltre opportuno che, se non usate guanti, anche le mani siano ben pulite prima di procedere. L'Orchidea va quindi ancorata ad un tutore.
Quindi il contenitore va riempito con il composto adatto avendo l'accortezza di riporre i pezzi più grossi sul fondo del contenitore per avere un drenaggio migliore.
Per quanto riguarda i substrati da utilizzare per l'Orchidea, sono diversi ma tutti devono avere la stessa caratteristica: non si devono inzuppare d' acqua e devono asciugarsi in modo da favorire la respirazione delle radici.
Le Orchidee sono coltivate in diversi tipi di substrati a seconda che si tratti di specie terrestri o epifite, avendo cura che il ph sia introno a 4-5.
Per le epifite deve essere più soffice e poroso mentre per terrestri più pesante.
I materiali di ORIGINE VEGETALE normalmente utilizzati sono:
Sfagno (Shagnum palustre, Shagnum squarrosum, Shagnum acutifolium, Shagnum cimbifolium). Ci saremo imbattuti in loro molte volte quando, facendo delle passeggiate, abbiamo messo il piede in una massa spugnosa, tra i giunchi o in un acquitrino. Sono muschi che non possiedono radici, ma solo dei filamento (rizoidi) di colore bruno-rossastro, un corto fusticino e delle foglioline di colore verde molto pallido. Gli sfagni si solito provengono dalle zone di Varese ed hanno la caratteristica di trattenere fino a 10 volte il loro peso in acqua. Lo sfagno si trova sotto forma di fibre lunghe o corte, vive o morte. Il migliore è sicuramente lo sfagno vivo che continuerà a crescere nel vaso.
Torba di sfagno, si tratta dei muschi che sono morti e che si depositano sul fondo degli acquitrini e delle paludi. Ha una elevata capacità di trattenere l'acqua ancora più dello sfagno ma si degrada molto più rapidamente. Non viene usata da sola come substrato per le Orchidee in quanto rimane troppo compatta e densa.
Foglie di faggio : le foglie di faggio vengono prima fermentate e durante la fermentazione si aggiunge del nitrato di ammonio e una volta pronte, vengono macinate. Risultano un substrato leggero che consente un buon arieggiamento e capace di cedere una moderata quantità di Azoto. Ha lo svantaggio di non essere strutturalmente stabile per cui dura dai 7 mesi ai 10 mesi.
osmunda, la famosa fibra di Osmunda altro non sono che le radici dell'Osmunda regalis una felce di grandi dimensioni, alta 1-2 metri, originaria dell'Italia, provvista di rizoma e radici carnose. Attualmente è una specie protetta per cui non può essere raccolta in natura ma un tempo era molto usata come substrato di rinvaso anche se aveva il difetto di essere un vettore di diverse patologie.

Bark, formato dalla corteccia di abete rosso (Picea abies) e di Pseudotsuga douglasii, originaria del Nord America. Entrambe le cortecce vengono frantumate in piccolissime porzioni da pochi millimetri ed immerse in acqua per 24 ore prima dell'uso. Mantengono inalterate le loro caratteristiche per circa quattro anni, dopo di che iniziano a deteriorarsi ed il ph aumenta fino a 6, quindi devono essere sostituite. Il bark va mescolato con polistirolo espanso in modo da aerare il composto. E' il substrato più conosciuto ed economico per rinvasare le Orchidee. Si presenta ruvido e si trova sul mercato in tre misure diverse: minuta, usata per i semenzai e per le Orchidee con le radici sottili (tipo ad esempio l'Odontoglossum); media o mezzana utilizzata per lo Orchidee di dimensioni medie; grossa, per le Orchidee che raggiungono buone dimensioni tipo Phalenopsis, Vanda, Cattleya.
Lana di roccia, che deriva da un miscuglio di rocce (Basalti, rocce eruttive, Diabasi) trattate ad alta temperature (2000°C) in tal modo avviene quello che tecnicamente si chiama "estrusione" vale a dire si formano dei fili molto sottili. Questo materiale viene compresso ed aggiunto di resine per formare delle lastre o cubi di diversa grandezza circondati da fogli di polietilene. E' un materiale molto leggero che non contiene elementi nutritivi.
Corteccia di sughero, che viene ridotta in frantumi alla quale si aggiungono dei pezzi di spugna per trattenere l'acqua.
Carbone di legna, ha la capacità di trattenere i sali minerali pertanto se si usa prevalentemente acqua ricca di sali, è preferibile non usarlo.
Corteccia varie che possono essere di Sequoia, di Palma, di Felci arboree come la Cyathea che sono usate per formare le cosiddette "zattere" che sono appese nelle serre;
Terra di brughiera deriva dalla decomposizione, avvenuta nei secoli, su un substrato sabbioso di Calluna vulgaris, Erica gracilis e Molina cerulea. E' di colore grigio, morbida al tatto e con un ph tra 4,5 e 6. Ha un mediocre contenuto di sostanza organica ma una elevata capacità di trattenere l'acqua.
materiali di ORIGINE MINERALE sono:

Pomice è una roccia vulcanica formata da silicato di alluminio con piccole parti di Sodio e Potassio e tracce di Calcio, Magnesio, Ferro. Si tratta di materiale che normalmente non è sterilizzato in quanto non è sottoposto a nessun trattamento. Ha un colore grigio bianco, è porosa e molto leggera. Si usa per migliorare il drenaggio;
Argilla espansa, deriva da argilla-roccia che si è formata in ambiente marino nell'eocene e nel cretaceo. Viene prelevata da cave, è priva di sostanza organica, e dopo vari trattamenti soprattutto ad altissime temperature si ottengono le classiche palline che conosciamo di colore rosa/bruno all'esterno e grigie all'interno. Ha la particolarità dì avere una bassa conducibilità termica per cui è utile per evitare sbalzi di temperatura all'interno del substrato. Ha un'elevata capacità per l'aria per cui si usa sul fondo dei vasi come materiale drenante. E' sterile, non ha capacità di scambio ionico ed ha un ph neutro;
Perlite, deriva da una roccia vulcanica silicea. Viene trattate ad altissime temperature che la rendono di aspetto granuloso - spugnoso. E' sterile ed ha un ph neutro. Ha la capacità di assorbire l'acqua 3-4 volte il suo peso ed ha una bassa capacità di scambio ionico. Dura diversi anni, ma quando assume la colorazione gialla vuol dire che si è deteriorata e va sostituita;
Polistirolo espanso, si ottiene sottoponendo al alte temperature il petrolio, che si dilata. Si presenta sotto forma di piccoli granuli bianchi, con ridottima capacità di trattenere l'acqua, non possiede capacità di scambio ionico per cui anche se ha un ph altissimo (circa 9) non ha importanza nel suo uso perchè non interagisce con il substrato. Ha una elevata capacità d'aria per cui viene usato per migliorare l'aerazione di un terreno. E' un prodotto sterile.
Vermiculite, è un silicato idrato di Alluminio, Ferro e Magnesio proveniente dai giacimenti degli Stati Uniti e del Sud Africa. Nel processo di lavorazione è sfaldato in lamelle e riscaldato a temperature superiori a 1000°C. Dopo questo trattamento si trasforma in tanti particelle simili alla spugna. Esiste di diverse pezzature che vanno da 1 a 6 mm. La sua caratteristica è che trattiene l'acqua fino a 5 volte il suo peso ed ha una elevata capacità di scambio cationico, simile alla torba, dalla quale differisce perchè ha una più elevata quantità di elementi minerali per cui necessita di minori fertilizzazioni. E' un prodotto sterile con un ph intorno a 6-8. Più che in orchicoltura viene più usato per la radicazione delle talee e per la radicazione dei semi, mischiato alla torba.
Per capire quanto un ambiente appropriato sia importante per la sanità delle nostre piante bisogna sempre pensare al loro luogo di origine. Le Orchidee sono per lo più originarie dei Paesi tropicali e quindi di ambienti molto caldi e molto umidi dove le uniche due stagioni sono la stagione delle piogge e la stagione secca. Le Orchidee nel loro ambiente naturale si sono adattate a questo clima vegetando durante la stagione delle piogge e entrando in riposo vegetativo durante i periodi di siccità ususfruendo in questo periodo solo della rugiada mattutina e nutrendosi con le riserve che hanno accumulato durante la stagione delle piogge.
Lo stesso ciclo di vita viene seguito anche nei nostri climi. Infatti ci accorgiamo che la pianta si sta risvegliando quando notiamo i nuovi germogli; i vecchi peseudobulbi avvizziscono perchè le loro riserve nutritive sono utilizzate per la sopravvivenza dei nuovi germogli fino a quando non saranno cresciuti abbastanza da essere autonomi. Durante questo periodo la pianta va mantenuta abbastanza asciutta per evitare la marcescenza dei giovani germogli e non ha bisogno di concimazione.
Quando si saranno sviluppate le radici e avranno aderito al substrato, bisogna riprendere sia le irrigazioni che le concimazioni avendo cura di apportare discreti quantitativi di Azoto che favoriscono la crescita. e questo fino a quando il nuovo pseudobulbo non si sarà formato e sarà bello turgido.
A questo punto, le bagnature dovranno diminuire e si dovrà cambiare il tipo di concimazione utilizzando una miscela bilanciata in parti uguali..
Dopo di che la pianta rientra in riposo vegetativo e si ricomincia.
Il segreto per una buona riuscita della coltivazione delle Orchidee è osservarle attentamente. Pensate a loro come ad una persona che ha esigenze non solo nutrizionali ma anche ambientali diverse a seconda dell'età. Se avrete cura di osservarla durante la sua crescita, vi assicurerete una pianta che vi ricambierà con uno spettacolo che solo la natura può donarvi.
Fatta questa premessa teniamo presente che è molto importante creare attorno alla pianta un microclima adatto. Un'idea è quella di mettere attorno all'Orchidea delle altre piante che aiuterà l'Orchidea ad avere un ambiente più idoneo (secondo alcuni pare che non gradiscano la compagnia del Ficus).
Per creare un buon microclima si deve spruzzare dell'acqua intorno alla pianta e sopra le foglie due volte al giorno ma avendo cura di far si che la pianta non resti bagnata la notte e che non ristagni all'ascella delle foglie perchè questo potrebbe far insorgere malattie parassitarie.
E' importante evitare di spruzzare la pianta durante le ore più calde della giornata infatti in quelle ore i pori sono molto aperti e l'acqua rappresenta un veicolo ideale per l'attacco di microorganismi patogeni.
Un altro accorgimento è quello di posare il vaso che contiene la pianta su un sottovaso (o altro recipiente) nel quale avrete sistemato dell'argilla espansa o della ghiaia nel quale terrete sempre un filo d'acqua. In questo modo le radici dell'Orchidea non entreranno in contatto con l'acqua che evaporando garantirà un ambiente umido intorno alla pianta.
Per quanto riguarda le annaffiature vere e proprie vale la regola generale: le Orchidee epifite vanno irrigate solo una volta alla settimana mentre quelle terrestri due volte.
Attenzione agli eccessi che provocano marciume. E' necessario che l'acqua non contenga Cloro e non sia un'acqua dura vale a dire ricca di Carbonato di Calcio e di Magnesio e sia distribuita a temperatura ambiente. Sarebbe preferibile pertanto utilizzare acqua piovana. Sono morte più Orchidee per eccesso d'acqua che per serie malattie.
Avete fatto caso che quando compriamo un'Orchidea, in genere si trova in un vaso molto piccolo, con pezzettini di ogni sorta: cortecce, gommapiuma, polistirolo, spugna, fibra di cocco e quant'altro la nostra fantasia possa immaginare. Bene non sono li a caso o per "risparmiare" sul terriccio. Sono per evitare i ristagni d'acqua e contemporaneamente mantenere un ambiente costantemente umido.
Il modo migliore per annaffiare la nostra Orchidea è immergere il vaso in acqua (con le caratteristiche specificate sopra) per circa venti/trenta minuti, dopo di che, lasciarla sgocciolare per bene per un'oretta buona se possibile appendendo la pianta in modo da assicurarci che tutta l'acqua sia andata via.
La temperatura regola il ritmo di vita della pianta: una temperatura troppo bassa rallenta i ritmi vitali mentre una temperatura troppo alta li aumenta facendo aumentare la respirazione e conseguentemente viene inibito lo sviluppo della pianta.
La temperatura ottimale delle Orchidee varia da specie a specie e saranno prese in dettagli nelle schede delle single specie, in generale tutte le Orchidee, essendo piante originarie di climi tropicali, necessitano di caldo ecco alcuni esempi di temperature ottimali:
- temperatura massima di giorno: 27 °C - temperatura minima di notte: 10 °C
queste temperature sono ottimali per Cymbidium, Oncidium, Masdevallia, Miltonia, Odontoglossum, Paphiopedilum
- temperatura massima di giorno: 30 °C - temperatura minima di notte: 13 °C
queste temperature sono ottimali per Cattleya, Dendrobium, Brassavola, Epidendrum, Laelia,
- temperatura massima di giorno: 32 °C - temperatura minima di notte: 15 °C
queste temperature sono ottimali per Phalenopsis, Vanda
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Vecchio 08-10-09, 01:14
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Citazione:
Un altro elemento indispensabile per una buona riuscita della coltivazione dell'Orchidea è l'aria .
D'estate, se non è possibile portare in un giardino o in un terrazzo la nostra Orchidea, arieggiamo la stanza in modo da far entrare l'aria e cosi anche d'inverno per eliminare l'aria stagnante e l'eccessiva umidità.
Dopo un'annaffiatura assicuriamoci che vi sia sufficiente aria in circolazione per far asciugare la pianta..
Evitare di porre la nostre Orchidea vicino a termosifoni e dotiamola di un sottovaso sufficientemente grande in modo da consentire una buona circolazione dell'aria.
La gravità delle malattie che colpiscono l'Orchidea è estremamente variabile in funzione soprattutto delle tecniche di coltivazione adottate. Infatti la maggior parte delle patologie che si manifestano nelle nostre Orchidee, sono legate ad una non idonea tecnica di coltivazione.
Innanzitutto è importante seguire alcune piccole regole come prevenzione alle malattie:
stare molto attenti a non danneggiare alcuna parte della pianta, siano esse foglie, fiori o radici;
evitare di lasciare bagnate le parti aeree della pianta durante la notte;
controllare a che vi sia una buona ventilazione per la nostra Orchidea;
eliminare parti di substrato che risultano evidentemente marce, foglie morte, ecc.;
sterilizzare sempre gli attrezzi che si usano;
evitare di spruzzare la pianta durante le ore più calde della giornata in quanto i pori sono molto dilatati e l'acqua rappresenta un veicolo preferenziale per i microorganismi patogeni;
dotare i termosifoni di casa di umidificatori per evitare l'eccessiva secchezza dell'aria;
se si è effettuato il rinvaso e si sono eliminate le radici morte, aspettare una settimana prima di procedere all'annaffiatura per consentire alle ferite di cicatrizzarsi;
dedicate ogni giorno qualche minuto della vostra giornata ad osservare la vostra Orchidea per verificare il suo stato e capire quindi se ci sono delle sofferenze in corso.
Detto questo, vediamo quali sono le principali malattie, non parassitarie e parassitarie.

MALATTIE NON PARASSITARIE ORCHIDEE

Non si tratta di vere e proprie malattie, ma causano ugualmente delle patologie serie nell' Orchidea o possono essere il preludio di una successiva infestazione parassitaria. Temperature, luce, umidità e concimazioni devono essere regolate in modo preciso ed in funzione delle specifiche esigenze delle singole pianta.
Caduta delle foglie
E' dovuto, la maggior parte delle volte ad un eccesso idrico
Arresto della crescita e caduta dei fiori
Viceversa è dovuto ad una scarsa irrigazione
Presenza di foglie poco turgide e poco lucide
E' dovuto ad una scarsa umidità ambientale
Mancata fioritura
La causa principale è una cattiva illuminazione
Ustioni nelle foglie
Sono dovute ad eccessi di luce che colpisce la foglia non perfettamente asciutta. L'ustione è molto pericolosa perchè rappresenta una via privilegiata per diversi microorganismi patogeni, soprattutto funghi.

MALATTIE PARASSITARIE DELLE ORCHIDEE

CAUSATE DA INSETTI O ACARI

Presenza di macchie brune che indicano la presenza di Cocciniglia. Possono essere di vario tipo: cocciniglie brune oppure cocciniglie cotonose. Si identificano facilmente provando a passare un'unghia. Se vengono via agevolmente, sono Cocciniglie.
Per saperne di più, consulta il capitolo dedicato alle cocciniglie
Per combatterle usate un batuffolo di cotone imbevuto di alcool.
L'Orchidea appare stentata e sono presenti delle piccole macchie necrotiche, le foglie ingialliscono
i germogli ed i boccioli fiorali si deformano ed arrestano il loro sviluppo. Inoltre possono produrre una abbondante melata, i loro escrementi che rimangono appiccicosi imbrattando la vegetazione.
Se ci sono questi sintomi siamo sicuramente in presenza di Afidi.
Individuarli è facile. Basta munirsi di una buona lente di ingrandimento e osservali.
Per combatterli bisogna usare degli insetticidi specifici, fosforganici che agiscono sia per contatto che per ingestione.
Piccoli puntini decolorati nelle foglie dell'orchidea e presenza di una leggera ragnatela
Siamo in presenza di Acari (ragnetto rosso). In genere si riesce a tenerli sotto controllo aumentando l'umidità dell'aria, se persistenti, bisogna intervenire con prodotti specifici.


CAUSATE DA FUNGHI

Premettiamo che tutte le malattie fungine sono quasi sempre causate da cattive condizioni di coltivazioni vale a dire: eccessiva umidità, poca ventilazione, basse temperature, substrati che assorbono troppa acqua e che si degradano facilmente. Avendo cura di evitare queste avverse condizioni, le malattie fungine, saranno poco diffuse nelle vostre Orchidee.
Marciume nero delle foglie, dei pseudobulbi e delle radici (Marciume nero)
Questa malattia può essere causata da un fungo, la Phytophthora sp. o il Pythium sp. . La malattia si manifesta con macchie di colore nerastro circondate da un alone giallastro praticamente su tutte le parti della pianta (eccetto i fiori).
I fattori determinanti possono essere una bassa temperatura con una elevata umidità. Quando la malattia arriva ai pseudobulbi o alle radici, può causare la morte della pianta nel giro di due settimane. Spesso questa malattia insorge al momento della suddivisione del cespo causata dall'uso di strumentazione non adeguatamente disinfettata o da una non disinfettazione della ferita.
Trattamenti consistenti con fenilammidi hanno data buoni risultati per la sua lotta.
Marciumi fogliari o fiorali
Potremo essere in presenza di un attacco di Botrytis sp., un fungo molto polifago che provoca gravi danni nell'Orchidea. Anche questo patogeno è agevolato da una elevata umidità, una scarsa circolazione dell'aria e una bassa temperatura. Può attaccare sia i fiori che le foglie. Si riconosce abbastanza facilmente: i tessuti colpiti della vostra Orchidea appaiono molli e sui petali si osservano macchie rotonde o allungate che appaiono normali nella zona centrale mentre si circondano da un alone più scuro che via via si estende a tutta la macchia.
Per combatterlo si utilizzano prodotti a base di Ditiocarbammati e Benzimidazoli.
Comparsa su tutte le parti aeree della pianta di macchie brune rotondeggianti , depresse, nettamente separate dalla parte sane
Si tratta di un attacco di un fungo, la Glomerella sp. e la malattia è meglio nota come Antracnosi. Favorevole alla malattia sono l'elevata umidità. Quasi tutte le Orchidee sono sensibili a questo patogeno.
La lotta va impostata tagliando ed eliminando fisicamente le parti infette e facendo dei trattamenti a base di ditiocarbammati, clorotalonil o benzimidazoli.
Una buona ventilazione all'ambiente nel quale si trova l'Orchidea rende difficile il crearsi delle condizioni ideali per lo sviluppo di questa malattia..
Macchie fogliari necrotiche irregolari, spesso confluenti fino a formare ampie aree necrotiche
Il patogeno che causa questa sintomatologia è un fungo e precisamente Fusarium sp .. Anche in questo caso un elevato tasso di umidità favorisce lo sviluppo della malattia che può portare ad un totale arresto della crescita.
La lotta contro questo patogeno è di tipo agronomico, vale a dire nell'adozione di una serie di accorgimenti atti a creare un ambiente poco favorevole al suo sviluppo: ventilazione ottimale e mantenere le parti aeree dell'Orchidea asciutte.
CAUSATE DA BATTERI
Le malattie batteriche più diffuse nelle Orchidee sono:

Necrosi fogliare
Questa malattia è particolarmente grave su Phalenopsis ma può colpire anche altri generi di Orchidee. I responsabili sono diversi tipi di batteri, Pseudomonas sp. e Acidivoras sp.
I sintomi tipici sono la comparsa di lesioni a macchia d'olio che successivamente diventano bruno-scure. Sulle orchidee adulte l'infezione inizia dalle foglie e può raggiungere il fusto. Le aree infette manifestano degli essudati che altro non sono che le colonie batteriche. Su Cattleya, solitamente non è mortale se però non si interviene subito, la pianta sarà compromessa.
La malattia può essere controllata oltre che migliorando le condizioni di coltivazioni soprattutto le bagnature, con trattamenti a base di Solfato di idrossichinolina.

Marciume dei pseudobulbi
I responsabili di questa patologia sono dei batteri appartenenti al genere Erwinia sp.,
La malattia si manifesta inizialmente con la presenza di una piccola macchia oleosa giallastra spesso al centro della foglia, via via la macchia diventa sempre più scura. A quel punto il batterio raggiunge i tessuti interni della pianta e trasforma la pianta in una massa nerastra e marcescente. Viceversa, altri batteri appartenenti a questo genere possono attaccare direttamente le le radici ed i pseudobulbi con la stessa sintomatologia.
La lotta contro questo batterio è preventiva, avendo cura di usare sempre attrezzi disinfettati e puliti.

Sono numerosi gli studi sui virus che colpiscono le Orchidee.
Allo stato attuale sono stati identificati una trentina di virus.
La trasmissione anche in questo caso, avviene principalmente tramite l'utilizzo di attrezzi non puliti e non disinfettati infatti per lo più si tratta di virus non specifici per le Orchidee che hanno un grande ventaglio di piante ospiti. Usando attrezzi che precedentemente abbiamo usato su altre piante infette (nelle quali la malattia può anche non essere manifesta) , possiamo trasmettere la malattia sulle nostre Orchidee.
Virus del mosaico
Il virus si chiama CymMV ed i sintomi con i quali si manifesta sono molto vari. Ad esempio su Cymbidium si manifesta come un mosaico con macchie e striature necrotiche mentre su Cattleya con punteggiature colorate.
Non esiste cura.

Si tratta d' agente ORSV.
I sintomi sono estremamente vari. Ad esempio su Cattleya manifesta punteggiature, striature o maculature necrotiche di colore scuro, su Cymbidium (vedi foto a lato) il virus provoca delle macchie necrotiche tipiche, infossate e macchie sui fiori.
I sintomi, possono variare da specie a specie ma quasi tutti si manifestano mediante un 'andamento a mosaico.
Si trasmettono facilmente sia attraverso attrezzi infetti, sia se si utilizza un substrato o dei vasi infettii.
Non esiste cura.

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