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Il Giardino Egizio

Questa discussione si intitola Il Giardino Egizio nella sezione Pensieri in giardino: Approfondimenti, appartenente alla categoria Pensieri in giardino; "Ti ho dato grandi giardini con alberi e vigne nel tempio di Atuma. Ti ho dato oliveti nella città di ...

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Vecchio 21-06-10, 13:11
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Predefinito Il Giardino Egizio

"Ti ho dato grandi giardini con alberi e vigne nel tempio di Atuma. Ti ho dato oliveti nella città di On. Ti ho fornito giardinieri e molti lavoranti per fare olio di Egitto e rifornire le lampade del tuo nobile tempio. Ti ho dato alberi e legna, palme da dattero, incenso e loto, giunchi, erbe e fiori di ogni paese da porre dinnanzi al tuo viso." Ramsete III

Quella degli Egizi fu una grande civiltà, che si espresse anche nella creazione di giardini meravigliosi. Sicuramente sono i giardini più antichi e il primo di cui si ha notizia risale al 2.700 a.C: il giardino di Meten che era un alto ufficiale e gran sacerdote.




Il giardino egizio era una realtà che si estraniava totalmente dall’ambiente circostante, il deserto, delimitando un’area mediante divisioni murarie e creando al suo interno un’oasi di frescura, colori, suoni. Questi artifici permettevano di vivere l’illusione di riuscire a dominare la natura ostile dei luoghi.
Per noi europei è difficile immaginare di vivere costantemente sovrastati dalla sabbia, con un sole abbacinante che non lascia tregua e senza il ristoro che la vegetazione può procurare agli occhi e alla mente.
Fu quindi un bisogno primario il poter godere di spazi dove rinfrancarsi da una situazione climatica così estenuante e da un ambiente così avaro di colori riposanti, anche se è lecito pensare che solo i ceti più abbienti e i ceti medi abbiano potuto godere di simili privilegiati microcosmi e che ognuna di queste classi sociali avesse anche un giardino di pari grado in termini di spazio e di bellezza.





Come accennato, tutto il giardino si sviluppava all’interno di una cinta muraria e lo spazio interno era diviso in forme regolari, così da dare una sensazione di ordine a tutto l'insieme.
Lungo le mura perimetrali, una barriera di grandi alberi forniva la frescura necessaria a trovare riposo e refrigerio dal clima torrido e dall'ambiente arido e polveroso dell'esterno.



Gli alberi usati erano ad alto fusto e portamento imponente, come il Sicomoro (Ficus sycomorus) e le Palme come la Phoenix dactylifera, utili anche ad ombreggiare le piante coltivate al centro del giardino.

L’irrigazione avveniva attraverso una serie di canali e di bacini che formavano nella zona centrale del giardino una vasca di forma rettangolare o a T, in cui vivevano pesci e in cui i fiori di Loto, i Papiri ed altre piante acquatiche galleggiavano morbidamente.
Una serie di piccoli e grandi volatili rendeva ancor più paradisiaco l’insieme: fenicotteri e ibis passeggiavano in libertà a completamento dell’armonia del luogo.



L’acqua e l’ombra permettevano la sopravvivenza di piante come il Pioppo, l’Oleandro e il Cipresso, altre essenze utilizzate erano Punica granatum (il Melograno) e Ficus carica (il Fico).

Erano spesso presenti anche pergolati o spazi ben delimitati per la coltivazione di viti, da cui si otteneva il vino che serviva alla necessità del padrone di casa.

Il Nilo aveva un ruolo fondamentale. Non solo le sue inondazioni rendevano più fertili i terreni, migliorandone anche la tessitura, ma le sue acque venivano convogliate in una rete di canali che raggiungevano il giardino per irrigarlo.
Solitamente i terreni erano ad un livello superiore rispetto a quello del fiume e per portarvi l’acqua era utilizzata una sorta di elevatore, composto di una trave che portava ad un estremo un grande masso e all’altro un secchio, legato ad una corda. Era lo shaduf, in uso ancora oggi.

Le alte temperature creavano l'ulteriore problema dell’evaporazione dell’acqua dal terreno, così che una delle tecniche che gli egizi avevano sviluppato per rallentare questo processo era quella di creare dei bordi elevati di terra tutt’attorno agli alberi, in modo da trattenere maggiormente l’umidità.

I giardini delle classi meno elevate non avevano le caratteristiche dell’oasi lussureggiante appena descritta, ma erano costituiti da un grande albero che forniva ombra, un pozzo e piccole aiuole adornate di erbacee dai colori vivaci, come i Papaveri o i Fiordalisi, e di piante rampicanti.

I giardini più grandi e più belli non venivano realizzati solo per le ville o le dimore patrizie, ma venivano anche creati per abbellire templi e onorare gli Dei. Lungo tutto il viale in pietra che univa il tempio di Karnak e quello di Luxor, erano stati realizzati giardini favolosi su cui campeggiavano, sembra, 1400 sfingi disposte a 4,5 metri di distanza l'una dall'altra.

Erano giardini ricchissimi, pieni di fiori e di varie essenze: Acacia, Cassia, Melograno, Sambuco e ancora Aneto, Aloe, Coriandolo, Cetriolo, Menta, Papavero, Zafferano...



Le leggende relative ai giardini e riportate nelle antiche scritture sono tante, ma una cosa certa è che il Sicomoro era un albero che aveva un significato particolare per gli Egizi.

Secondo un’antica credenza era proprio il Sicomoro ad elevarsi sotto la volta celeste tra il nascere e il calar del sole e non stupisce che questa pianta fosse molto utilizzata nei giardini e fosse considerata una Dea benefica, tanto che i contadini le rivolgevano un culto particolare, offrendole sacrifici e adorandola.

Venivano largamente utilizzati il suo legno e i suoi frutti e gli Egizi pensavano anche che la sua ombra, così cara e preziosa ai vivi, donasse altrettanta gioia ai morti.

A quest’albero si attribuiva anche la virtù di proteggere gli amanti.
In un papiro si legge di un Sicomoro che il giorno della “Festa dei Giardini” inviava così il suo messaggio ad una fanciulla:




"Il piccolo sicomoro - che essa ha piantato con le sue mani - muove le labbra per parlare. - Come sono belli i suoi rami! - Esso è carico di frutti - che sono più rossi del diaspro. - La sua ombra è fresca. - Esso pone una letterina nelle mani della fanciulla - la figlia del capo giardiniere - e le chiede di affrettarsi dal suo amato: - 'Vieni e stai tra le tue ancelle. - Saremo ebbri quando ti raggiungeremo, - sì, prima ancora di aver bevuto niente. - I servi che ti obbediscono - stanno venendo con i loro recipienti; - portano birra di ogni tipo - ed ogni tipo di pane - molti fiori di oggi e di ieri - e tutti i frutti dissetanti. - Vieni e rendi felice questo giorno, - domani e ancora il giorno dopo, per tre giorni… - siedi nella mia ombra'. - Il suo innamorato siede alla sua destra. - Essa lo inebria - e cede alle sue richieste… - Ma io sono muto - e non dirò quello che ho visto. - Non dirò una parola…"


Autore: Anna Damiani
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[/FONT][/B][/COLOR] "Un bimbo muove tutto sottosopra e allo stesso tempo mette le cose al posto giusto."

Ultima modifica di Ortensia Mancini; 04-08-10 alle 14:09
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