Bel topic Roberto...
In effetti non siamo soliti a ragionare partendo dal paesaggio per arrivare al giardino.
La consuetudine è quella di ragionare in funzione di piccoli o grandi spazi come fossero a sè stanti, quando invece tutto origina dalla notte dei tempi, dal bisogno innato dell'uomo che, a differenza di tutte le altre specie animali si adatta all'ambiente, ha sempre cercato di condizionare l'ambiente ai suoi bisogni.
Uno dei più grandi bisogni dell'uomo è mangiare e questo è risaputo.
Coltiva la terra da millenni, per millenni ne ha modificato l'aspetto attraverso le colture che così prepotentemente hanno "disegnato" e "disegnano" il territorio e, come in ogni interazione che si rispetti, ha assorbito, rubato e copiato quel che la natura proponeva.
Mi colpì molto, scoprire che lo stile gotico con quelle linee verticali slanciate e aguzze, fosse stato copiato dai Larici che costituivano una gran parte del paesaggio dei paesi nordici.
Sembra impossibile ma è proprio così, chi ha "inventato" questo stile, si è ispirato a quanto vedeva attorno e intorno a sè, c'erano foreste intere di queste conifere.
Non è forse vero? Se osserviamo questa foto qui sopra, non possiamo non trovare un'assonanza impressionante con queste altre
E che dire dei colori che gli architetti fiorentini del tempo vollero per la Cattedrale se non che i grigi tenui, quasi argentei nella luce del sole, siano stati mutuati dalla sensazione che dava il paesaggio toscano ricoperto dalle chiome morbide, leggere e argentate degli Ulivi?
Guardando le tue foto, Roberto, non si può nemmeno non domandarsi su come e quanto abbia, invece, influito l'uomo sul paesaggio e quanto la natura abbia collaborato nella creazione di queste splendide immagini.
L'uomo coltivava e le giornate dei contadini son sempre state lunghissime, troppo persino e questo è noto a tutti.
Il lavoro più duro si svolgeva con la bella stagione e quando l'estate si rafforzava, la fatica nel sopportare il caldo, doveva essere più che estenuante.
Perchè, allora, non piantare filari d'alberi sul perimetro dei campi? Si sarebbero potute così sfruttare due situazioni: alberi che danno frutti o servono per altri usi legati alla vita agricola e, allo stesso tempo, regalare qualche istante di refrigerio all'ombra delle chiome nei momenti di riposo, durante quel piccolo pranzo cui seguiva magari la pennica.
Ecco che il risultato lo vediamo nelle foto di Roberto, cioè spazi di radura che in realtà sono campi da coltivo contornati da filari d'alberi, che danno movimento, esaltano le radure, che creano armonia.
La domanda che mi pongo, alla fine, diventa questa: l'uomo ha piantato dove gli necessitava, ma sicuramente la natura avrà fatto il resto.
Se guardo le foto di Roberto, non posso non notare che se l'uomo ha disegnato il territorio in maniera lineare (era sicuramente più semplice e di certo i contadini tempo per darsi alla creatività ne avevano ben poco) la natura ha spezzato, in molti casi, le geometrie più rigide, permettendo, ad esempio, la nascita di arbusti, lasciandoli sviluppare armoniosamente, la diffusione di tappezzanti selvatiche e selvagge che ricoprissero le rive, ha ottimizzato cioè, quel processo di colonizzazione del territorio che da sempre porta avanti nel processo di evoluzione e di sviluppo dell'ambiente.
Ecco che nasce un vero ciclo, perfettamente in sintonia e in sincrono: uomo e ambiente, senza che nessuno dei due prevalga sull'altro.
Ma la storia, ad un certo punto, non è più andata così e se ci guardiamo intorno, specialmente per chi vive nei contesti più urbanizzati, possiamo non notare, se l'occhio è affinato, che gli equilibri sono notevolmente falsati.
Forse il senso più profondo di questo topic è anche quello di chiederci da dove veniamo e dove vogliamo andare, del perchè i nostri giardini sono fatti in un certo modo e cosa vogliamo ottenere o perchè lo vogliamo quando mettiamo nella nuda terra, una piantina.