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Strani frutti...

Questa discussione si intitola Strani frutti... nella sezione Orto e alberi da frutta: Approfondimenti, appartenente alla categoria Orto e Alberi da frutta; L'anacardio (Anacardium occidentale) e' un albero appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae , originario del Brasile e poi diffusosi in India ...

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  #21  
Vecchio 26-09-11, 14:46
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L'anacardio
(Anacardium occidentale) e' un albero appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, originario del Brasile e poi diffusosi in India e nell'Africa orientale.
La pianta, dal punto di vista economico, riveste un notevolissimo interesse per i molteplici usi che si fanno di ogni sua parte: dal guscio si estrae un inchiostro indelebile, il succo e' un potente antidoto alle tarme e viene usato in medicina per il suo potere altamente caustico, dal frutto si ricavano alcool ed aceto e, previa pressione, un olio pregiato; inoltre, dalla pianta si ottengono una gomma ed un liquido lattiginoso usati come basi per le vernici.


Dal punto di vista strettamente alimentare, fornisce due tipi di frutti: la mela d'anacardio (chiamata in Brasile "pomme cajou") che rappresenta quello fresco, e la mandorla o nocciola d'anacardio (chiamata in Brasile "noix de cajou") che e' invece quello secco. La prima e' botanicamente un falso frutto, perche' deriva dall'ipertrofia del peduncolo floreale che arriva a raggiungere le dimensioni di una mela piu' o meno piriforme; la sua superficie e' liscia, sottile e fragile, il colore va dal giallo al rosso vivo, la polpa e' fibrosa e dal sapore acidulo e rinfrescante; i paesi produttori la mangiano estraendone dalla polpa un succo che viene bevuto dopo essere stato leggermente fermentato. La mandorla o nocciola d'anacardio, invece, costituisce il vero e proprio frutto, ed e' una noce a forma di rene, dal guscio liscio all'esterno e contenente un seme quasi bianco all'interno, oleoso e commestibile. La nocciola d'anacardio contiene all'origine un olio irritante che deve essere eliminato con il calore, facendo estrema attenzione a non contaminarne il seme destinato all'uso alimentare; trasformare gli anacardi in seme commestibile e' una procedura complicata e richiede molta mano d'opera: soltanto il 10% della produzione grezza passa indenne attraverso le varie fasi della trasformazione (prima di essere rotto, il guscio dell'anacardio viene tostato e l'apertura che vi segue viene fatta esclusivamente a mano; il frutto viene poi nuovamente scottato per facilitare la rimozione della leggera pellicola scura che lo ricopre e salato) e del confezionamento, e questo spiega il loro costo elevatissimo sul mercato europeo.


L'anacardio e' un frutto che tende ad irrancidire molto facilmente e va quindi conservato limitandone il piu' possibile il contatto con l'aria.


Per quanto riguarda le proprieta' terapeutiche, l'anacardio e' ricco di sali minerali come il magnesio, il fosforo, il calcio, il potassio e, soprattutto, il selenio (un minerale che protegge dai radicali liberi); possiede anche molta vitamina B1 e B2 ma, per l'alto contenuto calorico, e' sconsigliato nelle diete: infatti, 100 g. forniscono ben 598 kcalorie.
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  #22  
Vecchio 26-09-11, 16:34
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strani proprio............ baccelli di arauja sericofera





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  #23  
Vecchio 26-09-11, 17:02
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Cara mia, non vorrai che il lavoro lo faccio tutto io....spero.
Devi descrivere minuziosamente...chi è, cosa fa', dove vive, ecc. ecc.
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  #24  
Vecchio 26-09-11, 19:35
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Bello, non avevo visto che avevi continuato questo post!
Brava emma!
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  #25  
Vecchio 26-09-11, 23:25
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Il guaranà (Paullinia cupana Kunth.) è una pianta rampicante, sempreverde, nativa della foresta amazzonica appartenente alla famiglia delle Sapindaceae. ...Allo stato spontaneo può raggiungere anche i dodici metri d‘altezza; può sia appoggiarsi agli alberi della foresta (senza comunque creare alcun tipo di danno all’altra pianta), sia restare eretta senza sostegno. Quando però viene coltivata per sfruttamento industriale, è tenuta sotto forma di alberello o di arbusto, non più alto di due/tre metri, per facilitare la raccolta dei suoi preziosi semi.

Il guaranà ha una storia antica. È stata pianta sacra per molte tribù di indios. A causa del suo «strano» frutto, attorno a questa piccola pianta, che altrimenti sarebbe forse passata inosservata, sono nate tantissime leggende e miti.

Il guaranà è sempre stato considerato dagli indios come elisir di lunga vita; la sua importanza era alta in tutte le varie tribù, dato che forniva loro cibo e mezzi per curare le malattie, preparava e sosteneva l’organismo.
Il suo utilizzo era centrato soprattutto sull’effetto tonico–stimolante e veniva quindi impiegato per aumentare la resistenza fisica, per la caccia, ecc. Molte tribù di indios, però, andarono oltre a questo palese effetto e utilizzavano il guaranà anche per combattere la diarrea, per alleviare i dolori mestruali, per le malattie che indebolivano - e anche per riuscire a vedere/capire meglio le cose che ci circondano; uno scopo sicuramente legato al fatto che la pianta stessa ha gli occhi per vedere.
Venivano utilizzati esclusivamente i semi, e ogni tribù aveva il suo sistema di prepararli. Ma, in genere, gli indios brasiliani, tendono tutti alla stessa preparazione: si colgono i grappoli, scegliendo i frutti quando sono semi-aperti, che sono messi in contenitori pieni d’acqua fredda per estrarne l’epicarpo, e, dopo la pulizia, sono tostati a fuoco lento nello stesso giorno della raccolta; successivamente sono pestati.
Ridotti i semi in polvere, si aggiunge un po’ d’acqua, continuando a pestarli fino a formare una pasta omogenea. A questa pasta gli si dà una forma di «panetto» e la si porta al sole, dopo viene messa a fumigare al fuoco di legni resinosi. Questo panetto viene poi grattugiato al momento del bisogno.
Nelle preparazioni del Venezuela, invece, i semi spogliati dagli involucri vengono triturati in acqua calda, addizionati con farina di manioca, lasciati fermentare per un certo tempo ed impastati con l’acqua bollente fino ad ottenere una pasta che viene essiccata e fumigata. Il guaranà, viene molto utilizzato nell’America meridionale per la preparazione di una famosa bibita, leggermente frizzante, chiamata appunto «guaranà», simile nell'aspetto e nel gusto ai vari tipi di bibite a base di cola, che ha un sottile effetto stimolante e un sapore dolce. Per il suo uso medicamentoso lo si può trovare in compresse, in bastoncini o, meglio ancora, in polvere. Ultimamente, sul mercato europeo, si trovano in commercio anche delle caramelle e dei cioccolatini a base di guaranà.

Composizione chimica: (nei semi secchi)

Fibra vegetale 49%
Amido 9%
Acqua 7/8%
Pectina, destrina, sali minerali, acido malico 7/8%
Acido tannico* 5%
Guaranina (caffeina) 4/5%
Olio fisso 2/3%
Acido piro–guaranà 2%
Glicosio 1%
Saponine 0,06%
* Guaranatina o acido guaranatannico, analogo alla Kolatina della Noce di Kola. La teobromina è contenuta nei fiori, nelle foglie e nella corteccia, ma manca nei semi

Proprietà terapeutiche
Le proprietà del guaranà sono innumerevoli, ampiamente sperimentate, documentate e, a seconda del soggetto, prevale un effetto su di un altro. Comunque, grazie al suo alto contenuto di principi attivi naturali si manifesta con un senso di benessere immediato, facilmente riscontrabile; la temperatura del corpo raggiunge un livello ideale e resta nel suo stato normale.
È uno stimolante efficacissimo in tutti gli stati di depressione nervosa, sonnolenza, adinamia consecutiva a infezioni, malaria; favorisce la digestione nei soggetti ipopeptici ed è facile infatti, vincere con essa la cefalea consecutiva ai pasti delle persone a digestione lenta, è quindi anche stomachico.
Vince spesso la stitichezza abituale, favorendo la contrazione delle fibre muscolari delle pareti intestinali, aiuta contro il meteorismo. Eccita da un lato i centri nervosi e specialmente il cervello, del quale facilita e rende più intensa l’attività e dall’altro lato la funzione circolatoria, rinforzando la contrazione cardiaca, aumentando la pressione endovasale.
Secondo le ricerche scientifiche, il guaranà presenta proprietà antianemiche, antinfluenzali, antinevralgiche, stimolanti, analgesiche, afrodisiache, antidiarroiche e allo stesso tempo libera dalla stitichezza (dato che combatte le infezioni dei microbi che attaccano il sistema gastrointestinale, è un grande disinfettante intestinale).
Questo seme inoltre è un potente diuretico e diaforetico e aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso nell’organismo, del resto riduce gli stimoli della fame, è quindi utile nelle cure dimagranti.
È inoltre un ottimo preventivo contro i mali della vecchiaia: è un eccellente tonico geriatrico
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  #26  
Vecchio 26-09-11, 23:45
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Acerola

L'acerola (malpighia glabra o punicifolia) appartenente alla famiglia delle Malpighiaceae; è una pianta che vive in Sudamerica e in Centroamerica. E' un arbusto o un piccolo albero che arriva fino a 4 metri di altezza. Viene coltivato nel nord-est del Brasile. Ha un frutto ovale di colore rosso intenso, dimensioni 1-2 cm, con un grosso seme all'interno. Assomiglia alla ciliegia, anche se in realtà appartiene ad una specie completamente diversa. E' conosciuta anche come ciliegia delle Barbados, delle Antille o delle Indie occidentali. Cresce nelle zone tropicali, specialmente in terreni sabbiosi o argillosi. Le foglie sono dapprima rossastre per poi diventare di colore verde scuro. I frutti sono rossi, di sapore acidulo, con una buccia sottile. Dai frutti maturi, tolto il nocciolo, si ricava il succo, che viene concentrato essiccato e polverizzato fino ad ottenere un estratto con un altissimo contenuto di vitamina C.
L'acerola è la fonte naturale più ricca di vitamina C, molto più degli agrumi e dei kiwi. I suoi frutti vengono raccolti ancora verdi: in questo modo il contenuto di vitamina C è molto superiore (da qui il sapore acido della frutta verde). L'estratto concentrato contiene fino al 25% di vitamina C. In commercio però si trovano anche dei prodotti a base di acerola con un contenuto nettamente più basso (5-12%).
Rispetto alle arance fresche, il frutto fresco dell'acerola contiene da 30 a 50 volte vitamina C. Inoltre nel processo di essiccazione del frutto la vitamina C non viene degradata.
I suoi frutti sono ricchissimi anche di bioflavonoidi (vitamina C2), che hanno un'azione sinergica alla vitamina C. Addirittura per prevenire lo scorbuto è indispensabile non solo la vitamina C, ma anche il fattore C2 (un componente dei bioflavonoidi). Questo è stato provato da uno studio scientifico condotto nel 1977 dagli scienziati Parrot e Gazave. Il fattore C2 è un flavonoide (pentaidrossi-3-flavonolo) che favorisce la riduzione dell'acido deidroascorbico (la forma ossidata della vitamina C) in acido ascorbico (la forma attiva). Quindi è importantissimo assumere i bioflavonoidi assieme alla vitamina C.
I frutti dell'acerola contengono anche vitamine B1, B2, B3, B5, B6, provitamina A, e vari sali minerali tra cui ferro, calcio, magnesio. Contengono il doppio di magnesio e di acido pantotenico rispetto alle arance, e quasi la stessa quantità di provitamina A delle carote.
Le ricerche tossicologiche hanno evidenziato che l'acerola è innocua e non ha effetti collaterali.

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  #27  
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Jabuticaba

Si chiama Jabuticaba ed appartiene alla famiglia delle Myrtaceae; è conosciuta anche come Grape Tree ed è una pianta molto particolare, scoperta in Brasile e la cui diffusione è accertata in nazioni latinoamericane come Paraguay, Argentina e lo stesso Brasile. La particolarità della Jabuticaba è decisamente singolare: i suoi frutti crescono direttamente sul tronco, anziché sui rami. In questo modo possono essere mangiati dagli animali anche non in grado di arrampicarsi. I frutti, violacei e succosi, possono essere mangiati, usati per fare marmellate o fatti fermentare per ottenere vini o liquori. Inoltre la sua buccia è ottima per combattere l'asma.
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questa è davvero particolare!!!
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  #29  
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  #30  
Vecchio 29-09-11, 00:47
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Pepino
I Frutti sono delle grosse bacche tondeggianti o ovoidali del peso variante da 100 a 300 g; la buccia, che inizialmente e di un verde pallido, con la maturazione prende un colore dapprima gialliccio e poi nello stadio finale diventa gialla con accentuate e inconfondibili striature violacee. Questi frutti vanno colti gradualmente quando sono ben ingrossati e hanno preso colore; dalla fioritura alla raccolta intercorrono almeno 5 mesi.
Nei paesi d’origine, cioe nelle regioni dell’America meridionale a clima subtropicale, il “pepino” viene estesamente coltivato e cresce a meraviglia; la pianta, favorita dal clima, è perenne e fruttifica abbondantemente consentendo la raccolta per molti mesi lungo il corso dell’anno.
Pepino e il nome comunemente usato per la pianta e anche per il frutto del Solanum muricatum, specie appartenente alla famiglia delle Solanaceae, cui fanno parte diversi altri ortaggi, compreso il peperone, con il quale la specie di cui stiamo trattando ha notevoli affinita. Infatti la pianta del pepino somiglia al peperone, sia per il portamento cespugiloso cd eretto, sia per diverse caratteristiche vegetative, come la conformazione delle foglie e dei fiori; invece, stranamente, i frutti somigliano molto a quelli del melone, sia per l’aspetto esterno, sia per il sapore della polpa. A completa maturazione, la polpa del pepino e succosa, rinfrescante, dolce, aromatica, di un aroma che ricorda appunto quello del melone.
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