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  #1 (permalink)  
Vecchio 21-10-2007, 20.15.38
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Prendo spunto da una riflessione di Adm (Sottili geometrie in un mattino d'autunno) per aprire questa discussione.

Nell'osservare il paesaggio che si apre al mio sguardo, capisco quanto la natura che ci abbraccia, quanto la paziente sapienza contadina, abbiano tracciato le linee dei nostri giardini.

La boscaglia ci insegna come piantumare una bella macchia di arbusti sul cui sfondo si stagliano insiemi di alberi, talvolta alti e svettanti, talvolta più pacati, quasi a non voler disturbare quella magia di equilibri.

Segue una serie di immagini che vorrei commentare con voi.



Gennaio, caldo anomalo, tramanto brumoso su di un "mare di colline" che come onde si perdono all'orizonte.



Fattoria di Lamole, siamo nel cuore del Chianti, il castello fattoria domina su tutti i poderi, niente è per caso, confini poderali, oliveti e vigne si susseguano a boschi cedui. Tutta la campagna è un brulicare di vita e di attività.



Tutto quello che vedete non è naturale ma frutto di secoli di cultura contadina e di un lavoro continuo quasi permanente... sempre pero guidato da regole culturali ferree.
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Lord Roberto
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Vecchio 22-10-2007, 09.29.14
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Ma come sono belli i vostri colli............tutto quel verde!
prima o poi visiterò la toscana!
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Per problematiche tecniche apri un topic in questa sezione



"Ci sono delle farfalle che vivono un solo giorno e se sono fortunate
nascono in una giornata di sole...."


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Vecchio 22-10-2007, 13.35.03
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Bel topic Roberto...

In effetti non siamo soliti a ragionare partendo dal paesaggio per arrivare al giardino.

La consuetudine è quella di ragionare in funzione di piccoli o grandi spazi come fossero a sè stanti, quando invece tutto origina dalla notte dei tempi, dal bisogno innato dell'uomo che, a differenza di tutte le altre specie animali si adatta all'ambiente, ha sempre cercato di condizionare l'ambiente ai suoi bisogni.

Uno dei più grandi bisogni dell'uomo è mangiare e questo è risaputo.
Coltiva la terra da millenni, per millenni ne ha modificato l'aspetto attraverso le colture che così prepotentemente hanno "disegnato" e "disegnano" il territorio e, come in ogni interazione che si rispetti, ha assorbito, rubato e copiato quel che la natura proponeva.

Mi colpì molto, scoprire che lo stile gotico con quelle linee verticali slanciate e aguzze, fosse stato copiato dai Larici che costituivano una gran parte del paesaggio dei paesi nordici.
Sembra impossibile ma è proprio così, chi ha "inventato" questo stile, si è ispirato a quanto vedeva attorno e intorno a sè, c'erano foreste intere di queste conifere.



Non è forse vero? Se osserviamo questa foto qui sopra, non possiamo non trovare un'assonanza impressionante con queste altre

















E che dire dei colori che gli architetti fiorentini del tempo vollero per la Cattedrale se non che i grigi tenui, quasi argentei nella luce del sole, siano stati mutuati dalla sensazione che dava il paesaggio toscano ricoperto dalle chiome morbide, leggere e argentate degli Ulivi?







Guardando le tue foto, Roberto, non si può nemmeno non domandarsi su come e quanto abbia, invece, influito l'uomo sul paesaggio e quanto la natura abbia collaborato nella creazione di queste splendide immagini.

L'uomo coltivava e le giornate dei contadini son sempre state lunghissime, troppo persino e questo è noto a tutti.
Il lavoro più duro si svolgeva con la bella stagione e quando l'estate si rafforzava, la fatica nel sopportare il caldo, doveva essere più che estenuante.

Perchè, allora, non piantare filari d'alberi sul perimetro dei campi? Si sarebbero potute così sfruttare due situazioni: alberi che danno frutti o servono per altri usi legati alla vita agricola e, allo stesso tempo, regalare qualche istante di refrigerio all'ombra delle chiome nei momenti di riposo, durante quel piccolo pranzo cui seguiva magari la pennica.

Ecco che il risultato lo vediamo nelle foto di Roberto, cioè spazi di radura che in realtà sono campi da coltivo contornati da filari d'alberi, che danno movimento, esaltano le radure, che creano armonia.

La domanda che mi pongo, alla fine, diventa questa: l'uomo ha piantato dove gli necessitava, ma sicuramente la natura avrà fatto il resto.
Se guardo le foto di Roberto, non posso non notare che se l'uomo ha disegnato il territorio in maniera lineare (era sicuramente più semplice e di certo i contadini tempo per darsi alla creatività ne avevano ben poco) la natura ha spezzato, in molti casi, le geometrie più rigide, permettendo, ad esempio, la nascita di arbusti, lasciandoli sviluppare armoniosamente, la diffusione di tappezzanti selvatiche e selvagge che ricoprissero le rive, ha ottimizzato cioè, quel processo di colonizzazione del territorio che da sempre porta avanti nel processo di evoluzione e di sviluppo dell'ambiente.

Ecco che nasce un vero ciclo, perfettamente in sintonia e in sincrono: uomo e ambiente, senza che nessuno dei due prevalga sull'altro.

Ma la storia, ad un certo punto, non è più andata così e se ci guardiamo intorno, specialmente per chi vive nei contesti più urbanizzati, possiamo non notare, se l'occhio è affinato, che gli equilibri sono notevolmente falsati.

Forse il senso più profondo di questo topic è anche quello di chiederci da dove veniamo e dove vogliamo andare, del perchè i nostri giardini sono fatti in un certo modo e cosa vogliamo ottenere o perchè lo vogliamo quando mettiamo nella nuda terra, una piantina.
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Vecchio 22-10-2007, 21.05.23
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Ogni paesaggio è strettamente corelato, alla storia del luogo.
Questo è molto evidente in Toscana e in modo particolare nelle province di Firenze, Siena ed Arezzo.
Tale relazione si perde nella storia greca, etrusca e romana. Anche se può sembrarvi incredibile le linee fondamentali dei nostri paesaggi hanno origine comune, specialmente nel centro-sud, sud e Sicilia dove la cultura greca sta alla base di tutta "l'estetica e funzione dei luoghi".
Ma torniamo alla Toscana, la prima domanda che mi pongo e cerco di rispondere sta in uno dei nostri alberi simbolo, il Cipresso, essenza importata dai greci dalla Siria e Cipro, già dal VI-V sec a.c., quando numerose nel sud dell'Italia sorgevano le Nuove Polis.
Mai importazione di essenze alloctone riscosse tanto successo, tanto da diventare l'albero "paesaggio per antonomasia", filari di cipressi dividevano proprietà, segnavano strade e cammini, o semplicemente erano ad ornamento a castelli rocche e torri, o corevano lungo i crinali dei colli solo per il gusto di vederli svettare negli orizonti.
Penso che l'innamoramento per tale albero fu tanta e tale da perccorrere tutta la storia per tanti secoli sino a noi. Solo nell'ottocento in periodo "romantico" si comincia ad associare i cipressi con i cimiteri munumentali e parchi di rimembranza, e nasce in molti l'associazione cipresso-cimitero-morti
Niente di più sbagliato, ad essere funebre era solo il contesto storico ed le architetture pensate dai costruttori del tempo.
Niente a che vedere con la solarità di una pieve romanica, con il suo chiostro e cimitero ornato da fiammanti cipressi.
Come per gli antichi greci il cipresso che si alza schietto al cielo è universalmente un simbolo spirituale di unione tra terra e cielo.
Non può sfuggire ad un attento osservatore come i cipressi siano quasi tutti piantati volantariamente e sempre con logica geometrica, sia nei parchi delle grandi Ville, sia nei giardini formali rinascimentali, sia nelle campagne come già descritto.
Pochi sono invece i boshi di cipressi le cosiddette "cipressaie", spesso associte a pineta con pino domestico, leccio e roverella, tutte nate per lo sfruttamento del cipresso come pianta da legno, poi abbandonate e destinate a sparire con il cancro del cipresso importato, durante l'ultimo conflitto, dalle truppe americane che usavano casse per le munizioni di cipresso dell'Arizona, contaminate con l'agente patogeno incriminato.

Come tale albero così ricco di storia e tradizione paesaggistica non può essere che uno dei princìpi basali progettuali, fulcro di prospettive o come semplice elemento assimmetrico, asociato all'immancabile olivo.

Ma questa è un'altra storia che nasce nel Rinascimento e che vi racconterò la prossima volta


Olivi e cipressi in un parco storico cittadino.







In veste formale nel parterre di origine rinascimentale, Villa Gamberaia a Settignano.


L'ingredibile lavoro di potatura e legatura dei cipressi per ottenere una quinta formale, qui siamo nel bel mezzo.

Alla prossima storia........
__________________
Lord Roberto

Ultima modifica di Roberto Rossi : 26-10-2007 alle ore 09.44.02.
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Vecchio 23-10-2007, 18.44.45
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Bel post Roberto...
Qui bisogna che ci rifletta un momento prima di rispondere perchè devo mettere insieme le idee con chiarezza...

Bellissimo Roberto...Grande!
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Vecchio 26-10-2007, 20.25.40
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Bellissime....che meraviglia la toscana!!!
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Vecchio 29-10-2007, 11.53.17
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Quello che io noto, Roberto, è che non siamo avvezzi a riflettere su come la necessità e il bisogno dell'uomo, abbiano in un secondo tempo, originato la ricerca della bellezza attraverso il lavoro stesso e la necessità.

Ma che cosa c'è di più bello di un campo coltivato a viti e per una grande estensione?
Ma lo vedete quanto le geometrie della coltura esaltano la morbidezza dei colli?



La ripetitività perfetta di tutti i filari, oggi peraltro ottenuta anche grazie all'elettronica e alla tecnologia più avanzate (si tracciano i solchi di impianto mediante un collegamento GPS già sul trattore che dialoga col satellite e si fissano i punti nel terreno) tradizione culturale secolare se non millenaria, non smentisce la ricerca di di bellezza, anzi, la avvalora.

Altrettanto di fronte a qualunque coltivazione se ci guardiamo attorno, scopriamo quanto sia magnifica l'espressione del lavoro dell'uomo nei campi.





E che dire di come il lavoro dei campi disegna fortemente il territorio, come ad esempio in questa foto del segno della mietitura sulle colline toscane?







Ma ancora su come l'uomo ha disegnato il paesaggio che lavorava, che dire della piantumazione di questi alberi in campo aperto? Questi esemplari che sembrano casualmente messi lì, non solo danno un ausilio a chi lavora ma contribuiscono all'esaltazione del paesaggio.






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Vecchio 29-10-2007, 13.25.54
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Non c'è dubbio della bellezza, delle vigne a filari che con "maestra simmetria", ammorbidiscano i profili dei colli.

Ma quello che mi colpisce del lavoro dell'uomo è che permane bello e caratterizzante di un luogo , anche quando cessa la funzione produttiva.





Osservando una vecchia vigna oramai abbandonata, trovo in essa una sorte di leggera malinconia, le simmetrie si addolciscano, pian piano senza fretta, quella vigna assumerà sempre un aspetto sempre più naturale ed arminico.



Qui la coltivazione di cereali, ha lasciato il posto ad un vasto pascolo. Anche in questo caso, un proprietario lungimirante e rispettoso del paesaggio, conserva quello spazio "vuoto", annualmente ripulisce ll confine della macchia sulla destra, sempre a sottolineare il valore estetico di quel luogo.

Vorrei ritornare con qualche altra immagine ai miei cari Cipressi.



Quale migliore armonia potevamo creare intorno a questa Pieve romanica!



Con i colori che in autunno si accendono, cipressi ed olivi sono sempre più protagonisti del paesaggio.
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Lord Roberto
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Vecchio 29-10-2007, 15.29.56
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Mamma mia Roberto, quest'ultima foto mi fa aggrovigliare le budella per quanto è straordinariaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!

C'ho la sindrome di Stendhal in questo momento...
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Vecchio 31-10-2007, 14.12.45
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Sto caricando il foto album tra poco arriva una "nova" serie di immagini ....
Prometto fuochi d'artificio....
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