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Le pagine di Vesna

Questa discussione si intitola Le pagine di Vesna nella sezione Poesie e Pensieri, appartenente alla categoria Fotografia, arte, letteratura e musica; Blog di Vesnuccia raccoglie le pagine scritte da Vesna. Ci sono capitata qualche settimana fa, prima che lei – ottemperando ...

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Vecchio 02-02-10, 06:00
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Predefinito Le pagine di Vesna

Blog di Vesnuccia raccoglie le pagine scritte da Vesna.

Ci sono capitata qualche settimana fa, prima che lei – ottemperando con scrupolo rigoroso alla richiesta dell'Amministrazione di rispettare gli ingombri previsti dal regolamento – togliesse il link dalla sua firma.
È stata una sorpresa.

Come tutti noi, di Vesna conoscevo già, attraverso i suoi post, la lucidità, il piglio deciso e la franchezza, a volte scomodi; il risvolto giocoso (ricordate quando si è fatta avvolgere con lo scotch?), e quello cupo di passate esperienze; la capacità di godere di piccole cose preziose, come prendersi cura della sua rosa e farsi poi togliere i petali dai capelli dal suo sposo; il bisogno di affermare – persino con durezza – che assai presto nella vita non si può e non si deve contare che sulle proprie forze.

Ma, come talvolta succede (benché quasi mai nei blog), anche per Vesna c'è una porta che apre molte altre porte, ognuna delle quali si apre su stanze, ricordi, luoghi, percezioni, pensieri.
È la porta che possiamo aprire leggendo le sue pagine.

Gli scritti sono ordinatamente raggruppati per argomento o data, e gli argomenti non sono pochi: ma sempre, dalla poltrona di velluto di un teatro come dalla cantina di Spalato dove trova rifugio sotto i bombardamenti, lo sguardo chiaro di Vesna ha una leggerezza speciale, veloce, fatta di acume intellettuale e di consapevolezza.

Quanto a libri, musica o teatro, Vesna sgranocchia cultura con lo stesso gusto gioioso con cui addenta una fetta di Danubio ripieno, e questa è, credo, una delle peculiarità che rendono così vive le sue pagine.

Anche il suo italiano è singolare: scrivendo in una lingua che non è la sua, Vesna privilegia l'espressività e l'organizzazione logica, manifestando invece una aristocratica noncuranza per doppie, apostrofi e accenti – sicché le sue pecche ortografiche acquistano il medesimo, sottile fascino che si prova ascoltando parlare uno straniero, quando si esprima bene in italiano e dica cose intelligenti, ma con una pronuncia insolita.




Nelle pagine di Vesna scrive talvolta anche Luca, il suo compagno. Poiché il sito è di pubblica lettura, spero di non essere indiscreta riportando qui alcune sue righe.

Rientrati da una serata a teatro, in cui Vesna e lui non si son potuti sedere l'una accanto all'altro, Luca accenna al fatto che la vicinanza di lei gli è mancata, benché alcuni amici, giudicandoli una coppia sin troppo unita, li abbiano spesso esortati ad esserlo di meno.
Ed ecco come, con poche e misurate parole, Luca scrive la sua pacata, toccante dichiarazione d'amore per Vesna:



Beh, nonostante ne sentiamo tante, e da tanti, ci piace stare insieme, e fare le cose insieme, e non come compromesso, ma sempre come scelta.
Ci piace condividere le nostre cose.
Oggi abbiamo dovuto fare un piccolo sacrificio, ovvero non avevamo posti vicini, visto la difficolta' a reperire i posti a teatro.
Niente di che, tutto normale, quel che pero' mi ha colpito e' stato che come al solito, anche se lontani, ci cercavamo e ci trovavamo con gli occhi (almeno quando c'era la luce).
E ancor piu' mi ha colpito che guardando la mia sposa fra la folla, ho avuto quella sensazione di vedere solo il suo viso fra la folla, come se una luce illuminasse solo lei, come se tutta la gente fosse in secondo piano, e per me ci fosse solo lei.
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Vecchio 02-02-10, 06:08
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Predefinito Io robot/mostro/diverso [Spoiler]

Incollo qui una pagina scritta da Vesna nel 2004 dopo aver visto il film Io, Robot.
Immagino che quasi tutti lo abbiamo visto, al cinema o in tv: un film di fantascienza, che in me non aveva lasciato traccia; leggete invece come lo ha visto e pensato Vesna.



Di Vesnuccia (del 24/10/2004 @, in Cinema)

Oggi pomeriggio siamo stati al cinema e ci siamo visti "Io, Robot".
Ci siamo andati senza nessun preconcetto visto che a me manca totalmente la saga robotica di Asimov e Lo Sposo avendola letta una decina d'anni fa non si ricordava molto bene la storia.

Piu' che della trama del film pero' faro' delle mie considerazioni senza capo ne coda, giusto perche mi chiedo se anche ad altri certi film lasciano qualche domanda dentro.

Non ho letto "Io Robot" di Asimov, ma so che è stato edito nel 1950, e percio' scritto nei ultimi anni 40. So anche che fine anni 40 e tutti anni 50 erano una rincorsa alla scoperta tecnologica tra L'Est e L'Ovest, e che c'era una cortina di ferro.

So anche che ce un filo condutore logico tra i racconti ma che una dei pocchi protagonisti che ce sempre è una dotoressa, femmina. Presumo percio' che il poliziotto sia stato bianco e non nero, non avendolo letto pero' potrei sbagliare.

E qui nascono le mie domande.
Nei ultimi 50/60 anni il nostro mondo si è evoluto (si può dire cosi???). Quello che negli anni 40 poteva portare clamore come una protagonista femminile, forte e dotta e per certi versi quella che ne sa di piu' di tutti (1), nel 2004 è superato.
Adesso il protagonista è di colore (2), e ovviamente è buono. Ma anche questo è superato, anche se ancora piace al pubblico. Il cattivo percio' è il bianco.
Non il bianco medio, ma il bianco senza scruppoli ricco che vuole diventare sempre piu' ricco e che rimane cieco e non capisce cosa succede fino alla morte.

Peccato pero' che il conflitto uomo/macchina è un conflitto che esiste da sempre, anche ai tempo degli egizi. E' il conflitto tra il uomo e chi per lui fa il "lavoro pesante/forzato" (3), in poche parole lo schiavo.
Lo schiavo in realta' era diverso (di solito di un altra razza) e se parliamo della letteratura di solito era "mostruoso" e percio' indegno della vita normale.

Asimov e i suoi contemporanei con gli scritti di questo genere si domandavano se il percorso che stiamo facendo era quello giusto e se veramente esiste una "razza" indegna di una vita libera, anche se questo vorrebbe dire la loro fine.
Mi chiedo cosa si chiedeva invece il regista di questo film.
Alla fine è un gran bel prodotto. Gli effeti speciali sono al loro massimo (che non puo' andare oltre alla realta'), la sceneggiatura è ben scritta e amiccante.

Ma mi chiedo il cattivo chi è? Lo siamo tutti noi??
Dobbiamo rinunciare alla nostra liberta per essere certi di avere un futuro???

Non badate a me. Certe volte il mio cervello prende possesso del mio intero essere. Orrore!!!!




1 - La dottoressa alla fine del libro dice: "I saw it from the beginning, when the poor robot couldn’t speak, to the end , when they stand between mankind and destruction."
2 - so che è politicamente scoretto, perche caso mai i bianchi sono di mille colori, e mi scuso se urto i sentimenti di qualcuno.
3 - La parola Robot infatti viene dal parola Rabota che significa "lavoro pesante o forzato".
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  #3  
Vecchio 02-02-10, 13:20
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sono contenta ti piaccia il blog Ortensia :bacio: e i scritti miei e di Luca
e grazie tante di come hai descritto i miei sbagli ortografici , mi sento molto fine (e chi sa perche mi viene in mente Hercul Poirot )


solo una precisazione , nessuno mi ha chiesto di togliere il link , l'ho tolto di mia spontanea volonta perche non rientrava nelle dimensioni scritte nel regolamento
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Vecchio 02-02-10, 19:39
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....

...vesna,...hai avuto l'onore di una grande recensione!..........
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  #5  
Vecchio 02-02-10, 21:53
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che bellissima dichiarazione d'amore........e non ascoltate nessuno che vi dica il contrario, è bellissimo questo vostro voler condividere tutto il vostro tempo, avete avuto un regalo incredibile: il vero amore........:cuore:
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  #6  
Vecchio 02-02-10, 23:12
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Ho letto tante volte le tue pagine Vesna
Appena iscritta nel forum ho sentito il suo spirito , modo di fare...un forte carattere e un bellissimo modo di descrivere l'amore tra lei e il suo marito. Bello avere un marito, amico ...il punto di riferimento per tutto :cuore:
Più bella cosa è quando si capisce soltanto con un sguardo, senza nessuna parola detta............ Io con mio amore mi sento amata, sicura e tranquilla...nel male e nel bene Importante capirci e volerci bene
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  #7  
Vecchio 02-02-10, 23:29
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Vesna sei una donna intelligente ed anche molto fortunata direi: hai un amrito che ti ama davvero molto:cuore::cuore::cuore:
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  #8  
Vecchio 03-02-10, 02:49
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Predefinito Il mio primo ricordo

Un ricordo luminoso, il primo ricordo d'infanzia.


Di Vesnuccia (del 22/11/2003, in Ricordi)

Io avevo un raporto speciale con mio nonno... sarà perche mio padre facendo il comandante delle navi commerciali era sempre via, sarà perche il nonno era l'unica presenza maschile in casa, sarà che era un giovane pensionato (è andato in pensione giovanissimo perche i radiologi che lavoravano con aparechiatura mobile erano tratati come dei minatori) e ce la faceva ancora a stare dietro a una peste come me...

Il rito di casa era che dopo il pranzo si faceva la siesta... ma prima della siesta mio nonno mi leggeva, mi leggeva libri non illustrati perche riteneva che facendomi chiudere gli occhi avrei visto cose piu' belle di quelle che chiunque illustratore avrebbe mai potuto disegnare.

Mi leggeva i classici libri "bimbeschi", ma il mio primo ricordo è legato al Il magnifico mago del Oz.
Avevo si e no 3 ani e mezzo, mi ricordo di essere salita sul letto (che tutt'oggi mi ricordo ALTISSIMO), di essermi coperta solo con un lenzuolo (credo sia stata l'estate), e aver aspetato nonno per un po'.

Lui vene con il libro che avevamo iniziato gia da un po', si sdraio accanto a me e io chiusi gli occhi... il capitolo che mi lesse quel giorno era quello del campo di papaveri magici che facevano adormentare tutti quelli che ci pasavano in mezzo!!!
Mi sono immaginata tutto, la lunga stada delle matonelle gialle e un mare di papaveri e a un certo punto mi sono adormentata anch'io... un sonno profondo e sereno..

Sono grata a mio nonno che mi ha insegnato che la fantasia è una delle cose piu' importanti della nostra vita!
Grazie dida....
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  #9  
Vecchio 03-02-10, 03:13
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Predefinito Nostalgie

Incollo ancora un ricordo di Vesna, con l'immagine che lei ha scelto per illustrarlo: anche se – come le ha insegnato il nonno – è scritto in un modo che basta leggerlo per sentire lo sciabordio contro la barca e il salso del mare, sotto un cielo scuro.



Di Vesnuccia (del 05/03/2004, in Ricordi)





Quello che piu' mi manca da quando sono a Torino è l'aria buona di mare d'inverno.
La cosa strana è che la nostalgia la sento molto piu' d'inverno che l'estate. D'estate sono abbituata a pensare il mare come una vacanza, anche se per 18 anni c'ho vissuto a stretto conttato, e percio' mi adeguo e mi faccio bastare il lago o le montagne.
D'inverno no. Mi sembra un diritto costituzionale che qualcuno mi ha levato, una cosa pari al diritto alla vita, Il diritto al aria buona di mare d'inverno.
Ho adiritura la nostalgia della bora che spazza via tutto, ti spinge per le strade, e ti "fa la barba".

Il profumo di tempesta è un profumo unico e inebriante, è come il preludio a un opera, ma molto piu' spetaccolare di qualsiasi cosa che noi umani possiamo mettere in scena.
La cosa che facevo sempre da piccola è uscire in barca dopo la tempesta (ho preso il brevetto molto prima della patente).
Non mi allontanavo tanto, andavo verso il nord a un oretta da Spalato nelle "kale" (rientranze sui scogli) che conoscevo io e mi mettevo a pescare le seppie.

Le seppie sono come le adolescenti, a loro piaciono le cosine sberlucicose.
Percio' piu che una pesca era butare la lenza con il piombino bello e tirarlo molto velocemente indietro. Loro molto incuriosite si apicicano al piombino e te li tiri fuori. Si, è da bastardi dentro prenderle cosi ma la vita è dura per tutti.
Ovviamente questa tecnica funge solo esclusivamente quando il cielo è ancora scuro e pesante e nei posti dove ci sono i fondali sabiosi.

Tornavo a casa dopo queste uscite con un sacco di seppioline che con anni ho imparatto anche a preparare in mille modi. E meno male che mi piacevano piu' pescare che mangiare.

baci nostagici
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  #10  
Vecchio 12-02-10, 00:59
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Predefinito Dei santi e navigatori

Il titolo di quest'altra pagina di Vesna, Dei santi e navigatori, può prestarsi a una doppia lettura: quel Dei, infatti, non è il plurale di Dio, ma della preposizione articolata del, che ricalca qui il complemento di argomento (de+ablativo) della lingua latina.

Ci ho fatto caso perché l'autrice, che ha dichiarato in un altro thread la sua estraneità alla cultura latina, ha scelto per intitolare la sua pagina la stessa formula che usavano Cesare o Seneca in quell'epoca remota, e questa elegante contaminazione mi ha strappato un sorriso.

Gli avambracci cui accenna nell'ultima riga li potete andare a vedere qui.



Di Vesnuccia (del 05/03/2007@, in Ricordi)

Leggendo [**] mi è venuto in mente di come ho scoperto l'esistenza dei Santi.
Era giugno del 80.
Io avevo 7 anni e qualche mese e con qualche giorno d'anticipo prima del intera classe ho terminato la mia 1° elementare.
Quel'estate stavo per passarla con mio padre sulla nave che si chiamava "Kitty Poor" come la figlia del armatore. Eravamo sotto bandiera liberiana e trasportavamo grano sfuso.

E' stata un estate molto piena, emozionante e illuminante. Credo che nella vita di ognuno di noi ci sia una specie di viaggio che ti apre gli occhi, per me è stato questo.

La ciurma era di una 30ina di persone e mio padre era 1° ufficiale di coperta. Al epoca c'era ancora una netta distinzione tra gente con i gradi e quella senza e c'era ancora il personaggio mitico che era capo ciurma che ormai non esiste piu e che faceva da tramite tra le due classi.
Mio padre pero al epoca era apena 30enne, era passato dal altro lato da poco e non si faceva tanti problemi.

La vita sulla nave era pacata. Durante la navigazione si lavorava sulla manutenzione della nave e in porto si lavorava sul carico e scarico. Tra una cosa e l'altra si faceva una partita a bocce da nave e si cantavano canzoni dalmate a capella la sera.

Pero' gia la seconda settimana della mia permanenza ce stato un cambiamento.
Il 1° ufficiale di macchina traficava con un bidone di ferro e cercava di plasmare un coperchio semplice in una peka (in foto qui sotto), una specie di coperchio bombato che serve per le cotture sul camino e che si ricopre di brace. La ciurma era eletrizata, si scherzava e rideva e toglieva la ruggine di meno.



Quella domenica era 13 Giugno e si festegiava qualcosa. Da quando mi sono svegliata ho avertito qualcosa di diverso. Mi sembrava Capodanno, gente che cantava, si divertiva, rideva e cucinava tutta insieme.

Il bidone del 1° macchine è stato tagliato a meta', rovesciato sul fianco e adesso aveva anche dei piedini. Dentro c'era un sacco di brace e si davano il cambio a girare un agnello sano. Il cuoco ha preparato il pane che stavano cuocendo sotto la peka.
Si beveva vino (anche se non tutti, che di guardia ci sono sempre 6 persone) e si cantava. Sulla nave eravamo in 12 tra Antonio, Toni, Ante e simili, me compresa e quel giorno mi spiegarono che per ogni giorno del anno si festeggia un santo e che quel giorno era il turno di San Antonio.

Non sapevo nulla di San Antonio, nessuno me lo spiego. Perche lo chiamarono santo tanto meno, per me era tutto un po' nebuloso, ma nella mia testolina real socialista mi sono detta che sicuramente fu una persona molto importante e buona visto che la sua festa era piu bella di quella che si faceva per il compleanno di Tito che cadeva il 25 maggio.

Fu una giornata memorabile per me a tal punto che mi ricordo anche di com'ero vestita.
Eravamo in piena navigazione nel Mediteraneo e stavamo andando verso Alessandria d'Egitto. Il sole era caldo e la giornata limpida e piena di musica. C'era una gioia palpabile, che si respirava e come quella poche volte lo avertita. E credo che da li parte la mia ossesione dei uomini con avambraci da marinaio, come se legassi quei avambraci con la serenita e gioia che mi trasmise quella giornata.

E forse avevo ragione, perche mio uomo con avambraci da marinaio adesso ce l'ho!

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